Quando si dice…avere naso!

Siete sicuri di sapere tutto sui nasi degli animali e sul loro olfatto?

Dire le bugie fa allungare il naso. Per la nasica (Nasalis larvatus ) non è una favola ma un fatto naturale.
Appena nata, questa scimmia ha un naso carino e all’insù. Crescendo, il suo naso si trasforma in un “cetriolone” lungo fino a 17,5 cm, che toglie al suo viso un po’ di grazia infantile.
Tuttavia, sembra che questo naso particolare lo renda attraente agli occhi delle femmine della sua specie, che invece mantengono un nasino meno sviluppato.
Ma questa piatta e carnosa protuberanza gli serve anche come arma di difesa contro gli aggressori: funge infatti da cassa di risonanza per le sue urla, che diventano così più nasali e minacciose. Oltre a urlare, la nasica per spaventare i nemici digrigna i denti e agita il suo pene eretto.

A volte essere “presi per il naso” può rivelarsi utile. Rudyard Kipling, scrittore inglese nato in India, ha immaginato la proboscide dell’elefante come un naso che è stato “tirato troppo”. Nel suo racconto “Il piccolo elefante”, infatti, tutti gli elefanti all’origine avevano un naso normale, fino a quando uno di loro, più curioso degli altri, venne letteralmente “preso per il naso” da un coccodrillo, che afferratolo con le sue ganasce cominciò a tirare. Ma il naso allungato si rivelò così utile da essere richiesto dagli altri elefanti.
La proboscide è in grado infatti di svolgere – anche nella realtà - diverse, utili funzioni: raccogliere il cibo e portarlo alla bocca, attingere l’acqua da bere o per irrorarsi nelle giornate calde. Può arrivare a pesare più di 100 kg e contiene oltre 15.000 muscoli, che gli permettono di muoversi in tutte le direzioni.

Essere “attapirato” significa sentirsi avvilito per qualche errore o gaffes. Il tapiro ha infatti un muso allungato, una specie di proboscide in miniatura, come quello che sembra venirci quando siamo un po’ demoralizzati.
Il tapiro (Tapirus terrestris) è parente del rinoceronte e del cavallo e trascorre le sue giornate in solitudine, nascosto tra i cespugli delle foreste del Brasile.
Di notte si aggira invece alla ricerca di cibo, sfruttando il suo olfatto estremamente sviluppato per individuare i germogli più appetitosi. Non di rado lo si trova intento a sguazzare nei fiumi, per rinfrescarsi o cercare cibo. Il naso allungato serve al tapiro anche per respirare sott’acqua.

Il coccodrillo gaviale (Gavialis gangeticus) si può trovare prevalentemente nei fiumi dell’India; per questo viene chiamato anche Gaviale del Gange.
All’estremità del naso i maschi adulti hanno un’appendice bulbosa chiamata “ghara”, che in lingua Hindi significa “vaso”. Questa struttura serve a produrre suoni e bolle, probabilmente per stupire e attrarre la femmina durante il corteggiamento.
Nonostante il gaviale sia dotato di una bella dentiera affilata, sembra che di fronte all’uomo si comporti in modo timido e indifeso.

Non si tratta di un tifoso inglese ma del mandrillo (Mandrillus sphinx) di cui si può dire di tutto tranne che sia monotono.
La prima cosa che balza all’occhio è il colore rosso acceso del suo naso, con rigonfiamenti laterali blu. Per completare il tutto, una bella barba giallastra. Oltre al naso, anche il sedere riprende i toni rosso-blu del volto. Sembra che la vivacità del suo aspetto serva per dimostrare alle femmine quanto sia virile. Queste, infatti. hanno un naso dal colore più smorzato.

Il pipistrello, l’unico mammifero volante, non può usare la vista per orientarsi nello spazio, in quanto è quasi completamente cieco.
Dal naso attraverso le narici vengono emessi degli ultrasuoni che si propagano nello spazio. Quando incontrano degli ostacoli gli ultrasuoni rimbalzano indietro e vengono captati – questa volta dalle orecchie – del pipistrello, che in questo modo riesce a individuarli.
Nella foto, un pipistrello della specie Rhinolophus hipposideros. Il suo caratteristico naso a forma di ferro di cavallo ha la funzione diamplificare gli ultrasuoni emessi dalle narici.

Anche la mata mata (Chelus fimbriatus), una specie di tartaruga diffusa in Sud america, sfrutta il suo organo olfattivo per respirare sott’acqua. Il suo naso è una protuberanza all’insù che usa come un boccaglio, in modo da poter continuare a respirare rimanendo immersa quasi completamente sott’acqua. Un po’ come quando al mare si nuota facendo snorkeling.
Il suo nome in lingua sud americana vuol dire “uccidi, uccidi”, probabilmente perché è una predatrice molto ghiotta di pesce.

Non è detto che solo chi ha un “grosso naso” possa essere un infallibile annusatore.Il maschio della falena pavonia minore (Eudia Pavonia) si piazza al primo posto nel Guinnes dei primati per il senso dell’odorato più acuto: riesce a sentire l’odore di una femmina vergine in un raggio di 11 km.
La femmina secerne una quantità minima di ferormoni, meno di 0,0001 mg, ma i recettori del maschio sono in grado di rivelarne anche una sola singola molecola.

Per il formichiere (Myrmecophaga tridactyla), assaltare formicai e termitai è uno scherzo da ragazzi: la sua arma letale è il lungo muso conico e la lingua lunghissima, che può misurare fino a un metro.
Prima individua il covo degli insetti aiutandosi con il suo prodigioso olfatto (40 volte più sviluppato di quello umano), poi lo rompe con gli artigli uncinati, infine scatena la sua lingua appiccicosa con la quale riesce a catturare fino a 300.000 insetti al giorno.

Il toporagno elefante (Elephantulus rufescens) deve il nome proprio al suo musetto lungo e estremamente flessibile, che ricorda la proboscide dell’elefante. Il naso è ricoperto da lunghe vibrisse tattili, cioè peli estremamente sensibili.
Vive nei terreni sassosi dell’Africa, corre rapidamente, ha ottimo olfatto, nonché ottima vista e udito. Saziarsi per il toporagno è un lavoro incessante: per sopravvivere deve ingerire una quantità di cibo pari al suo peso. Per questo non si ferma mai, armato del suo naso va a caccia di giorno e di notte.

Non è uno scherzo di natura, si tratta dell’ornitorinco: un mammifero australiano che fa della stranezza il suo tratto dominante.
Il suo nome in greco significa “naso d’uccello”; ha le zampe palmate come un’anatra, ma la pelliccia di un castoro; è mammifero, eppure depone le uova come un uccello.
Il suo naso-becco è dotato di speciali sensori che rilevano l’elettricità trasmessa dai corpi degli altri animali, e permettono quindi di localizzarli nell’acqua. Serve inoltre a scavare sul fondo dei fiumi, ad afferrare gamberetti e altri animali mentre nuota.

Dire le bugie fa allungare il naso. Per la nasica (Nasalis larvatus ) non è una favola ma un fatto naturale.
Appena nata, questa scimmia ha un naso carino e all’insù. Crescendo, il suo naso si trasforma in un “cetriolone” lungo fino a 17,5 cm, che toglie al suo viso un po’ di grazia infantile.
Tuttavia, sembra che questo naso particolare lo renda attraente agli occhi delle femmine della sua specie, che invece mantengono un nasino meno sviluppato.
Ma questa piatta e carnosa protuberanza gli serve anche come arma di difesa contro gli aggressori: funge infatti da cassa di risonanza per le sue urla, che diventano così più nasali e minacciose. Oltre a urlare, la nasica per spaventare i nemici digrigna i denti e agita il suo pene eretto.