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Come i gatti divennero amici dell'uomo

Tenevano alla larga i topi dalle granaglie, ricevendo in cambio cibo e coccole: nelle ossa di antichi felini cinesi trovate finalmente le prove della millenaria amicizia con gli esseri umani.

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Alcune delle ossa feline rinvenute nel villaggio agricolo cinese e un gatto selvatico africano, considerato all'origine dei moderni gatti domestici. Photo Pnas Early Edition 2013. |

Li frequentiamo, come genere umano, da circa 10 mila anni, ma i gatti non sono sempre stati gli adorabili pantofolai che conosciamo. All'origine della loro amicizia con l'uomo erano infallibili, e utilissimi cacciatori e aiutavano i nostri antenati a proteggere i raccolti dai roditori. Gli studiosi l'hanno sempre sospettato: ma ora ci sono le prime evidenze scientifiche della nascita di questo millenario rapporto.

 

Noi e i gatti

Sul numero 255 di Focus, in edicola fino al 19 gennaio 2014, John Bradshaw, uno dei più importanti studiosi di antrozoologia (interazioni uomo- animali), spiega come capire i gatti e comprendere i segnali che ci mandano.

Una storia d'amore e opportunismo
La storia della domesticazione dei gatti è ancora ricca di tasselli da completare. Dapprima si pensava che fossero stati addomesticati per la prima volta nell'Antico Egitto, dove si accudivano intorno a 4 mila anni fa, ma i più recenti studi scientifici, e la scoperta di un gatto sepolto con tutti gli onori accanto a un uomo 10 mila anni fa, a Cipro, fanno pensare che il rapporto tra uomini e felini sia molto più antico.

Le analisi sulle ossa di alcuni gatti vissuti 5300 anni fa nel villaggio cinese di Quanhucun dimostrano che i quadrupedi vivevano in prossimità dei contadini e intrattenevano con essi un rapporto di reciproco scambio di favori.

 

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Le 8 ossa - tra le quali anche una mandibola e un osso pelvico - si trovavano ammassate insieme a cocci di vasellame, utensili in pietra e ossa di alcuni animali in una parte del sito archeologico assimilabile a una grande e comune pattumiera. Segno che non necessariamente gli antichi felini cinesi, la cui razza non è al momento nota, erano trattati come animali domestici.

L'analisi al radiocarbonio e con altri isotopi delle ossa ha rivelato tuttavia che questi gatti, come altri animali del sito, mangiavano miglio e che i felini si nutrivano anche dei roditori che rubavano le granaglie. Il ritrovamento di tane di roditori - forse topi - in un anfratto usato come dispensa e la forma stessa dei contenitori utilizzati per stipare il grano (studiati in modo da impedire l'ingresso ai topi) dimostrano che questa popolazione aveva un problema con i roditori.

 

L'analisi della dentatura di uno dei gatti mostra che il felino era vecchio, aveva forse sei anni: un'età difficilmente raggiungibile per un gatto selvatico dell'epoca; altre analisi rivelano che uno degli esemplari mangiava meno topi e più miglio di quanto ci si aspettasse per un esemplare in libertà. Segno che forse erano gli uomini a nutrirlo.

Ulteriori studi dovranno accertare la natura del rapporto dei gatti con gli uomini di Quanhucun: è sempre possibile, ipotizzano i ricercatori, che una volta alimentati finissero nel menù dei contadini (si spiegherebbe così la presenza delle loro ossa in pattumiera).

Occorrerà procedere anche con l'individuazione della specie: la forma delle ossa e le dimensioni farebbero pensare al genere Felis, che include anche il gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica) considerato l'antenato dei moderni gatti domestici.

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23 dicembre 2013 | Elisabetta Intini