Quando i draghi dominavano l'Australia

Mentre in Europa, Asia e nelle Americhe i mammiferi prendevano il posto dei dinosauri, un'altra parte del mondo era ancora dominata dai rettili.

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| GUDKOV ANDREY / Shutterstock

I dinosauri si estinsero 65 milioni di anni fa, e il loro posto sul trono del pianeta venne rapidamente preso dai mammiferi, più piccoli e meno feroci, ma anche più numerosi, più scaltri, più resistenti e più adatti e adattabili alle nuove condizioni del pianeta. Questa, almeno, è la storia che conosciamo noi che abitiamo nell'emisfero settentrionale: in Europa, Asia e America la radiazione evolutiva (la diversificazione di nuove specie a partire da un progenitore comune) dei mammieri è stata rapidissima, e altrettanto rapidamente ha trasformato tutti gli ecosistemi coinvolti.

 

Negli ultimi vent'anni ha avuto molto credito la teoria secondo la quale anche in Australia le cose andarono allo stesso modo, ma un recente studio di un gruppo di paleontologi dell'università del Queensland (Australia), presentato al meeting annuale della Society of Vertebrate Paleontology (SVP), ha ribaltato quest'idea, svelando che i veri dominatori del continente australiano, almeno finché non sono arrivati i cambiamenti climatici e gli esseri umani a rovinare tutto, erano in realtà i rettili.

 

I giganti australi. E non rettili qualunque, ma super predatori, tra cui alcuni che sembrano usciti da un film di fantascienza: l'antenato del drago di Komodo, per esempio, quattro volte più grosso del suo parente attuale, e alcune specie di coccodrilli dalle zampe lunghe che vivevano sulla terraferma. Le scoperte sono il risultato di un'analisi incrociata da parte del team, che ha passato al vaglio le ricerche nell'ambito condotte negli ultimi 15 anni e le nuove scoperte, ottenendo un quadro molto diverso da quello che fino a oggi aveva il consenso: negli ultimi 25 milioni di anni, e fino a circa 100.000 anni fa, quando il loro numero cominciò a calare, i predatori in cima alla catena alimentare del continente australiano erano i rettili, e non i mammiferi come il Thylacoleo, il leone marsupiale che si credeva fosse il vero dominatore di quelle regioni.

 

Chi li ha fatti fuori? I colossi scomparvero nel giro di poche decine di migliaia di anni (gli ultimi sono spariti circa 40.000 anni fa), probabilmente a causa degli stessi cambiamenti climatici che portarono all'estinzione del resto della megafauna australiana (che comprendeva tra gli altri i marsupiali più grossi mai esistiti e un canguro alto tre metri). Incapaci di adattarsi al crollo delle temperature dovute all'intensificarsi dell'era glaciale, e all'arrivo dei primi aborigeni, i super-rettili (e i super-mammiferi) lasciarono così libere tutte le nicche ecologiche che avevano occupato fino a quel momento, e che - come avvenuto nel resto del mondo - vennero rapidamente riempite da mammiferi più piccoli ma più resistenti (la tigre e il diavolo della Tasmania sono i due esempi più noti).

 

È (anche) colpa nostra. La vera rottura dell'equilibrio, però, arrivo 4.000 anni fa circa, quando sulla scena si presentò, portato dagli esseri umani, il dingo: questo nuovo predatore si rivelò da subito letale per i piccoli marsupiali australiani, abituati a sfuggire a cacciatori più grossi, più lenti e più stupidi, e il cugino del cane riuscì anche nell'impresa di soppiantare (e portare all'estinzione) la tigre della Tasmania (il tilacino) e quasi anche il diavolo.

 

Poi arrivarono, portati dall'uomo, anche i gatti e le volpi rosse, responsabili, secondo l'autore dello studio, Gilbert Price, dell'estinzione di circa 30 specie di mammiferi australiani negli ultimi 200 anni, «il 50% del totale delle estinzioni di mammiferi per quel periodo, un completo disastro ecologico». La tendenza non si è ancora invertita, e, anzi, i cambiamenti climatici e l'antropizzazione del continente stanno accelerando l'estinzione di molte specie australiane, tanto che lo scorso marzo un rapporto della Wilderness Society ha indicato 40 specie (20 di uccelli, 20 di mammiferi) che rischiano di sparire nei prossimi anni, «ed è cominciato tutto con l'estinzione dei super-rettili», secondo Price, «ne stiamo pagando le conseguenze ancora oggi».

 

28 ottobre 2019 | Gabriele Ferrari