Professione suricato

Non timbreranno il cartellino ma anche i suricati, piccoli mammiferi africani, sono dei gran lavoratori. Baby sitter, insegnanti, ingegneri e perfino attori. Non ci credete? Guardate questa fotogallery.

In questo ritratto di famiglia è difficile distinguere una regina, eppure c’è. Anche i suricate infatti, piccoli mammiferi africani che vivono in aree semi desertiche, hanno la loro sovrana. E ottenere la “corona” non è semplice: le aspiranti lottano con le unghie e con i denti. Ma una volta vinto il titolo, la dominatrice regna incontrastata sul gruppo. È la prima a uscire dalla tana e decide il luogo di caccia. Detti gang o mob i gruppi sono formati dalla coppia dominante (o alfa), una schiera di figli - l’80% dei cuccioli sono figli della regina - e aiutanti vari, una ventina di individui in tutto. La vita sociale è molto importante: i gruppi sono affiatati, si aiutano a vicenda e stanno sempre insieme, inoltre tutti collaborano al bene della comunità.
E la regina è talmente impegnata che per i figli ha bisogno di alcune baby sitter, uno dei mestieri più importanti nel mondo dei suricati.

Quando la mamma non c’è ci sono le tate. Di solito le femmine senza figli si occupano dei pargoli della femmina alfa come se fossero loro. I compiti più importanti sono la cura, l’alimentazione e la sicurezza. E se un’aquila spunta all’orizzonte le bambinaie proteggiono i cuccioli a rischio della loro stessa vita (come si vede nel video qui sotto).
Ma non è solo della loro incolumità che si occupano, li fanno anche giocare. Il gioco è importante per questi curiosi e iperattivi animali, soprattutto da piccoli. La lotta libera sembra essere uno dei passatempi preferiti dei suricati. Quando poi sono stufi di darsele di santa ragione, senza farsi male ovviamente, ingaggiano gare di corsa.

Guarda il salvataggio di un piccolo da parte di una tata (tratto dal reality show Merkat Manor)

«Vedi quello scorpione? Adesso avvicinati piano. Prendilo con le zampe. Prima di mangiarlo togli il pungiglione per non ferirti la bocca».
Questa è una delle fondamentali lezioni, un po’ umanizzata si intende, del maestro suricato. Anche se non ci sono lavagne e quadernoni i piccoli devono imparare molte cose fondamentali per la loro sopravvivenza. L’ABC inizia da come mangiare le prede morte, poi vive ma inoffensive e poi come cacciare quelle più pericolose per esempio lo scorpione. La scuola è breve ma intensiva, dopo appena tre mesi di "corso" i giovani suricati possono procurarsi il cibo da soli. Questi animali non immagazzinando grasso corporeo (da adulti pesano appena 1 chilo), sono costretti a far andare spesso le mascelle. Il loro menù è variegato e prevede: scarafaggi, millepiedi, grilli, piccoli roditori, lucertole e poi frutta, uova e tuberi. E non per ultimi gli scorpioni, al cui veleno sono immuni. E per procurarsi il cibo organizzano vere battute di caccia.

Foto: © Sophie Lanfear

Non hanno bisogno di fucili e trappole. Ai suricati bastano unghie robuste, olfatto eccellente e scatto repentino. Partono in gruppetti compatti per perlustrare il territorio. Appena un cacciatore intercetta la preda si avventa su di essa. A niente serve per i malcapitati nascondersi sottoterra: i suricati individuano le prede grazie all’olfatto e poi iniziano a scavare freneticamente per acciuffarle, lasciando dietro di sé una nuvola di polvere. Questi animaletti vivono nei territori semi aridi del Sud Africa (nel deserto del Kalahari), dell’Angola, della Namibia e del Botswana. Grazie al colore del loro mantello riescono a mimetizzarsi bene nell’ambiente, sono alti circa 25-35 centimetri e la loro coda è molto lunga (15-20 centimetri) perché serve da terza gamba. Viene usata per mantenere l'equilibrio quando si mettono in piedi sulle zampe posteriori.

Fare impettito, piglio vigile, nervi tesi e riflessi pronti. La sentinella, senza divisa ma con una vista acuta capace di distinguere anche i colori, è un lavoro fondamentale all’interno delle gang. Le guardie durano circa un’ora e a turno tocca a tutti gli adulti. Il compito è scrutate l’orizzonte dall'alto, si arrampicano sugli alberi anche a 10 metri di altezza, mentre il resto del gruppo mangia (attività che avviene spesso durante la giornata).
Il termine del turno e l’allarme di pericolo sono dati con richiami sonori. Ma sono molto diversi uno dall’altro. I ricercatori hanno scoperto un vasto “vocabolario” di suoni, circa 20 diversi, ognuno con un significato. Se ad avvicinarsi è un aquila il segnale ha un suono diverso rispetto all'imminente attacco di un serpente.
Suoni diversi poi vengono emessi anche per differenti richieste: di aiuto, di cibo, per la segnalare la propria posizione, o per chiamare a raccolta i compagni. Ma anche per indicare soddisfazione e benessere, alcuni suoni sono usati durante il grooming (o spulciamento). Insomma il suricatese è una gran lingua!

Guarda una sentinella al lavoro e l'attacco di un'aquila, capace di vedere un suricato anche a 5 chilometri di distanza, in questo documentario della tv pubblica spagnola:

Quando una sentinella dà il segnale di "pericolo gang rivale in avvicinamento" succede di tutto. I guerrieri, capitanati dal maschio dominante vengono chiamati a raccolta come un vero esercito. Arruffano il pelo, si alzano sulle zampe per sembrare più grossi e pericolosi. Poi si schierano compatti di fronte ai nemici, che vogliono invadere il territorio, minacciandoli con grida. 
Questo comportamento è detto dagli studiosi mobbing (letteralmente “assalto frontale”, usato per la prima volta dall’etologo Konrad Lorenz negli anni 70) ed ha il fine di spaventare e allontanare gli intrusi senza arrivare allo scontro. Il termine è poi stato esteso a un certo tipo di comportamento umano molesto nei confronti di colleghi e familiari, che ha più o meno lo stesso scopo: isolare e allontanare uno o più individui.
Tra i suricati il mobbing spesso funziona e in molti casi i nemici sono costretti alla ritirata. Altre volte invece si arriva “alle zampe” e la lotta diventa sanguinosa, ferendosi con morsi e graffi.

Per saperne di più sulla guerra tra animali

L’organizzazione dei suricati non lascia niente al caso e la "costruzione" della tana è un lavoro con le sue regole. Grazie alle zampe anteriori dotate di robuste unghie, lunghe circa 2 centimetri, sono capaci di scavare cunicoli e gallerie che usano come vere e proprie camere da letto, dove dormono tutti insieme uno vicino all'altro. Come provetti ingegneri guidati solo dall’istinto, senza calcoli complicati, sanno che per avere una tana che non crolli devono scavare a una certa profondità (almeno 3 metri). E per sentirsi più sicuri devono dotarla di molti ingressi, anche 70. Fondamentali vie di fuga in caso di pericolo.
Separata dalla tana c'è poi la nursery, dove i neonati, ciechi e completamente dipendenti dalla mamma che li allatta, restano per qualche settimana. Non è raro inoltre trovare qualche coinquilino negli appartamenti dei suricati: manguste gialle e scoiattoli spesso approfittano dell’ospitalità. E i proprietari non fanno molte storie visto che hanno gusti diversi e non c’è competizione per il cibo.

Ma nonostante i comfort della tana e la protezione del gruppo, dopo un certo periodo i maschi della gang abbandonano gli agi della famiglia per andare a cercare fortuna altrove. Se non diventano maschi dominanti infatti, verso i tre anni di età si trasformano in Don Giovanni in cerca di avventure sentimentali. Attraversano diversi pericoli ma quando trovano una femmina disponibile il gioco è quasi fatto. Tra i suricati, infatti, il corteggiamento non prevede, come per molti altri animali, complicati rituali o estenuanti lusinghe amorose. Basta qualche scaramuccia tra rivali per dimostrare alla femmina di essere un partner forte e appetibile. E anche i preliminari sono scarni: solo un po’ di spulciamento a vicenda (grooming). Dopo l’accoppiamento poi quasi sempre i due si dividono e sarà la femmina, aiutata da maestri e baby sitter della gang, a occuparsi dei piccoli. Solo il maschio e la femmina alfa restano insieme per un periodo più lungo.

Scopri cosa combinano invece altri animali per conquistare un partner

Va bene che il lavoro nobilita anche il suricato, ma un po’ di relax tra un’ora di lezione e un turno di guardia è auspicabile. E questi mammiferi quando possono amano starsene in tranquillità a prendere un po’ di sole. Possono stare molto tempo ad "arrostirsi" sotto il sole perché la pelle della pancia è scura così come quella attorno agli occhi che, a guisa di occhiali da sole, li proteggono dal riverbero. Se la tintarella è uno dei loro passatempi preferiti non disdegnano nemmeno, quando il sole è a picco (nel deserto del Kalahari le temperature arrivano anche a 54°), sdraiarsi all’ombra a pancia in giù sul terreno per cercare un po’ di refrigerio. E tra una dormita e una tintarella c'è anche da spulciarsi un po': il grooming rinsalda i legami e serve per "lavarsi".
E chissà se poi quando la sentinella richiama all’ordine c’è qualcuno che fa finta di non sentire e se ne resta beato in panciolle…
Nella foto un suricato che si scalda con una lampada abbronzante.

L'attore è indubbiamente il lavoro più particolare del suricato. Questi animali infatti, negli ultimi tempi sono i protagonisti di un reality show - dal titolo Meerkat Manor - che va in onda su Discovery Channel (Animal Planet). Un modo originale per raccontare la vita quotidiana della famiglia Whisker, come è stata soprannominata la gang. Il vasto repertorio di comportamenti dei suricati ha indotto i produttori a sceglierli per l'innovativo progetto: un documentario sotto forma di reality show. E proprio come nel famoso format del Grande Fratello, anche qui le telecamere, messe in diverse parti, riprendono 24 ore su 24 i piccoli animaletti, facendo appassionare il pubblico alle loro vicende familiari.
Lo show piace molto al pubblico inglese ed il suo successo è a fin di bene. I guadagni serviranno per finanziare il Kalahari Meerkat Project, un progetto per la protezione e lo studio del comportamento dei suricati.
Nella foto: il fotografo documentarista inglese Simon King durante le riprese di un film sui suricate. Guarda anche il video

Sono stati protagonisti anche di una pubblicità di un'azienda di telecomunicazioni straniera. Titolo: Sleeping!

Famiglia. Herpestidae, parenti delle manguste.
Nome. Suricato e Meerkat che in africaans - lingua di origine olandese parlata in Sud Africa dai boeri - significa gatto da lago, ma non si sa quale sia l’origine di questo nome.
Residenza. Sud Africa (deserto del Kalahari), Angola, Namibia e Botswana
Habitat. Aree desertiche e semiaride.
Dimensioni: Minuti. Alti tra i 25 e i 35 centimetri e pesano circa 1 chilogrammo. La coda è lunga tra i 15 e i 20 centimetri. Le femmine sono più grandi dei maschi.
Stato civile. Vita di gruppo oppure single in cerca di avventure.
Professione. Baby sitter, insegnanti, ingeneri, guerrieri, cacciatori e attori.
Segni particolari. Hanno occhiali da sole incorporati. La pelle scura intorno agli occhi evita il riverbero del sole. Orecchie a “scatto” che si chiudono quando scavano per evitare la polvere.
Stato. Non sono a rischio estinzione.
Vita media. 10 anni in natura, 13 anni in cattività.
Carattere. Molto docile e curioso anche con gli esseri umani

Timon è estroverso, egocentrico e curioso. Pumbaa invece è timido, goffo e impacciato. Sembra uscita direttamente dal cartone animato Disney Il Re Leone questa coppia di amici ospite di un giardino zoologico di Dunhampton, nel Worcestershire, Inghilterra. Come i protagonisti del film d'animazione i due, un suricato e un maialino nano (anche se il Pumbaa del cartone animato è in realtà un facocero), sono inseparabili, essendo nati a poche settimane di distanza e praticamente cresciuti insieme. I suricati (Suricata suricatta), originari di alcune porzioni dell'Africa come Sud Africa, Botswana, Zimbabwe e Mozambico, sono animali particolarmente socievoli e vivono in gruppi plurifamigliari che possono contare anche 30 esemplari.
Non perderti la gallery dedicata ai suricati
Giochi tra cuccioli, una carrellata di foto tenerissime

"Tutto tranquillo, possiamo uscire!" questi attentissimi suricati (Suricata suricatta) ospiti del Taronga Zoo di Dubbo, in Australia, non riescono proprio a rilassarsi e si guardano sempre le spalle. Nelle savane e nelle pianure africane, infatti, il pericolo di finire tra le grinfie di un’aquila è all’ordine del giorno e per salvare la pelle organizzano turni di veglia serrati. Quando il gruppo si allontana dalla tana per cacciare, una sentinella scruta i dintorni pronta ad avvisare i compagni in caso di pericolo. Una bella responsabilità che prima o poi tocca a tutti: il "cambio della guardia" è annunciato con un particolare vocalizzo. Ma la sentinella non è l'unico mestiere di questo animale: scopri tutti i lavori del suricato in questa foto e videogallery

[E. I.]

Quando deve allontanarsi dalla tana, mamma suricati (Suricata suricatta) sa di poter contare su un efficiente servizio di baby-sitting.
Le femmine del gruppo non ancora in “età da marito” si offrono volentieri di badare ai suoi cuccioli - come questi due fotografati mentre giocano nel Deserto del Kalahari, nell’Africa meridionale - mentre lei si concede qualche ora di libertà. Tempo prezioso che la madre sfrutta per nutrirsi con “piatti” succulenti a base di insetti, millepiedi e rettili. Così, rifocillata come si deve, produrrà latte più a lungo e potrà sfamare i piccoli fino al termine dello svezzamento, che avviene circa 2 mesi dopo la nascita.

Una carrellata di cuccioli giocherelloni

Mamme premurose con figli…bestiali

[E. I.]

Abbiamo sempre pensato che gli uomini fossero gli unici animali capaci di educare la prole: in realtà la pratica dell’insegnamento è diffusa nel mondo animale come dimostra anche uno studio sui cercopitechi (Suricata suricatta).
Questi mammiferi, che vivono nelle regioni aride dell’Africa meridionale, in gruppi che arrivano anche a una quarantina di elementi, mostrano un’affinata pratica educativa: i più anziani si occupano di uccidere o neutralizzare le prede più pericolose (addirittura togliendo il pungiglione degli scorpioni) prima di darle in pasto ai piccoli.
Si tratta di un processo graduale, per cui i cuccioli più inesperti maneggiano solo prede morte, poi, quando avranno acquisito qualche abilità, potranno misurarsi con quelle ferite e infine vive.

Per tradizione, baciarsi sotto il vischio a Capodanno è di buon auspicio: sembra saperlo anche questa coppia di suricati (Suricata suricatta) che l'annusano nello zoo di Londra. Anticamente il vischio era considerato pianta sacra, anche per le proprietà terapeutiche attribuitegli, come quella di rendere inoffensivi i veleni. La leggenda del bacio invece arriva dalla Scandinavia, dove il vischio era la pianta di Frigga, dea dell'amore: le lacrime che Frigga versò per la morte del figlio si trasformarono a contatto con la pianta nelle bianche perle del vischio. In seguito a ciò, il figlio si rianimò e, per la felicità, lei baciò chiunque passasse vicino alla pianta salvatrice. Attenzione però: messo a terra, il vischio perderebbe i suoi poteri. Per questo è tradizionalmente appeso alle porte.

In questo ritratto di famiglia è difficile distinguere una regina, eppure c’è. Anche i suricate infatti, piccoli mammiferi africani che vivono in aree semi desertiche, hanno la loro sovrana. E ottenere la “corona” non è semplice: le aspiranti lottano con le unghie e con i denti. Ma una volta vinto il titolo, la dominatrice regna incontrastata sul gruppo. È la prima a uscire dalla tana e decide il luogo di caccia. Detti gang o mob i gruppi sono formati dalla coppia dominante (o alfa), una schiera di figli - l’80% dei cuccioli sono figli della regina - e aiutanti vari, una ventina di individui in tutto. La vita sociale è molto importante: i gruppi sono affiatati, si aiutano a vicenda e stanno sempre insieme, inoltre tutti collaborano al bene della comunità.
E la regina è talmente impegnata che per i figli ha bisogno di alcune baby sitter, uno dei mestieri più importanti nel mondo dei suricati.