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La paura dei serpenti è innata? Non del tutto...

La paura che alcuni hanno nei confronti dei serpenti, chiamata ofidiofobia, è in parte atavica e in parte acquisita fin da piccoli.

Ofidiofobia è una parola complicata che si può riassumere in un più comodo "paura dei serpenti". È una delle tante fobie che affliggono noi esseri umani, e quando si parla di terrore nei confronti di certi animali è ai primissimi posti per diffusione: in America, per esempio, ne soffre circa il 22% della popolazione, contro il 13% di chi ha paura dei cani - solo la "paura dei ragni", l'aracnofobia, fa di meglio (si fa per dire) col 30% di persone che afferma di soffrirne.

Da cosa deriva la repulsione verso questi animali, e che effetti ha sul nostro atteggiamento nei loro confronti? Prova a rispondere uno studio pubblicato su Anthrozoös, che spiega come l'ofidiofobia negli esseri umani sia frutto di un bias (ossia una valutazione condizionata da un pregiudizio) subconscio che non è innato, ma ci viene insegnato fin da quando siamo bambini.

Per studiare il rapporto tra umani e serpenti, il team della North Carolina State University ha utilizzato un test che è stato inventato nel 1998 e che permette di identificare le associazioni mentali che il nostro cervello fa inconsciamente quando pensa a certi oggetti. Il test si chiama implicit-association test (IAT) e viene molto usato quando si tratta di investigare gli stereotipi che popolano il nostro cervello - solitamente relativi ad altri gruppi umani.

Serpenti o uccelli. In questo caso il metodo è stato applicato al rapporto uomo-animale; un campione di 175 persone, sia giovani sia adulte, sono state "interrogate", per stabilire quale sia la loro reazione di fronte a due gruppi animali che di solito stanno ai lati opposti dello spettro di sopportazione: i serpenti, appunto, e dall'altra parte gli uccelli canori.

Il test si basa sul presupposto che certe associazioni mentali siano già presenti nella nostra testa, e ci mettano quindi di meno a manifestarsi. I partecipanti hanno dovuto svolgere il più rapidamente possibile una serie di compiti: per esempio, associare le parole "serpente" e "uccello" (o le foto di serpenti e uccelli) ad aggettivi tipo "buono" o "cattivo". Si è scoperto che il tempo necessario ad accoppiare gli uccelli con parole positive è inferiore a quello che serve per farlo per i serpenti, e al contrario che ci si mette di meno ad associare "serpente" a "cattivo" rispetto a "uccello".

Saperlo è utile. È solo un esempio delle domande del test, alla fine del quale i ricercatori hanno calcolato che nei confronti dei serpenti c'è un forte pregiudizio negativo.

Non solo: negli adulti è più negativo di quanto lo sia nei bambini, a dimostrazione che una parte del pregiudizio verso i serpenti è acquisito (per esempio imparato dai genitori), e che colpisce diversamente a seconda del sesso, della generazione a cui si appartiene e persino all'etnia. Differenze a parte, comunque, il risultato del test è chiaro: abbiamo pregiudizi subconsci contro i serpenti. Saperlo è il primo passo per superarli.

3 novembre 2021 Gabriele Ferrari
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