Animali

Il pesce che concima il suo giardino con la cacca dei gamberetti

Nel mare del Belize, in America Centrale, è stato scoperto un pesce che alleva gamberetti e usa i loro escrementi per coltivare il suo giardino di alghe. 

La domesticazione è una delle nostre invenzioni più importanti perché ha contribuito in maniera decisiva all'evoluzione della nostra specie e della nostra cultura. Eppure non siamo gli unici animali al mondo che hanno imparato ad allevare altre specie e a sfruttarle per i propri scopi: per esempio, ci sono molti insetti (tra cui parecchie specie di formiche e termiti) che coltivano funghi come fonte di cibo. Ora un nuovo studio pubblicato su Nature racconta quello che potrebbe essere il primo esempio in natura di vertebrato non umano che ha addomesticato un'altra specie: si tratta di un pesce, la castagnola pinna lunga, che si fa aiutare da un minuscolo crostaceo a fertilizzare i suoi "giardini di alghe", offrendogli in cambio protezione dai predatori.

Giù le pinne dalle mie alghe! La castagnola pinna lunga (Stegastes diencaeus) è un pesce che vive in tutto l'Atlantico occidentale – oltre che in parecchi acquari in giro per il mondo – e che è considerato un flagello per le barriere coralline; si nutre infatti di alghe che crescono sul fondale, e se ha bisogno di spazio dove farle crescere non si fa problemi a uccidere i coralli e a rimuoverli per far posto al loro raccolto.

Questo pesce passa quindi la sua vita nei pressi del suo "campo": le alghe che vi crescono sono la sua unica dieta, e l'animale lo difende dai predatori, anche quelli molto più grossi di lui come i pesci pappagallo, al costo della vita. Il gruppo di ricerca guidato da Rohan Brooker della Deakin University, che ha studiato diversi esemplari di castagnole nelle acque al largo del Belize, ha però notato che la castagnola pinna lunga sopporta senza battere ciglio la presenza nel suo giardino di una particolare specie, il miside Mysidium integrum, un minuscolo crostaceo: perché lui sì e il resto della fauna locale no?

La risposta sta nella cacca: ai misidi in questione viene permesso di vagare liberamente per il giardino di alghe perché i loro escrementi contribuiscono alla fertilizzazione del raccolto; in cambio, le castagnole li proteggono dai predatori. La loro non è un'associazione casuale: il team ha scoperto che i misidi sono attratti dall'odore delle castagnole e le vanno attivamente a cercare mentre "cercano casa", e a loro volta le castagnole proteggono solo i misidi che vivono nei pressi del loro giardino.

che bel giardino! Anche i risultati della joint venture sono molto evidenti: più misidi ci sono in un giardino, più ricco è il raccolto.

Secondo gli autori dello studio, è una scoperta affascinante perché «è un processo molto simile alla serie di eventi che crediamo abbiano condotto alla domesticazione da parte nostra di specie come galline, gatti, cani e maiali».

23 dicembre 2020 Gabriele Ferrari
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