Persino le aquile hanno problemi con le tariffe del roaming

Agli ornitologi che monitoravano la migrazione delle aquile è arrivata una bolletta del telefono astronomica: colpa del roaming per gli sms dei localizzatori e del lungo volo dei rapaci fino all'Iran.

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Libertà (a caro prezzo). | Shutterstock

Chi vola spesso può incorrere più facilmente nelle batoste in bolletta del roaming, e gli uccelli non sono da meno: se ne sono accorti, a loro spese, alcuni ornitologi russi impegnati nel monitoraggio di 13 aquile delle steppe (Aquila nipalensis) equipaggiate con localizzatori GPS che inviavano sms quattro volte al giorno, per comunicare le coordinate degli animali.

 

Spesso questi rapaci, che vivono nelle steppe del Caucaso e svernano in Africa trascorrono l'estate in Kazakistan, in aree con scarsa copertura telefonica. Non è un problema: quando i pennuti tornano raggiungibili, gli sms con le loro coordinate arrivano ai ricercatori tutti in una volta.

 

Dove osano le aquile. Certo non immaginavano, gli scienziati del Russian Raptor Research and Conservation Network, che una delle aquile - Min - potesse spingersi fino a luoghi in cui le tariffe del roaming per le compagnie telefoniche russe risultano stellari. Il pennuto, che il team monitora dal 2018, ha volato sul Kazakistan per cinque mesi, per poi ricomparire, ad ottobre, nientemeno che... in Iran. Non appena raggiunta un'area coperta dalla rete mobile, il suo trasmettitore ha inviato centinaia di sms, l'equivalente di cinque mesi di arretrati, al costo di 77 centesimi ciascuno: cinque volte la tariffa tipica degli operatori russi.

 

Aquile e tariffe telefoniche
Il tracciato di volo dei 13 esemplari monitorati. In inverno, le aquile delle steppe si spingono fino all'Africa orientale e meridionale. | RRRCN

Un salasso. Con la sua ricomparsa, l'aquila ha prosciugato l'intero budget del progetto, già messo a dura prova dalle scorribande di altre sue compari (una faceva avanti indietro tra Uzbekistan e Turkmenistan, un'altra spediva sms con tariffe stellari da Tajikistan e Pakistan). Dopo che la vicenda è diventata virale, i ricercatori sono riusciti a raccogliere 5 mila dollari con il crowdfunding, per finanziare il progetto anche nel 2020. La compagnia telefonica a cui il team si affidava si è offerta di rimborsare alcuni mesi di bolletta, mentre altri hanno offerto schede SIM gratuite. Curiosamente, o forse no, nessun operatore si era mostrato così generoso prima che la ricerca partisse.

 

Ne vale la pena. In ogni caso, alle aquile delle steppe serve tutto il supporto possibile: i rapaci, che nel 2015 sono stati iscritti nella categoria "minacciata" della Lista IUCN, sono presenti in natura in un numero tra i 50 mila e i 75 mila esemplari adulti. La loro sopravvivenza è messa a rischio dalla caccia, dall'espansione dell'agricoltura, dall'avanzamento dei parchi eolici e delle linee elettriche.

 

12 novembre 2019 | Elisabetta Intini