Animali

Perché alcuni animali diventano cannibali?

Nutrirsi dei propri simili è una strategia rischiosa sotto molti aspetti. Che cosa spinge gli esemplari di alcune specie a trasformarsi in cannibali?

Dai protozoi alle api, dalle mantidi agli scorpioni, dai criceti ai dinosauri. Gli animali cannibali per consuetudine o necessità sono parecchi, ma allo stesso tempo meno di quanti ci si potrebbe aspettare. La ragione è chiara: nutrirsi di altri membri del proprio clan è un po' una scommessa.

Se ci si misura con un esemplare alla pari si rischia di finire vittime delle proprie stesse armi (artigli, veleni) o peggio di contrarre patogeni che attaccano nello specifico la propria specie: se si è evitata un'infezione si finisce col prenderla addentando un consimile. Diventare cannibali è poi spesso un comportamento sfavorevole in termini evolutivi, quando a sparire per fame è un esemplare che reca i propri stessi geni. Come mai allora, tanti animali ricorrono a questa strategia?

Controllo demografico. Perché certe condizioni ambientali sfavorevoli, a partire dalla fame, valgono comunque il rischio. E - anche, come spiegato in un articolo su Science - per una ragione meno ovvia, che ha a che fare con la regolazione del numero di esemplari di una popolazione.

In una revisione sul tema pubblicata sulla rivista scientifica Ecology, Jay Rosenheim, entomologo dell'Università della California a Davis, ha trovato che due ormoni in particolare (l'octopamina negli invertebrati e l'epinefrina nei vertebrati) sono collegati a un aumento degli episodi di cannibalismo nel mondo animale. Quando un habitat diviene sovraffollato e il cibo scarseggia, la quantità di questi ormoni aumenta e gli animali ormai rabbiosi per la fame attaccano qualunque cosa cammini (o salti o strisci), persino se appartiene alla propria specie.

Come i cattivi dei fumetti. Talvolta queste condizioni ambientali "difficili" trasformano gli animali in supercannibali, alterandone persino i connotati. Quando uno stagno è affollato di larve, certi giovani esemplari di salamandra tigre (Ambystoma tigrinum) cambiano aspetto, e da girini si trasformano in grosse larve con mascelle spalancate piene di pseudozanne. Qualcosa del genere avviene negli acari, in alcuni pesci e persino negli innocui moscerini della frutta, le cui larve cannibali presentano il 20% di denti in più nell'apparato boccale rispetto alle prede.

In altri casi avviene l'opposto, cioè ci si fa robusti per non finire nelle fauci dei propri simili. È quello che succede al rospo delle canne (Rhinella marina) le cui larve, se ci sono cannibali in agguato, accelerano lo sviluppo fino a divenire più grosse e meno vulnerabili. Così evitano di essere mangiate.

Equilibrio ristabilito. Comunque vada, dai comportamenti cannibali in natura deriva spesso una popolazione meno numerosa e più sana, che può di nuovo sopravvivere delle risorse disponibili.

In un certo senso, se lo priviamo delle interpretazioni etiche negative legate ai comportamenti cannibali tra umani, il cannibalismo in natura ha una funzione positiva, di regolazione degli equilibri.

26 luglio 2022 Elisabetta Intini
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