Per un pugno di dollari, si salva la biodiversità

Una cifra ridotta, solo un millesimo del Pil di tutti i Paesi del mondo, potrebbe bastare per salvare il patrimonio naturale

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Per un pugno di dollari, si salva la biodiversità
Una cifra ridotta, solo un millesimo del Pil di tutti i Paesi del mondo, potrebbe bastare per salvare il patrimonio naturale
Un angolo della foresta tropicale di Henderson Island, un'isola del gruppo delle Pitcairn, nell'oceano Pacifico.
Un angolo della foresta tropicale di Henderson Island, un'isola del gruppo delle Pitcairn, nell'oceano Pacifico.
28 miliardi di dollari, vale a dire circa un millesimo del prodotto interno lordo di tutti i Paesi del mondo. È una somma relativamente ridotta, ma potrebbe essere sufficiente per salvare dall'estinzione definitiva il 70 per cento della diversità biologica, o biodiversità, vale a dire per salvaguardare, oltre alle singole specie animali e vegetali, la capacità di ogni sistema naturale di conservare un certo numero di varianti. Bisognerebbe investirla in progetti di protezione della natura in 25 aree a rischio, ha dichiarato Edward O. Wilson, docente di Scienze naturali all'università di Harward (Usa) nel corso di un intervento tenutosi durante le giornate di studio organizzate dal Centro internazionale ricerche Pio Manzù a Rimini.
Culle svuotate. Gli ecosistemi nei quali vive un ampia gamma di organismi sono più robusti e riescono a sopportare meglio le perturbazioni climatiche e i danni provocati dall'uomo. Purtroppo stanno diventando una rarità.
Il ritmo attuale di distruzione della biodiversità, ha dichiarato Wilson, è di oltre cento volte superiore a quello del periodo precedente all'avvento dell'uomo sulla Terra. In più si stanno riducendo sempre di più le zone “culla”, nelle quali c'è un continuo ricambio e nascita di specie. Un esempio sono le foreste tropicali, che nonostante rappresentino circa il 6 per cento della superficie del pianeta ospitano oltre l'80 per cento di tutte le specie viventi. L'investimento proposto andrà ripartito in modo da difendere il patrimonio naturale da una serie di guasti che Wilson riassume con l'acronimo hippo, ovvero habitat, invasive (specie esotiche che invadono un nuovo ambiente), pollution (inquinamento), population (popolazione) overuse (sovrasfruttamento delle risorse). L'intervento aiuterà, oltre alla natura, anche l'uomo: 500 milioni di persone vivono in aree limitrofe alle foreste tropicali, e dipendono da esse per la loro soravvivenza. Il resto dell'umanità invece, nelle aree di biodiversità trova nuove soluzioni in campo medico e agronomico.

(Notizia aggiornata al 21 ottobre 2002)

21 Ottobre 2002