Oltre cento nuove specie animali scoperte nel 2016 nel Mekong

Il ritrovamento di molte specie animali lungo il fiume Mekong, uno dei più ricchi dell’Asia, non deve far dimenticare l’estinzione di centinaia di altre.

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La lucertola coccodrillo del Vietnam (Shinisaurus crocodilurus vietnamensis).|Thomas Ziegler

Ogni volta che una spedizione di zoologi si reca in una zona tropicale, trova decine e decine di specie nuove per la scienza. In particolare sono gli animali a sorprendere. Se non è facile scoprire nuovi uccelli (che sono colorati e visibili), non è impossibile catturare e descrivere nuovi rettili o anfibi, o addirittura specie mai viste prima di mammiferi.

 

È quello che è successo quando gli zoologi hanno vistato nel 2016 il bacino del fiume Mê Kông, in Asia orientale. Il fiume, lungo più di 2.700 chilometri, attraversa Cina, Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam, e racchiude ancora zone quasi inesplorate, assieme a regioni profondamente modificate dall’uomo.

 

Gli studiosi hanno così scoperto ben 115 nuove specie di vertebrati, e così tanti nuovi insetti da non poterli contare.

 

La nuova talpa trovata nel bacino del Meking, la Euroscaptor orlovi. | Alexei Abramov

Talpa nasona. Tra gli animali più curiosi e interessanti ci sono una specie di pipistrello del genere Rhinolophus (lo stesso dei pipistrelli ferro di cavallo europei), due nuove talpe del genere Euroscaptor (E. orlovi e E. kuznetsovi), una sottospecie della lucertola coccodrillo (Shinisaurus crocodilus vietnamensis) e una testuggine acquatica che si nutre preferibilmente di chiocciole (Malayemys isan). Le talpe sono caratterizzate soprattutto dal lungo naso, con cui percepiscono la presenza delle prede sottoterra. La testuggine è stata trovata non nel suo ambiente, ma in un mercato alimentare a Udon Thani, in Thailandia.

 

Vite in pericolo. La scoperta di nuove specie, e quindi l’aumento della conoscenza della biodiversità della zona, non devono però fare dimenticare che il fiume Mekong è sì uno dei più ricchi di specie dell’Asia, ma anche uno dei più minacciati.

Nuove strade, dighe (ne sono in progetto più di 20), miniere e progetti forestali stanno minacciando non solo la sopravvivenza delle specie animali ma anche quella dell’intero ecosistema fluviale, e quindi delle popolazioni sulle sponde.

 

Mercato vivo. Un’altra minaccia viene, come dimostra la scoperta della testuggine, dalla cattura degli animali per commercio alimentare. Ovviamente i cacciatori non sono attenti alla rarità o meno delle specie e, come il fenomeno del bushmeat in Africa (animali delle foreste uccisi per soddisfare la fame dei boscaioli o dei minatori), qualsiasi animale va bene per sfamare le popolazioni. L’unica soluzione, secondo gli zoologi, è aumentare le zone protette e l’attività delle guardie che impediscono la cattura delle specie più in pericolo.

 

22 Dicembre 2017 | Marco Ferrari