Non è mio, ma lo curo: ecco perché i maschi animali accudiscono anche i figli altrui

La disponibilità ad occuparsi della prole altrui è strettamente legata alle abitudini sessuali della partner e alla quantità di energie necessaria ad accudire i piccoli.

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Un pulcino di cuculo, sulla sinistra, nutrito da un passeriforme. In questo caso l'inganno non è all'interno della coppia, ma tra specie e specie: le femmine di cuculo depongono le loro uova all'interno dei nidi di altri uccelli, per non doversi sobbarcare la cura dei figli. Foto © Stephen Dalton/Minden Pictures/Corbis |

Da un punto di vista evolutivo è un fenomeno inspiegabile, eppure sono molte le specie animali in cui il maschio si occupa della prole della femmina, anche se questa prole non porta il suo DNA. Cornuti e mazziati? Non proprio. Uno studio congiunto della Lund University (Svezia) e dell'Università di Oxford (Regno Unito) fa luce su questo strano comportamento che sembra confliggere con le più elementari regole della selezione naturale: a rigor di logica, un maschio dovrebbe essere maggiormente interessato a crescere eredi che portino il suo stesso patrimonio genetico.

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I ricercatori hanno condotto una meta-analisi su 62 studi relativi alle cure genitoriali osservate in 48 specie animali, tra mammiferi, uccelli, insetti e pesci. È emerso che comportamenti promiscui da parte della femmina (intesi come rapporti con più partner) riducono l'investimento dei maschi nelle cure parentali del 12%.

Nonostante gli atteggiamenti verso la prole varino molto di specie in specie, insomma, i maschi dimostrano di essere più bendisposti ad accettare i figli di un rivale se il rischio di ritrovarsi con le "corna" è generalmente basso, oppure, quando la cura dei piccoli non toglie energie preziose per il loro futuro successo riproduttivo.

«Questi sono calcoli complessi che i maschi delle varie specie, dagli scarabei scavatori agli uomini, compiono» spiega Charlie Cornwallis, ricercatore del Dipartimento di Biologia della Lund University. Calcoli dei costi e dei benefici che la cura parentale comporta: nel nido, o nella tana, potrebbero esserci anche i propri figli, ma se la partner cambia maschio a ogni chiaro di luna allora anche la disponibilità a curare la prole da parte di "lui" viene meno. Insomma, cornuti sì, mazziati no, grazie. Nelle specie in cui l'investimento nella cura dei piccoli è minimo, invece, non ci si aspetta che la disponibilità dei maschi di fronte all'infedeltà della partner muti.

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26 marzo 2013 | Elisabetta Intini