Animali

Nella terra della tigre: il ritorno della regina

Con il Wwf in India siamo andati sulle tracce della tigre. Tra cervi a pallini e bovidi giganti, macchie di bambù e alberi maestosi.

Le giungle dell'India sono rimaste la sua casa, nonostante nell'ultimo secolo abbia visto ridursi di moltissimo il suo territorio, qui e nel resto dell'Asia. La tigre – l'animale nazionale dell'India – continua ad abitare alcune aree forestali del Paese. L'ultimo censimento (del 2018) ne ha contate 2.967, mentre si stima che ce ne siano in tutta l'Asia tra le 3.726 e le 5.578. 

Nell'anno della tigre per lo zodiaco cinese, il 2022, siamo andati sulle tracce del più grande felide del mondo proprio in India, con la guida del Wwf. Su Focus 362 ora in edicola trovate il reportage sulla tigre, all'interno di un grande speciale realizzato con il Wwf: è dedicato agli animali da salvare, partendo dalla tigre in Asia e viaggiando tra i continenti e tra le specie a rischio, dall'orso polare al bisonte europeo, per capire quali sono le minacce e le azioni di tutela supportate dal Wwf. E il documentario qui sopra mostra alcuni momenti del viaggio e lo straordinario incontro con le tigri.

Dossier Focus 362
Alla tigre, regina delle giungle indiane, è dedicata parte del dossier presente nel numero di Focus attualmente in edicola. Realizzato con il Wwf, lo speciale è l’occasione per parlare di varie specie sotto attacco, come l’orso polare a cui la crisi climatica sta togliendo il ghiaccio sotto le zampe, il bisonte europeo, il leopardo delle nevi arroccato sulle vette asiatiche, l’elefante africano di foresta, la balenottera comune nel traffico del Mediterraneo. © Focus

Loro poche migliaia, noi 47 milioni. L'India ha creato ad oggi oltre cinquanta riserve della tigre. Sono sorte a partire dal 1973, l'anno di lancio del "Project Tiger": un programma di conservazione (varato dopo l'introduzione del divieto di caccia, attività in precedenza praticata dai nobili indiani così come dai cacciatori inglesi) mirato a proteggere dall'estinzione la tigre del Bengala, la sottospecie presente nel subcontinente indiano. E il Wwf, in India come negli altri Paesi dell'Asia, lavora su diversi fronti per favorire il recupero della tigre: dallo stimolo ad azioni pubbliche, piani governativi e accordi internazonali al sostegno ai ranger e al lavoro inclusivo con le comunità locali, per promuovere la coesistenza uomo-tigre soprattutto nelle aree dove la popolazione di questi felidi è aumentata.

Un punto fondamentale, quest'ultimo, considerando che 47 milioni di persone vivono nei territori dove è presente la tigre. «Per questo uno degli obiettivi futuri è lo sviluppo di corridoi, fasce di collegamento tra aree protette che devono essere il meno antropizzate possibile, per permettere lo spostamento delle tigri e favorire l'espansione in nuovi territori, ma anche la mescolanza delle popolazioni evitandone l'isolamento», spiega Nadia Cappai, veterinaria del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e collaboratrice Wwf Travel e Biosfera Itinerari. 

Un piccolo di tigre
Un piccolo di tigre, nella riserva di Tadoba-Andhari. © Paolo Marinelli/Biosfera Itinerari

Dalla caccia alla protezione. Insieme con il Wwf, abbiamo visitato due delle riserve della tigre indiane. La prima è quella di Kanha, nello Stato Indiano del Madhya Pradesh: una delle primissime riserve della tigre a essere istituite, nel 1973, e parco nazionale già dal 1955.

Una foresta di sal (Shorea robusta), albero nativo del subcontinente indiano, con un sottobosco denso, rotta da piane erbose e corsi d'acqua. Se qui come altrove una volta si praticava la caccia (tra il 1947 e il 1951 il Maharajkumar di Vizianagram uccise 30 tigri nell'area), oggi l'area è una meta di ecoturismo che ospita 43 specie di mammiferi e oltre 300 specie di uccelli. E ha visto il successo di diversi progetti di conservazione. Per la tigre, ma non solo. «Questo è l'unico punto dove si può trovare una sottospecie di barasinga, il cervo di palude: la sottospecie Rucervus duvaucelii branderi, detta anche "barasinga dei suoli duri" perché si è adattata alle condizioni di terreno più secco e solido dell'India centrale.

Il nome viene dalle parole hindi bārah-singgā che significa "12 punte", e fa riferimento alle molte punte del palco dei maschi», dice Nadia Cappai. Questo cervo, di cui erano rimaste poche decine di individui, oggi è ben presente soprattutto attorno alle zone umide, dove crescono le piante acquatiche di cui si nutre. I prati di Kanha ospitano però anche altri cervidi, che sono le principali prede della tigre: i chital, i cervi pomellati dal caratteristico manto a pallini. «Anche qui il nome viene dalla parola hindi cital, che significa a macchie», dice Cappai. Nella riserva ce ne sono oltre 30mila. A questi si aggiunge una terza specie di cervo, il grande sambar indiano. E la presenza di diverse prede supporta non solo la tigre, ma diversi altri predatori, dallo sciacallo indiano al leopardo.

chital, cervi pomellati
Un gruppo di chital, cervi pomellati, nella riserva della tigre di Kanha. © Paolo Marinelli/Biosfera Itinerari

L'albero "coccodrillo". Chital, sambar, leopardi e naturalmente tigri si ritrovano anche nella riserva della tigre di Tadoba-Andhari, nata nel 1993 dall'unione del Parco Nazionale di Tadoba (creato nel 1955) e dell'Andhari Wildlife Sanctuary. Oltre al bambù che domina il paesaggio troviamo alberi di teak (Tectona grandis), specie nota per il suo legno resistente, e di Terminalia elliptica, detto "albero dalla corteccia a coccodrillo" per l'aspetto della sua corteccia che ricorda la pelle dei rettili: sotto quella scorza, all'interno, racchiude acqua, una riserva preziosa in estate per le popolazioni che vivono nelle foreste.

Nella riserva si possono incrociare i cuon (detti anche cani rossi), canidi che vivono in grandi gruppi e condividono il territorio con tigri e leopardi, e i giganteschi gaur. «Sono i più grandi bovidi: i maschi, che arrivano a oltre 1.500 kg, sono molto più grandi delle femmine e hanno una muscolatura possente.

Mangiano molte foglie, sono bovidi adattati alle foreste fitte», conclude Nadia Cappai. Per arrivare agli animali più piccoli: come le farfalle, di cui a Tadoba si contano oltre 70 specie.  

22 novembre 2022 Giovanna Camardo
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