Animali

Le mosche contribuivano più delle api alla riproduzione delle piante

Il fossile di questa mosca vissuta milioni di anni fa rivela che già allora le mosche diffondevano i pollini favorendo la riproduzione delle piante.

Cosa mangiavano le mosche cinquanta milioni di anni fa? La risposta NON vi sorprenderà, perché non è particolarmente originale: mangiavano più o meno quello che mangiano oggi. Quello che è sorprendente è come facciamo a saperlo, e perché siamo qui a parlarne proprio ora: è merito di un gruppo di ricerca della Senckenberg – Leibniz Institution for Biodiversity and Earth System Research di Francoforte che, in collaborazione con l'università di Vienna, ha descritto una nuova specie di mosca fossile in uno studio pubblicato su Current Biology.

A stomaco pieno. La particolarità di questo esemplare? La conservazione del suo corpo, una fossilizzazione talmente perfetta che nel suo stomaco sono state trovate tracce della sua alimentazione: un "fiero pasto" che è stato identificato e descritto con precisione, e che ci fornisce informazioni non solo su cosa mangiasse questo animale, ma anche sul suo ruolo ecologico nel mondo preistorico.

L'esemplare fossile è stato ritrovato dalle parti di Francoforte, nel pozzo di Messel, una ex cava ormai in disuso che è diventata nel 1995 patrimonio UNESCO: il motivo è la straordinaria quantità di fossili che vi si ritrovano fin dai primi del Novecento, e che risalgono all'Eocene, circa 50 milioni di anni fa, quando nell'area si trovavano una serie di laghi circondati da fitte foreste. La mosca in questione, in particolare, ha 47,5 milioni di anni, e appartiene a una specie nuova e non ancora descritta, Hirmoneura messelense; nel corso del processo di identificazione, il team guidato da Sonja Weidmann ha notato che l'animale aveva la pancia insolitamente gonfia, e ha provato ad analizzarla da più vicino.

I pollini. Quello che gli scienziati hanno scoperto è una grande quantità (relativamente alle dimensioni dell'animale, poco più di un centimetro) di pollini, appartenenti a diverse specie di piante – la sua "ultima cena", come è stata descritta.

Lo studio dei resti del pasto della mosca ha rivelato che i pollini in questione appartengono a piante di diverse famiglie: ci sono parenti delle olive, della vite americana e dello zapote (una pianta tropicale che produce frutti molto dolci). Sono tutte specie che si possono associare a un ambiente specifico, e trovarle tutte nello stesso stomaco ci dice, per esempio, che questa mosca evitava di fare voli troppo lunghi per cercare il cibo, e limitava il suo areale ai laghi di Messel e ai loro paraggi.

Una sopresa. C'è un altro particolare ancora più interessante: la scoperta di pollini nello stomaco di una mosca ci dice che già 50 milioni di anni fa questi insetti contribuivano alla loro diffusione, e avevano quindi un ruolo ecologico importante nella riproduzione delle piante – secondo gli autori dello studio, forse anche più importante di quello delle api.

22 marzo 2021 Gabriele Ferrari
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