Animali

La melma policefala non è animale né pianta, ma ricorda dov'è il cibo

Non è un animale, non una pianta o un fungo; è priva di nervi e cervello. Eppure, la melma policefala sembra ricordare dove ha trovato il cibo.

Non è né un animale, né una pianta, né un fungo, e non ha un sistema nervoso, eppure il Physarum polycephalum, o melma policefala, se preferite il suo nome comune, è un organismo intelligente. O meglio, che mostra segni di comportamenti analoghi a quelli di altre creature considerate superiori: la capacità di attraversare un labirinto per arrivare al cibo, per esempio, e persino di risolvere un dilemma informatico, il famoso problema del commesso viaggiatore.
 
Altra capacità. Ora un nuovo studio pubblicato su PNAS dimostra che la melma policefala ha anche un'altra capacità straordinaria, soprattutto considerando che parliamo di un protista senza cervello: si ricorda dove ha trovato il cibo, così da poterci tornare senza fatica.

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Gli archei (Archaea) sono microrganismi elementari le cui cellule sono senza nucleo (procarioti): nel cosmo dei micorganismi, sono i più antichi. Scoperti alla fine degli anni '70, sono stati trovati in tutti gli habitat. Le relazioni di parentela (filogenesi) ed evolutiva tra procarioti (archei e batteri) ed eucarioti, i due domini in cui sono suddivisi gli organismi viventi, non sono tutt'oggi chiare: recenti studi ipotizzano che gli archei siano all'origine della nascita delle cellule eucariote, il dominio della vita che include gli organismi dotati di nucleo, ossia gli unicellulari (protisti) e i multicellulari (le piante, i funghi, gli animali e quindi noi stessi). Vedi Earth Microbiome Project. © Focus.it / img. WikiMedia

Come detto, la melma policefala appartiene al regno dei protisti, che, per dirla semplice, è un gruppo che contiene tutti quegli esseri viventi che non si possono classificare come animali, piante o funghi. Physarium polycephalum, in particolare, venne inizialmente scambiato proprio per un fungo, con il quale condivide alcune caratteristiche: cresce in ambienti umidi e ombreggiati, per esempio, e nella fase del suo ciclo vitale che si chiama plasmodio assomiglia effettivamente a una "coperta" fungina.

La riorganizzazione. Nella fase di plasmodio, la melma policefala ha la forma di una complessa rete di tubicini connessi tra loro, che possono coprire svariati metri quadrati di superficie; stringendo e allargando diverse sezioni dei tubi, la melma riesce a far circolare nutrienti e altre sostanze per tutto il suo corpo, e può cambiare forma e persino spostarsi. Il team del Max Planck Institute che ha condotto la ricerca ha studiato che cosa succede dentro il plasmodio quando trova del cibo, e in che modo la presenza di nutrienti ne influenza la riorganizzazione strutturale.

Quello che Mirna Kramar e Karen Alim hanno scoperto è che, quando un "braccio" della melma mandato in esplorazione incontra del cibo, l'organismo rilascia una sostanza chimica che ammorbidisce il tubo circostante, che può così espandersi e facilitare il flusso di nutrienti. Non solo: questa stessa sostanza segnala al resto del corpo dove si trova il cibo, e "istruisce" i tubi che si trovano in zona a mantenere la nuova forma.

Senza confronti. Quando invece Physarum trova una zona priva di elementi di interesse, la sostanza non viene prodotta, e il "braccio" viene ritirato e reintegrato nel resto dell'organismo. Secondo le autrici dello studio, questo significa che la melma policefala prende decisioni influenzate dai suoi ricordi: non è corretto fare paralleli diretti con il modo in cui funziona il nostro cervello e l'influenza della memoria sulle nostre azioni, ma secondo le autrici dello studio la loro scoperta «indica che esistono dei principi universali che regolano il comportamento», persino attraverso i regni.

16 marzo 2021 Gabriele Ferrari
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