Animali

Ecco le prove: il megalodonte fu il cacciatore più formidabile della storia dei nostri oceani

Abbiamo ricostruito in 3D il megalodonte, lo squalo più grosso mai vissuto sulla Terra, e abbiamo scoperto che poteva mangiare qualsiasi cosa (anche prede di 8 metri di lunghezza).

Aveva i denti grossi come una mano umana ed era lungo quasi 20 metri, più del doppio dei più grandi tra i suoi parenti attuali: parliamo di Otodus megalodon, meglio conosciuto come megalodonte, lo squalo più grosso che sia mai vissuto sulla Terra. Estintosi circa 3 milioni di anni fa e descritto per la prima volta nell'800, il megalodonte è ancora oggi un (relativo) mistero: di lui si conservano principalmente i denti, e sono pochissimi gli esemplari abbastanza completi da darci informazioni sul suo intero corpo.

Ora un team dell'Università di Zurigo ha pubblicato su Science Advances uno studio che ci aiuta a colmare questo buco: grazie a un fossile particolarmente ben conservato, i ricercatori hanno realizzato la prima ricostruzione 3D completa di un megalodonte, e scoperto qualcosa di più sulle sue abitudini alimentari.

Dai denti allo squalo. Il fossile utilizzato per la ricostruzione non è una scoperta recente: è stato scavato addirittura negli anni Sessanta dell'800, in Belgio, e da allora risiede nella collezione del Royal Belgian Institute of Natural Sciences. Che cos'ha di così speciale? La colonna vertebrale, o almeno una parte consistente della stessa. Questo non capita spesso con gli squali, che hanno un scheletro cartilagineo e non osseo, e quindi più facilmente soggetto a degradazione: molto raramente riesce a fossilizzarsi, ed è il motivo per cui quasi tutto quello che sappiamo sul megalodonte l'abbiamo imparato dai suoi denti, che al contrario si fossilizzano con facilità.

La presenza di un pezzo importante di scheletro ha permesso di usare il fossile di megalodonte come base per la ricostruzione in 3D dell'intero animale, morto 18 milioni di anni fa negli oceani del Belgio all'età di 46 anni. Sopra allo scheletro la simulazione ha "innestato" anche la carne, e calcolato così una serie di statistiche e parametri relativi all'animale.

Il predatore di predatori. Stando al modello, il megalodonte del Belgio era lungo 16 metri e pesava più di 60 tonnellate; nuotava a una velocità di 1,4 metri al secondo, consumava quasi 100.000 calorie al giorno e il suo stomaco aveva un volume di 10.000 litri. Messi insieme, questi numeri ci rivelano qualcosa anche sulle abitudini, e soprattutto sulle possibilità, alimentari dello squalo. Che era in grado, secondo gli autori, di inghiottire intera una preda lunga fino a metà del suo corpo, quindi 8 metri: per capirci, è la lunghezza di un'orca adulta, che negli oceani attuali non ha veri predatori.

Sempre secondo lo studio, non stiamo parlando di una possibilità puramente teorica: il megalodonte si nutriva davvero degli altri predatori oceanici, tutti più piccoli di lui, il che lo rendeva un "predatore di predatori", al livello più alto della rete trofica. Quando riusciva a mangiare un pasto abbondante, poi, questo squalo poteva andare avanti anche per due mesi senza avere bisogno di altro cibo, il che suggerisce che nuotasse per tutti gli oceani e fosse quindi un predatore transoceanico. La sua scomparsa, secondo gli autori, aiutò tra l'altro il successo dei grandi cetacei, "liberi" dalla pressione predatoria del cacciatore più formidabile della storia dei nostri oceani.

30 agosto 2022 Gabriele Ferrari
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