Focus

L'invasione delle cubomeduse nell'Adriatico

Si chiama Carybdea marsupialis, è molta piccola, trasparente, ha quattro lunghi tentacoli e si sposta velocemente. Durante la notte, attratta dalle luci delle città, si sposta verso riva. Meglio evitare bagni di mare, soprattutto quelli notturni: la sua puntura è dolorosa, anche se per fortuna l'effetto dura poco.

3-npl_18.00152098-copia2
La Carybdea marsupialis è attratta dalla luce e si avvicina alla costa durante la notte. | Contrasto

​C'è qualche motivo di allarme fra i bagnanti delle coste dell'Adriatico per l'invasione di piccole meduse molto urticanti: sono le caribdee, dette anche cubomeduse.

 

La Carybdea marsupialis si riconosce facilmente: molto piccola, trasparente, con l’ombrello cubico che misura dai 4 ai 5 cm circa, dotata di quattro tentacoli lunghi una decina di centimetri. Nuota in modo vigoroso e si sposta facilmente. Come la Pelagia, più comune nel Tirreno, è mediterranea e tra le meduse più urticanti dei nostri mari.

 

La notte no... Appartiene al gruppo dei cubozoi, lo stesso delle vespe di mare (Chironex fleckeri), ossia le meduse killer delle coste dell’Australia, che hanno un veleno mortale, ma per fortuna non è altrettanto pericolosa: le punture della cubomedusa sono dolorose ma, per quanto intensi, gli effetti sono di breve durata.

 

Se ci sono cubomeduse, meglio evitare i bagni notturni.

 

Attenti alle meduse! |

«Le caribdee sono velocissime e attivissime, sfrecciano veloci e sono una meraviglia. Solo che pungono! Se ci sono è meglio non andare in acqua, soprattutto di notte. Perché sono attirate dalle luci della costa e vengono verso riva», consiglia Ferdinado Boero, biologo marino dell'Università del Salento e di CNR-ISMAR, che per primo ha avvistato la Carybdea marsupialis nell'Adriatico, nel 1989, e che da anni, con la campagna di cityzen science Occhio alla medusa! monitora e studia l'invasione di meduse sulle coste italiane.

 

Treni e meduse. La cubomedusa è sempre più presente lungo le coste dell'Adriatico, soprattutto nelle aree del centro-nord (Abruzzo, Marche, Romagna e Veneto) «La grande muraglia adriatica è diventata la "casetta" della carybdea. Il motivo è questo: è stata costruita la ferrovia lungo il litorale, poi l’erosione ha cominciato a minacciare la ferrovia stessa. Così sono stati costruite centinaia di chilometri di difese costiere e il litorale sabbioso è diventato roccioso. La carybdea ha uno stadio che vive attaccato alle rocce, il polipo (da non confondere col polpo). Prima non c’erano substrati adeguati, adesso ci sono. E se ci sono i polipi poi ci sono le meduse», spiega Boero.

 

30 giugno 2016 | Fabrizia Sacchetti