Che cosa fare quando si viene punti da una medusa?

L’argomento ritorna ogni estate e i consigli e le soluzioni “fai da te” ormai si sprecano. Che cosa fare e che cosa non fare in caso di contatto con una medusa urticante? Due nuovi studi sfatano alcuni miti e suggeriscono i rimedi più efficaci.

pescemedusa
Le meduse non ci "pungono". Siamo noi che ci scontriamo con i loro tentacoli. Nella foto, un pesciolino intrappolato dentro una medusa.|@timsamuelphoto

Partiamo dal principio: una medusa urticante non ci punge. Sia perché non ha un vero pungiglione, sia perché le meduse non attaccano: siamo noi che gli andiamo incontro. 

 

I tentacoli delle meduse contengono le cnidocisti, piccoli organi urticanti che contengono il veleno per difendersi dai predatori e per paralizzare una potenziale preda. Gli cnidociti si appoggiano alla nostra pelle e rilasciano il loro veleno che può essere più o meno urticante per l'uomo.

 

Immediatamente avvertiamo un forte dolore, la pelle si arrossa e sopraggiunge un bruciore intenso. Cosa fare a quel punto? I ricercatori della University of Hawaii hanno pubblicato uno studio sulla rivista Toxins che sfata alcuni miti in proposito e propone alcuni rimedi per attenuare il dolore e superare il fastidioso inconveniente balneare.

Che cosa fare quando si è punti da una medusa. La prima cosa è uscire dall’acqua, mantenere la calma e rivolgersi a una persona in grado di aiutarci. Poi occorre lavare la parte colpita con acqua di mare:  «È preferibile lavarsi con acqua di mare e non con acqua dolce perché questa può favorire la scarica del veleno delle cnidocisti. L’acqua di mare, invece, è fondamentale per pulire la pelle da parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e per diluire la tossina non ancora penetrata» consiglia Mario Aricò, dermatologo presso l’Università di Palermo e primario della divisione di dermatologia all’ospedale Giaccone di Palermo.

 

L'aceto funziona? Dipende. Se dovesse essere disponibile - spiegano i ricercatori hawaiani - è bene inumidire prima l’area colpita con l’aceto. che si è dimostrato in grado di “spegnere” le cellule che si sono appiccicate alla nostra pelle, soprattutto nel caso di puntura di Alatina alata, una cubomedusa diffusa nell'oceano Pacifico. Così facendo non provocheranno altri danni se, durante il successivo lavaggio, le sposteremo su altre zone dell’epidermide.

 

L'aceto è meno efficace con le punture delle meduse presenti lungo le coste italiane tranne nel caso della Caravella portoghese (Physalia phisalis) che non è propriamente una medusa ma che è molto urticante e che per fortuna non si incontra di frequente: secondo una ricerca pubblicata sempre su Toxin, in caso di puntura di una Physalia può essere utile inumidire la parte con aceto.

 

In seguito i filamenti dei tentacoli che si fossero attaccati alla pelle vanno rimossi con una pinzetta e, infine, è bene tenere al caldo la parte danneggiata.

Che cosa non fare.  Premere la pelle e raschiare via le cellule tramite una tessera rigida, come quella sanitaria, provocherebbe solo un maggiore rilascio di veleno a causa della pressione esercitata. Applicare del ghiaccio fa sì che il liquido si conservi ancora più a lungo ed è consigliabile non sfregare la zona dolorante con la sabbia: le cellule ancora attaccate al nostro corpo reagirebbero rilasciando una maggiore quantità di veleno.

 

Il poster delle meduse (clicca sull'immagine per ingrandirla). A questo indirizzo puoi scaricare la versione PDF, più grande.

I rimedi fai da te quali applicare sulla parte una pietra (o acqua) calda, lavare con ammoniaca o alcool, non solo sono inutili, ma possono anche peggiorare la situazione. Il calore di una pietra o della sabbia non servono assolutamente perché per annullare le tossine bisognerebbe raggiungere 40-50 gradi. Nemmeno l'ammoniaca serve: non sono disattivanti della tossina delle meduse e potrebbero ulteriormente infiammare la parte colpita.

 

e l’urina? Una volta per tutte: no, non funziona. Nel migliore dei casi le urine agiscono come una soluzione neutra che, al pari dell’acqua, spargerebbe le cellule urticanti su un’area più grande. In più l’urina non ha sempre la stessa composizione. In base a vari fattori, per primo l’alimentazione, potrebbe contenere composti capaci di scatenare una reazione più aggressiva delle cellule della medusa.

 

DI COSA È FATTO IL LIQUIDO URTICANTE DELLE MEDUSE? Il liquido urticante delle meduse è composto da una miscela di tre proteine: una con effetto paralizzante, una con effetto infiammatorio e una neurotossica. «Non ci sono antidoti specifici per questi veleni - spiega Ferdinando Boero, biologo marino dell’Università del Salento - che tuttavia sono termolabili, cioè si degradano ad alte temperature».

 

Uno dei rimedi più efficaci, che si può trovare nelle farmacie, è un gel astringente al cloruro di alluminio: blocca la diffusione delle tossine e lenisce la sensazione di prurito.

 

QUAL È LA MEDICAZIONE DA FARE? Non sono prodotti facili da trovare in commercio, ma si può far preparare dal farmacista indicando una concentrazione che va dal 3 al 5%». L’ideale è una concentrazione al 5%. 

Gli spray lenitivi a base di acqua di mare e sostanze astringenti naturali funzionano altrettanto bene. Creme al cortisone o contenenti antistaminico, invece, sono inutili perché entrano in azione solo dopo 30 minuti dall’applicazione e cioè quando il massimo della reazione è esaurita naturalmente.

17 Giugno 2017 | Gianluca Liva