Vale per tutti i mammiferi: le femmine vivono più a lungo

A determinare, nei mammiferi, la più alta mortalità maschile rispetto alle femmine è il modo in cui i maschi di molte specie spendono le loro risorse energetiche.

Bighorn
Un esemplare di bighorn. | Harry Collins Photography / Shutterstock

È almeno dal 1700, cioè da quando sono stati istituiti i primi registri anagrafici, che sappiamo che le femmine della nostra specie vivono mediamente più a lungo dei maschi: a parità di condizioni, una donna ha un'aspettativa di vita dell'8% superiore a quella di un uomo, e su 10 persone che raggiungono i 110 anni di età 9 sono femmine. Abbiamo sempre sospettato che lo stesso valesse per gli altri mammiferi, e ora, grazie a uno studio dell'università di Lione, abbiamo la conferma: le femmine sono mediamente più longeve dei maschi, e non di poco.

 

La carica delle 101. Lo studio ha analizzato un totale di 101 specie di mammiferi, confrontando le aspettative di vita dei due sessi. Si è così scoperto che nel 60% delle specie analizzate le femmine vivono più a lungo dei maschi, e anche più di quanto valga per gli esseri umani: la media è di un'aspettativa di vita femminile superiore del 18% rispetto a quella maschile. Questo non significa che le femmine muoiano di meno invecchiando: il rischio di mortalità con l'avanzare dell'età è pari a quello dei maschi, ma, semplicemente, ci sono molte più femmine che arrivano in età avanzata rispetto ai maschi.

 

La dura vita del mammifero maschio. Le spiegazioni per questa discrepanza possono essere molte, ma di certo non hanno a che fare con fattori esterni: anzi, dove le risorse sono abbondanti maschi e femmine hanno un'aspettativa di vita molto simile. A determinare la più alta mortalità maschile è invece il modo in cui molti maschi spendono le loro risorse energetiche: la selezione sessuale, in particolare, crea maschi perfetti per convincere una femmina ad accoppiarsi, ma più vulnerabili – pensate, per esempio, a tutti quegli ungulati che si fanno crescere corna enormi e scomodissime.

26 marzo 2020 | Gabriele Ferrari