Madagascar: la culla della biodiversità

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Difficile da confondere con altri rettili, il camaleonte si riconosce per alcune caratteristiche fondamentali, come gli occhi indipendenti, capaci di una visione a 360°, la lingua estensibile e appiccicosa per prese perfette e, infine, la pelle che cambia colore mimetizzandosi all'ambiente circostante.
Il camaleonte di Parson (Calumma parsonii), nella foto, è una delle specie più grandi con i suoi 60 centimetri di lunghezza: il maschio si distingue per i colori sgargianti che vanno dal verde al turchese, con macchie gialle e arancioni. Delle 100 specie di questo animale, 50 vivono nella foresta del Madagascar.

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Durante un safari in Madagascar potreste imbattervi in uno di questi lemuri Sifaka (genere Propithecus), impegnato nella sua caratteristica “danza”. Quando scendono dagli alberi, dove trascorrono la maggior parte del tempo, questi primati camminano sugli arti inferiori seguendo una curiosa andatura laterale a saltelli e utilizzano le zampe anteriori come bilancieri, per non perdere l’equilibrio. Uno spettacolo molto divertente, ma anche molto raro: tutte le specie appartenenti a questo genere sono infatti in pericolo d’estinzione. Il termine malgascio sifaka è una parola onomatopeica che si riferisce al verso che questi animali emettono per dare l’allarme in caso di pericolo, qualcosa di simile a: “shee-fa-ka”.
Per scoprire a che cosa si riferisce il termine lemure clicca qui.
Scopri alcune delle numerose specie di animali che vivono nel Madagascar.

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Ha due mesi di vita, è più piccolo di una mano e pesa meno di un telefono cellulare. Bilbo, un piccolo lemure del bamboo (Hapalemur griseus) abbandonato alla nascita dalla madre, è stato adottato da una ragazza che lavora allo zoo di Stoccolma. Da allora i due sono inseparabili: l’animale vive con la sua famiglia adottiva in un piccolo appartamento fuori città e si è perfettamente adattato agli orari dei suoi coinquilini. Bilbo è uno dei soli 25 lemuri al mondo tenuti in cattività. Allo stato selvaggio, questi animali popolano le foreste del Madagascar, dove si nutrono esclusivamente di bamboo.
Scopri un altro piccolo lemure del Madagascar.

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L'unica volta in cui mettono fuori la testa dalle calde acque tropicali è quando depongono le uova (le femmine) o quando nascono (maschi e femmine, ovviamente). Le tartarughe verdi (Chelonia mydas) passano il resto della loro lunga vita (arrivano infatti anche a cento anni) nuotando nel Pacifico, nell'Oceano Indiano, nell'Atlantico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo. Il nome è loro attribuito per il colore verdognolo della carne che pare sia anche molto prelibata: questo particolare le ha rese oggetto di una caccia piuttosto spietata, trasformandole in una specie a rischio di estinzione. Questa femmina lascia la spiaggia a nord del Madagascar dopo aver deposto le uova: la stessa spiaggia in cui è nata e su cui erano già approdate mamma e nonna.

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Il sifaka (Propithecus diadema diadema) appartiene solo a una delle oltre 30 specie di lemuri che popolano il Madagascar e che rischiano l’estinzione a causa della deforestazione che ha distrutto il 90 per cento delle foreste di quest’isola, che i geologi ritengono si sia staccata dal continente africano molto tempo fa. Il nome “lemure” si riferisce agli spettri dei morti che tornano a tormentare i vivi: questi animali se lo sono guadagnati a causa dei grandi occhi con cui scrutano il mondo, anche se in realtà sono più loro ad aver paura dello spettro che li affligge sempre più, l'uomo.

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Il Madagascar, ribattezzato "l'ottavo continente" per la ricchezza delle specie che lo abitano, non finisce di stupire, rivelando nuovi segreti. Un'equipe di biologi ha infatti scoperto due nuove specie di lemure. Le due nuove creature hanno la dimensione di un topo (come il Microcebus lehilahytsara nella foto) e di uno scoiattolo e erano state ancora identificate per due motivi: sono tutti animali notturni, difficili da osservare, e sono molto simili a specie già note. Grazie all'analisi del Dna è stato possibile notarne la diversità.
I lemuri fanno parte dell'ordine dei primati: discendono direttamente da un comune antenato di uomo e scimmia, ma si sono evoluti in maniera molto diversa. Ora rischiano l'estinzione: ora si contano 49 specie, ma molte di più sono scomparse con l'arrivo dell'uomo nel Madagascar 1500 anni fa. Foto: © Robert Zingg.

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Ci sta tutto sulla punta di un dito, questo camaleonte nano (Brookesia therezieni) che vive nel Madagascar e che è probabilmente il rettile più piccolo del mondo con la sua lunghezza che va dai 2 ai 10 centimetri. Tra gli animali che battono record di piccolezza, va ricordato il più piccolo anfibio conosciuto, l'Eleutherodactylus limbatus, che nella massima maturazione è lungo da 8,5 a 12 millimetri.
Il titolo di lucertola più piccola del mondo va infine, a pari merito, alla Sphaerodactylus parthenopion e alla Sphaerodactylus ariasiae, che non superano mediamente i 16 millimetri di lunghezza.

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Ad agosto milioni di persone si spargono lungo le coste italiane per spaparanzarsi al sole. La stessa passione ce l'hanno - tutto l'anno - i lemuri catta (Lemur catta) che abitano nell'isola di Madagascar.
Diversamente dagli altri lemuri, il catta conduce una vita diurna e, al sorgere dei primi raggi del sole, esce dalla tana arborea per raggiungere i rami più sottoposti alla luce. A volte espone la pancia, altre il dorso.
La comunicazione tra questi primati avviene con versi simili a miagolii, ma non solo: nelle contese gerarchiche per stabilire chi è il maschio più importante, per esempio, sono fondamentali le emissioni odorose prodotte da ghiandole poste vicino alla coda.
Un linguaggio come un altro

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L'aye aye (Daubentonia madagascariensis) è un lemure dall'aspetto alquanto singolare che vive solo in Madagascar, nelle foreste nord-orientali dell'isola, dove sono raggruppati gli ultimi esemplari di una specie ormai quasi scomparsa. A causare la sua estinzione sono state la deforestazione del suo habitat naturale da parte dell'uomo, ma anche alcune leggende infauste che lo riguardano. Secondo gli abitanti del Madagascar, infatti, l'aye aye, scimmia notturna e solitaria, porterebbe con sé presagi di morte, diventando così oggetto di una caccia irrazionale. Il piccolo della foto è il primo a essere nato in cattività nello zoo di Bristol, il secondo al mondo.

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L'ordine dei lepidotteri, altrimenti noti come farfalle, è uno dei più vasti della classe degli Insetti: vi si contano 100.000 specie diffuse in tutto il mondo, dal livello del mare fino a quote molto elevate, anche se la rappresentanza maggiore è nelle regioni tropicali, umide e ricche di vegetazione. La farfalla della foto (Antherina suraka), per esempio, vive nella zona tropicale del Madagascar.
Il disegno e la colorazione delle ali delle farfalle sono spesso scritti nel loro patrimonio genetico, ma a volte possono essere influenzati da particolari condizioni ambientali e mutare così livrea a ogni cambio di stagione; comportamento questo, definito polimorfismo stagionale.

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Questa femmina di lemure (Lemur catta), con a bordo i suoi gemelli di appena un mese di vita, è attratta dall'obiettivo della macchina fotografica, all'interno dello zoo di Buenos Aires. Questo animale vive nelle foreste del Madagascar in gruppi di una ventina di esemplari al massimo, dominati dalle femmine. I piccoli sono raccolti in "asili" dove vengono curati, fatti giocare e protetti dai giovani maschi che nella stagione dell'accoppiamento non si fanno scrupoli a eliminarli per accoppiarsi con le loro madri.
Per altri simpatici e curiosi baby a bordo, clicca qui.

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Nella stagione secca i Baobab (gen. Adansonia) sono privi di foglie, ma questo fotografato nel Liwonde National Park, in Malawi, ha i rami adorni di una chioma preziosa. Il fotografo francese Arnaud Germain è riuscito a fotografare le scie luminose delle stelle disegnate intorno all'albero con una foto a lunga esposizione, un progetto che aveva in mente da 4 anni. Prima di realizzare lo scatto perfetto, Germain ha dovuto aspettare una notte senza una Luna visibile, trovare un angolo al riparo dai parassiti e, soprattutto, l'albero giusto. In effetti i Baobab si distinguono per imponenza: il loro tronco può raggiungere un diametro di 7 metri e contenere fino a 120 mila litri d'acqua - una scorta per i periodi di siccità che queste piante immagazzinano nel fusto.

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Ancora oggi le strisce della zebra sono uno dei più inspiegabili misteri della natura. A cosa servono? Di quale vantaggio evolutivo hanno goduto gli animali che le avevano? Le risposte degli zoologi a questi interrogativi sono molte e diverse.
Secondo alcuni le strisce sono una forma di mimetismo per difendersi dai predatori: quando un branco di zebre fugge compatto, gli assalitori non sarebbero in grado di distinguere i singoli individui ma solo una massa rigata dai contorni indefiniti.(Zebre, leoni e altre meraviglie africane: vieni a scoprirle)
Altre teorie ipotizzano che l'alternanza di bianco e nero possa regolare l'assorbimento della luce del sole e quindi la temperatura del corpo, o che le strisce servano come "carta d'identità" per i singoli individui.(Non solo Zebre: alla scoperta del Madagascar)
Ma la teoria più innovativa è stata formulata nel 2009 da Jeffry Waage, un entomologo inglese, secondo il quale le strisce delle zebre sarebbero un repellente naturale contro le mosche tse-tse, responsabili della trasmissione della malattia del sonno. Questi pericolosi insetti sono muniti di occhi sfaccettati che non permettono loro di distinguere forme e prospettive: per la mosca tse-tse la zebra e le sue strisce sarebbero quindi praticamente indistinguibili dallo sfondo dell’immagine. Questa teoria sembra confermata dal fatto che le zebre, pur essendo l’unico animale della savana a non aver sviluppato l’immunità nei confronti della malattia del sonno, sono la specie meno colpita da questa patologia.

Difficile da confondere con altri rettili, il camaleonte si riconosce per alcune caratteristiche fondamentali, come gli occhi indipendenti, capaci di una visione a 360°, la lingua estensibile e appiccicosa per prese perfette e, infine, la pelle che cambia colore mimetizzandosi all'ambiente circostante.
Il camaleonte di Parson (Calumma parsonii), nella foto, è una delle specie più grandi con i suoi 60 centimetri di lunghezza: il maschio si distingue per i colori sgargianti che vanno dal verde al turchese, con macchie gialle e arancioni. Delle 100 specie di questo animale, 50 vivono nella foresta del Madagascar.