L'uccello polare che riconosce i volti umani

Lo stercorario antartico identifica rapidamente come ostile il viso dei ricercatori che si avvicinano al suo nido. Un'abilità sviluppata forse grazie al numero ridotto di umani nel suo territorio.

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Non ti avvicinare! | Ole Jorgen Liodden/Nature Picture Library/contrasto

Si parla tanto della memoria degli elefanti, ma anche lo stercorario antartico (Stercorarius antarcticus) non scherza. Questo grosso uccello (52-64 cm) noto per rubare il cibo ai pinguini, riconosce i volti degli uomini che ha incontrato in passato, e attacca quelli di cui ha un brutto ricordo: lo sostiene una ricerca sudcoreana pubblicata sulla rivista Animal Cognition.

 

un lungo isolamento. Questi pennuti che vivono sull'isola di King George, al largo della Penisola Antartica, sono entrati per la prima volta in contatto con l'uomo 60 anni fa, quando le esplorazioni scientifiche del loro territorio si fecero più frequenti. Uno degli ultimi gruppi di umani con cui hanno avuto a che fare è un team di ricercatori del Korea Polar Research Institute.

 

Ho già visto quella faccia... Gli ornitologi si trovavano sull'isola per monitorare lo sviluppo dei pulcini di stercorario, ma visti i ripetuti attacchi a chi si avvicinava più spesso alle uova, si sono chiesti se gli uccelli sapessero riconoscere i singoli scienziati. Così hanno mandato ai nidi coppie di ricercatori vestiti in modo identico, di cui un frequentatore abituale dei pennuti e un individuo "neutrale". Dopo appena 3-4 volte, gli uccelli hanno iniziato ad attaccare sistematicamente l'uomo che avevano già visto, ignorando l'altro.

 

astuti per sopravvivere. Dato l'abbigliamento identico e la difficoltà di avvertire gli odori nel ventoso e freddo habitat antartico, il riconoscimento deve basarsi sulle caratteristiche del volto: una spiccata capacità cognitiva osservata in precedenza anche nei corvi. Poiché gli stercorari non vedono molti uomini, la loro abilità nel riconoscerne i tratti - e con essi, il pericolo - potrebbe essersi evoluta in modo particolarmente spiccato.

 

29 marzo 2016 | Elisabetta Intini