Animali

Il vero scopo del dente dei narvali

Per la prima volta gli "unicorni dell'Artico" sono stati filmati da droni mentre utilizzavano il lungo canino per cacciare: ora la funzione della protuberanza appare più chiara.

Le possibilità di ripresa offerte dai droni hanno permesso di conoscere da vicino uno dei più schivi cetacei dell'Artico, rivelando lo scopo del suo lungo dente.

Due velivoli autonomi gestiti dal WWF canadese e da Fisheries and Oceans Canada hanno filmato alcuni narvali nelle acque di Tremblay Sound (nel Nunavut) mentre utilizzavano il proprio dente come "fiocina", prima per mirare e poi per colpire i merluzzi artici di cui i cetacei si nutrono. Dopo il colpo di canino, i pesci rimangono immobili e storditi, quel tanto che basta affinché il narvalo li divori con facilità.

Varie ipotesi. È la prima volta che viene documentata la funzione "caccia" per la lunga zanna "a vite" che fuoriesce dal labbro superiore e si estende, nei maschi, per 2,4-2,7 metri. Finora si pensava potesse servire come dimostrazione di virilità, per segnalare alle femmine i maschi con maggiori funzioni riproduttive, o ancora per forare il ghiaccio marino superficiale, o attaccare i maschi rivali.

Per altri ancora il dente esteso potrebbe essere una sorta di termometro per monitorare temperatura e salinità dell'acqua, o uno strumento per l'ecolocalizzazione: recentemente è stato dimostrato che i narvali hanno il sonar più direzionale e preciso tra tutti i cetacei.

Arma sensibile. In ogni caso, la funzione della zanna rimane controversa: da un lato la protuberanza ha perso lo strato di smalto esterno più duro e protettivo, e appare sensibile anche agli stimoli minori - non deve essere affatto facile usarla come "spada". Dall'altra è un chiaro esempio di dismorfismo sessuale: ce l'hanno solo i maschi. Se servisse da termometro, perché le femmine dovrebbero esserne prive?

Il nuovo scopo potrebbe aggiungere un tassello mancante a questo puzzle, sebbene il filmato non sia ancora stato accompagnato da un articolo scientifico e sia dunque passibile di diverse interpretazioni.

15 maggio 2017 Elisabetta Intini
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