Animali

Le volpi mangiano i nostri rifiuti da migliaia di anni

Il legame opportunista delle volpi con gli umani risale ad almeno 40.000 anni fa e rivela molto sull'impatto della nostra specie sugli ecosistemi.

Non siamo mai riusciti ad addomesticarle, ma questo non significa che le volpi non si siano in qualche modo evolute con noi. È quello che suggerisce uno studio pubblicato su PLOS ONE, condotto da un gruppo di ricercatori dell'università di Tubinga (Germania) che ha analizzato i cambiamenti nella dieta delle volpi prima e dopo la comparsa dell'Homo sapiens nel sudovest della Germania e scoperto che i legami tra questi animali e la nostra specie sono antichissimi.

42.000 anni fa. Lo studio ha analizzato i resti di svariati animali - erbivori, grossi carnivori e due specie di volpe - ritrovati in numerosi siti archeologici della Germania sud-occidentale, e ne ha studiato l'evoluzione in relazione al passare del tempo. Quello che hanno scoperto è l'esistenza di un periodo abbastanza circoscritto, circa 42.000 anni fa, che corrisponde alla prima diffusione della nostra specie in quelle aree, che ha avuto profonde conseguenze sulle volpi: prima di 42.000 anni fa, quando c'erano solo pochi Neanderthal ad abitare quei territori, la dieta della volpe rossa e di quella artica corrispondevano con quella degli altri grossi predatori dell'epoca. Dopo quel periodo, invece, nel menu delle volpi comincia a comparire la carne di renna, un animale troppo grosso perché le volpi potessero cacciarlo ma che era una delle prede principali dei sapiens.

Tritarifiuti. La spiegazione pare semplice: le volpi sono animali opportunisti, che si nutrono spesso degli avanzi lasciati dai predatori più grossi. Quando in Germania questi predatori erano lupi e orsi, la dieta delle volpi corrispondeva alla loro, ma l'arrivo dei sapiens portò con sé anche nuove scelte alimentari per questi animali, che aggiunsero la carne di renna alla loro dieta.

La scoperta è importante per più di un motivo: in particolare, dimostra che le volpi si nutrono dei nostri rifiuti da oltre 40.000 anni e, secondo gli autori, questo significa che studiando come varia la loro dieta possiamo farci un'idea dell'impatto della nostra specie sull'ecosistema nel corso del tempo.

14 agosto 2020 Gabriele Ferrari
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