La naturale eleganza del nero

Estate, tempo di sole e abbronzatura. Tra gli animali, i più fortunati in fatto di tintarella sono gli esemplari affetti da melanismo, un eccesso di pigmentazione che rende molto scuro o addirittura nero il colore di pelle, peli o piume che normalmente non lo sono.
Questo fenomeno, che interessa mammiferi, rettili, uccelli, anfibi e insetti, è spesso il risultato di mutazioni genetiche che possono essere spontanee o dipendere da agenti esterni come la temperatura o l'inquinamento.
Ma quali animali possono sfoggiare una livrea nera? E quale vantaggio o svantaggio offre questo particolare colore in termini evolutivi? Ve lo spieghiamo in questa fotogallery.

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È da sempre temuta e ammirata, ma di preciso che animale è la pantera? In realtà, con il termine “pantera” non si indica una sola specie bensì 5. Dal punto di vista scientifico, infatti, fanno parte del genere Panthera il leopardo (Panthera pardus), il giaguaro (Panthera onca), il leone (Panthera leo), la tigre (Panthera tigris) e il leopardo delle nevi (Panthera uncia).
Nel parlare comune, tuttavia, vengono identificati come "pantere nere" tutti i felidi che possiedono la particolarità di un manto di colore nero o fortemente maculato, affetti cioè da melanismo: sono proprio le pantere, infatti, l'animale melanico per eccellenza.
La versione melanica del leopardo  – dovuta alla mutazione di un gene recessivo - e del giaguaro  – dovuta invece alla mutazione di un gene dominante - sono le più comuni e si possono incontrare rispettivamente nel Sudest asiatico e nell'America Latina. Osservando il loro mantello in controluce, come quello del leopardo della foto, è possibile distinguere le caratteristiche macchie ocellate più scure rispetto al nero di fondo.
Si hanno frammentarie notizie di avvistamenti anche di puma, leoni e tigri di colore nero, ma sono davvero rarissimi e non esistono prove fotografiche che ne testimonino l'esistenza.

Curiosità: i cuccioli di pantera sono neri o maculati? Scoprilo qui.

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Esistono zebre senza strisce? Ebbene sì: come dimostra questa foto scattata in Namibia, Africa, esistono esemplari che non presentano la tipica striatura bianca e nera che caratterizza questa specie rispetto agli altri equidi. In particolare, quello della foto è un raro esemplare melanico in cui il colore nero ha sovrastato il bianco.
Ancora oggi non è chiaro a cosa servano le appariscenti strisce della zebra: dal mimetismo per confondere i predatori alla funzione sociale per stabilire vincoli di appartenenza al gruppo fino all'insetticida contro la mosca tse-tse, le teorie degli zoologi al riguardo sono le più svariate. Quel che è certo è che ogni zebra ha le sue strisce, uniche e inimitabili come lo sono per noi le impronte digitali e che permettono agli scienziati di contraddistinguere le singole specie e, allo stesso tempo, alle zebre di riconoscersi tra loro.
Ma in fin dei conti, la zebra è un animale bianco a strisce nere o nero a strisce bianche? Rispondere a questa semplice domanda in realtà è tutt'altro che banale. La pelle delle zebre è sempre scura, mentre i peli possono essere bianchi o neri.
È compito dei melanociti, le cellule dell'epidermide specializzate nella colorazione della pelle, determinare il colore di ogni singolo pelo dell'animale. Queste cellule trasferiscono la melanina, il pigmento che scurisce l'epidermide, in alcuni peli in crescita della zebra, che diventeranno così neri, mentre i restanti, senza melanina, rimarranno bianchi.
In caso di melanismo, come nell'esemplare della foto, l'eccesso di melanina determina una predominanza di peli neri, a discapito delle strisce bianche.

A briglia sciolta: le più belle foto di cavalli, i loro segreti e tante curiosità 

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Caro vecchio lupo, protagonista di tanti racconti della nostra infanzia, spesso “nero” per incutere maggior timore (scopri le origini del lupo cattivo). Proprio la questione del lupo nero è da sempre molto discussa e ancora oggi solleva non pochi dubbi.
Molto diffuso in una vasta area compresa tra Nord America, Alaska e Canada, il lupo nero, variante melanica del lupo grigio (Canis lupus), è presente anche nel nostro Appennino Tosco-emiliano. Non credendo alle coincidenze, un team internazionale di ricercatori - tra cui i biologi dell'ex Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (ora ISPRA) - si è messo al lavoro per studiare le cause che determinano il colore nero di alcune popolazioni di lupi e cani nei due continenti. La ricerca genetica sul melanismo, ossia la pigmentazione nera provocata da mutazioni del Dna, ha permesso di scoprire che il fenomeno dipenderebbe dall'incrocio dei lupi con i cani domestici dal mantello nero.
Proprio questa colorazione scura permetterebbe ai lupi di avere maggiori possibilità di sopravvivenza nell'oscurità delle foreste. Questo spiegherebbe anche perchè la mutazione è molto diffusa tra boschi del Nord America, mentre nella tundra artica e negli spazi innevati di Alaska e Canada sono più frequenti esemplari grigi o bianchi.
Non solo quindi i lupi hanno trasmesso alcuni tratti genetici ai cani nella notte dei tempi, tra 15 e 40 mila anni fa, ma anche il miglior amico dell'uomo ha lasciato un segno involontario che si è rivelato decisamente vantaggioso per la specie selvatica.
Ma chi dei due è il più intelligente? Uno studio ribalta quanto sostenuto finora: leggi qui. 

Sai distinguere un cane da un lupo? Scoprilo con questo gioco.

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Fin dai tempi remoti, l'astuzia e la scaltrezza della volpe hanno ispirato mille fiabe, miti e aneddoti.
Agile, furba e di bocca buona, la volpe rossa (Vulpes vulpes) è in assoluto la specie di volpe più numerosa del pianeta. Diffusa in tutto l'emisfero settentrionale, la sua estrema capacità di adattamento le ha permesso di colonizzare qualsiasi ambiente, dall'artico al deserto, periferie cittadine comprese dove trovano facili spuntini tra i rifiuti.
Nonostante sia classificata come un carnivoro, in realtà la volpe è onnivora oltre che opportunista, ovvero mangia quello che trova: piccoli mammiferi, uccelli, carogne e frutta, ma in caso di scarsità di prede non disdegna neppure insetti, rane, rettili e qualsiasi altra cosa commestibile.
Per catturare le sue prede, la volpe utilizza una tecnica tutta sua: anziché lanciarsi sull'obiettivo, spicca un balzo in aria con un angolo di 40°, riuscendo a coprire distanze di 5 metri e ricadendo esattamente con le zampe anteriori sopra alla sua preda.
La sua furbizia proverbiale si manifesta anche nell'abitudine di fare scorta di cibo nei periodi di abbondanza, seppellendolo in tante piccole buche di 5-10 cm anziché in un'unica grande dispensa.
Nella variante melanica, il suo pelo rossiccio e morbidissimo e la sua foltissima coda si tingono di nero, rendendola ancor più elegante e meno visibile durante le sue battute di caccia notturne, mentre in inverno il colore nero diventa un pò "ingombrante" (come nella foto). Viceversa, nelle regioni artiche le volpi bianche (Alopex lagopus) possono contare su una pelliccia candida come la neve, grazie alla quale rescono a mimetizzarsi perfettamente tra i ghiacci polari (guarda qui). 

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Sono socievoli, golosi , simpatici e furbissimi (scopri le loro strategie per depistare i ladri di noccioline), la loro presenza porta allegria e guardarli saltare tra gli alberi è come assistere a uno spettacolo acrobatico. Eppure gli scoiattoli grigi (Sciurus carolinensis) sempre più spesso vengono sfrattati dai parchi italiani in cui vivono o, ancora peggio, abbattuti. Il motivo? La loro presenza sempre più numerosa sta facendo scomparire lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), il “padrone di casa” in quanto specie autoctona in Italia ed Europa.
Considerati una delle 10 specie straniere più pericolose attualmente in Italia questi roditori sono arrivati  dagli Stati Uniti - di cui sono originari – intorno alla metà del '900. Se oggi gli scoiattoli grigi rappresentano un problema per quelli rossi, in particolare in Piemonte, Liguria e Lombardia, la causa principale è sicuramente l'uomo che, dopo averli acquistati, se ne è liberato abbandonandoli in un ambiente diverso dal loro habitat naturale.
Eppure c'è chi sostiene che gli scoiattoli grigi non siano sempre dannosi, anzi che aiutino le foreste del Nord America a crescere, mentre quelli rossi no. Tutto dipenderebbe dal modo in cui accumulano le scorte di noccioline
Tra gli scoiattoli grigi il melanismo è relativamente diffuso nei grandi boschi dell'America settentrionale, grazie alla minore dispersione di calore che il colore scuro garantisce loro. Viceversa, gli esemplari albini sono più frequenti nelle aree metropolitane, zone in cui i predatori sono decisamente inferiori (guarda una carrellata di animali “bianchi per caso”).

Puzzare per sopravvivere, parola di scoiattolo

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Il nero, si sa, dona a tutti, conigli compresi. Anche se normalmente la colorazione del mantello è marrone chiaro con sfumature rossastre e grigie, anche per il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) sono frequenti anomalie di pigmentazione, specialmente di tipo melanico.
Ma se pensate a questo piccolo mammifero come a un animale stupido e pauroso siete sulla cattiva strada. Di carattere timido e socevole, il coniglio selvatico ama la compagnia e vive in colonie numerose all'interno di complessi sistemi di tane e gallerie sotterranee con più uscite, da cui emerge soprattutto al crepuscolo e di notte per cercare gemme, germogli, piante erbacee, radici, cortecce, frutta, bacche, semi, foglie di cui si nutre.
La sua scarsa propensione agli spostamenti lo rende un animale fortemente territoriale, dimostrando una notevole aggressività nei confronti dei suoi simili. Anche nel periodo degli amori, da gennaio a ottobre, i conigli maschi si combattono con aggressività per la conquista delle femmine
Da cosa deriva allora il modo di dire “pauroso come un coniglio”? In realtà questi animali sono preda naturale di numerose specie e per salvare la pelle hanno sviluppato un udito e olfatto acutissimi e un'ottima vista, che permettono loro di scappare al minimo movimento o rumore sospetto, correndo velocissimi per raggiungere la sicurezza della loro tana.

Da alcuni anni il coniglio è diventato anche nel nostro Paese un animale da compagnia, passando dalla padella al pet. Scopri tutto quello che bisogna sapere per vivere felicemente con un coniglio

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Anche le comunissime pecore possono essere affette da melanismo, distinguendosi inequivocabilmente dal resto del gregge.
Il significato negativo che viene dato all'appellativo “pecora nera” deriva dal fatto che, per gli allevatori, la lana bianca è considerata più pregiata perchè facile da colorare. Per questo motivo le – poche - pecore nere vengono quasi sempre tosate a parte o addirittura non tosate affatto.
E come se non bastasse, questo simpatico animale è anche perseguitato dalla sfortuna: nell'isola scozzese di Hirta, infatti, il loro numero è drasticamente diminuito negli ultimi anni, al punto da essere considerate prossime all'estinzione. Secondo gli scienziati che studiano il fenomeno sarebbe una questione genetica: i geni del colore nero, infatti, portano con sé anche una ridotta capacità riproduttiva, condannandole all'estinzione.

Jack, la pecora che si crede un cane: guarda il video.

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Potrebbe spaventare non pochi bambini affezionati alla storia di Bambi vedere un cerbiatto completamente nero, eppure anche tra i cervidi il melanismo è abbastanza frequente.
Nella foto, un cucciolo di daino (Dama dama) completamente nero gioca con un compagno dalla tipica colorazione marrone pomellata di bianco. In realtà, il colore del mantello di questi timidi animali cambia col variare delle stagioni: dal bruno-rossiccio puntinato di bianco con il ventre molto chiaro dell'estate, al bruno scuro e senza macchie dell'autunno. I daini melanici invece, diffusi anche in Italia, non cambiano “vestito”, restando fedeli al marrone scuro integrale per tutto l'anno.
Anche le corna dei daini maschi, come quelle degli altri cervidi, seguono il corso delle stagioni, cadendo in inverno e ricrescendo in primavera

Non perdere la gallery dedicata agli animali cornuti
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Tanto vicina eppure così difficile da incontrare. La foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus), con i suoi circa 300 esemplari rimasti, è, secondo le Nazioni Unite, il pinnipede più raro del mondo e uno dei 100 mammiferi a maggior rischio di estinzione.
Un tempo diffusa in tutte le acque costiere del mare nostrum, oggi i pochi esemplari rimasti vivono solo in alcune isole e lungo tratti di costa ancora non colonizzati dall'uomo. Il gruppo più numeroso si trova nelle isole greche dell'Egeo, dello Ionio meridionale e nelle coste meridionali della Turchia (circa 200 individui), mentre in Italia negli ultimi anni si sono verificati alcuni avvistamenti che lasciano ben sperare in Sardegna, in Sicilia e nell'arcipelago Toscano.
Non se la passano molto meglio le altre due specie di foca monaca, quella dei Caraibi (M. tropicalis), dichiarata estinta nel 2008, e quella delle Hawai (M. schauinslandi), anch'essa in serio pericolo (nella foto).
Ma cosa sta annientando questo meraviglioso mammifero marino? La presenza invasiva dell'uomo sicuramente ha svolto un ruolo determinante nel declino di questa specie (distruzione dell'habitat, intrappolamento nelle reti da pesca, avvelenamento da alghe tossiche), a cui vanno ad aggiungersi le epidemie e l'alta mortalità dei piccoli. In ragione dei numeri esigui di esemplari ancora in vita, anche se i casi di foche completamente nere (melanismo) o albine (guardane una qui) sono stati documentati, sono ormai delle vere rarità.
Normalmente, la pelliccia corta, fitta e setosa della foca ha una colorazione bruna o grigia sul dorso e chiara sulla pancia, quasi sempre con pezzature bianche o giallastre. I piccoli, invece, nascono completamente neri, per poi assumere un bel colore dorato lucente che dura fino alla muta successiva.

Non tutte le foche sono timide e dolci come la foca monaca: la foca leopardo (Hydrurga leptonyx), per esempio, è un vero killer dei mari che a pranzo non disdegna nemmeno i propri simili.

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Di animali melanici ne esistono tanti, ma un pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri) tutto nero è davvero una rarità.
Scoperto nel 2010 sull'isola South Georgia, nell'Antartide, questo uccello polare è diventato presto una celebrità, suscitando la curiosità dei biologi di tutto il mondo.
Se non è raro che gli uccelli variopinti presentino spesso delle variazioni di colore, il melanismo tra i pinguini è tuttavia un fenomeno estremamente raro. In questo caso, i depositi di melanina si presentano in parti del corpo che in natura solitamente ne sono sprovviste.
La causa della sua colorazione uniforme è da ricercarsi, molto probabilmente, nei suoi geni, anche se i biologi non escludono anche altri fattori esterni. Di fatto, una simile monocromia è talmente rara a quelle latitudini che a oggi non esiste alcuno studio scientifico al riguardo.
Sicuramente lo smoking total black di questo pinguino imperatore gli impedisce di passare inosservato, anche se lui sembra rimanere indifferente a tutto il frastuono sollevato dal suo bel piumaggio nero integrale.

La lunga marcia del pinguino imperatore

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Sembra perplesso questo airone striato (Butorides striatus): in effetti, il colore delle sue piume è davvero particolare se paragonato a quello dei suoi simili che, solitamente, hanno dorso e ali grigio-azzurre striate di chiaro. La sua pigmentazione anomala è causata dal melanismo, anche se in questo caso specifico non provoca una colorazione nera o molto scura, ma uniforme e tendente al blu. Davvero una rarità, come dichiarato dall'International Union for Conservation of Nature (IUCN).
Questo airone della famiglia degli Ardeidi è un trampoliere che vive nei pressi delle acque basse di fiumi e laghi di tutto il pianeta - tranne che in Antartide - in cui cattura piccoli pesci, anfibi e insetti acquatici alla base della sua alimentazione.
E per procurarsi il cibo è in grado di adottare svariate tecniche di pesca in base alle condizioni ambientali in cui si trova (presenza di altri aironi, profondità e limpidezza dell'acqua, stuazione meteorologica), come un abile pescatore. La caccia in appostamento è la tecnica più utilizzata e prevede che l'uccello rimanga assolutamente immobile nei pressi dell'acqua, diventando pressochè invisibile e riuscendo in tal modo a sferrare attacchi a sorpresa con un rapido movimento del becco. In alternativa, passeggia lentamente sulla riva con le zampe parzialmente immerse nell'acqua, spostando a ogni passo la sabbia e stanando in questo modo le possibili prede che vi si nascondono. Ma la strategia più soprendente è quella della pesca: getta in acqua un'esca, che può essere una piuma, una foglia o pezzetti di pasti precedenti per poi arpionare i pesci che vengono a galla per curiosare (guarda in questo video una sua battuta di pesca).

Col fiato sospeso: guarda le più spettacolari foto di inseguimenti, battute di caccia e baruffe del mondo animale.

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Il melanismo spesso dipende da mutazioni genetiche causate da fattori esterni, come i cambiamenti ambientali provocati dall'uomo. In questo caso si parla di melanismo industriale, e quello della farfalla notturna Biston Betularia è un classico esempio di come agisce la selezione naturale nella più classica teoria darwiniana dell'evoluzione.
Già nel secolo scorso questo tipo di fenomeno balzò agli occhi di numerosi ricercatori per il rapido cambiamento di colore avvenuto nelle popolazioni della farfalla punteggiata delle betulle, o Biston Betularia, nella zona di Manchester, in Inghiltera. Fino alla metà del 1800 il numero di esemplari melanici era ridottissimo rispetto a quelli dalla classica colorazione bianca punteggiata di nero. Nel giro di qualche decennio, tuttavia, la proporzione si invertì, tanto che le farfalle chiare diventarono una rarirà (circa il 2%).
Ma cosa provocò questo cambiamento repentino? Questo tipo di falena trascorre le giornate riposando appoggiata al tronco chiaro delle betulle. Con l'avvento della rivoluzione industriale, le cortecce degli alberi – betulle incluse – si scurirono a causa dello smog presente nell'aria. Per effetto di questo cambiamento ambientale, la forma melanica della Biston betularia (ossia la Biston betularia var. carbonaria) riuscì a mimetizzarsi meglio, mentre le farfalle chiare divennero molto visibili sullo sfondo scuro, per buona pace dei loro predatori.

L'evoluzione è in ogni cosa: scoprilo qui.

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Il nome è strano, ma l'aspetto lo è ancor di più: l'axolotl (Ambystoma mexicanum) è una grande salamandra acquatica – lunga fino a 30 cm - con due ciuffetti di branchie ai lati del capo e la faccia da girino. E non è un modo di dire, perchè questo anfibio ha la capacità di riprodursi anche quando la sua metamorfosi non è ancora completa. La scelta se rimanere o meno allo stato “neotenico”, ossia in forma di larva branchiata, in realtà non dipende dall'animale, ma da fattori ambientali o di natura costituzionale.
Il suo nome deriva dalla lingua azteca e significa “mostro acquatico”, probabilmente a causa della sua straordinaria capacità di rigererare intere parti del proprio corpo.
In natura l'axolotl vive solo nel lago messicano di Xochimilco, dove tuttavia il numero di esemplari è drasticamente diminuito tanto che la sua stessa sopravvivenza è ormai a rischio.
Nonostante siano quasi estinti nel loro habitat, gli axolotl continuano a prosperare in cattività grazie alla semplicità di allevamento che li caratterizza. Oltre alla varietà melanica, in cui la melanina prevale tingendolo completamente di nero (come nell'esemplare della foto), sono relativamente diffuse in cattività anche la variante albina, priva di pigmentazione e con gli occhi rossi, e quella amelanica o dorata, ossia colorata di giallo.
In natura, invece, questi anfibi assumono prevalentemente una colorazione grigiastra con una punteggiatura scura più o meno evidente.

Principesse ranocchie: le più belle foto di rane e dintorni

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Sorprendentemente, il melanismo colpisce anche sott'acqua. È il caso della Poecilia Mexicana, la cui varietà melanica completamente nera è conosciuta come “Black Molly”.
Originario del Messico, dove abita le acque dolci e salmastre delle aree tropicali, questo pesciolino da decenni popola gli acquari di tutto il mondo grazie alla sua robustezza, alla facilità di allevamento e alla sua prolificità.
Le varietà di Poecilia sono davvero tante tra quelle che si trovano in natura e quelle selezionate dall'uomo. Al contrario di quanto accade per altre specie in cui gli esemplari melanici costituiscono una piccola minoranza rispetto alla popolazione totale, il Black Molly rappresenta invece la varietà più nota e commercializzata di questi pesci tropicali.

Perchè i pesci saltano fuori dall'acquario?

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C'è chi li ammira e chi prova una repulsione totale, chi li venera e chi li considera la personificazione del male, chi li cerca affannosamente e chi fugge a gambe levate: sono i serpenti, gli animali che più di ogni altro hanno colpito l'immaginario umano sin dai tempi di Adamo ed Eva.
Da sempre le loro caratteristiche li avvicinano al mondo del paranormale, come il veleno associato al potere di guarire, uccidere o donare poteri sovrannaturali, o il cambiamento della pelle, che li rende un simbolo di rinnovamento e rinascita.
Al di là delle paure ataviche e dei significati simbolici, alcuni serpenti sono oggettivamente pericolosi anche per l'uomo, provocando quasi 40.000 morti ogni anno concentrate soprattutto nel Sudest asiatico (scopri qui le specie più pericolose).
Se dunque è più che lecito provare “timore” trovandosi faccia a faccia con un serpente, provate a immaginare come dev'essere incontrarne uno completamente nero. È scientificamente provato che a livello psicologico un animale nero spaventa di più che uno di altri colori e proprio questo potrebbe giocare a favore del serpente melanico che, perdendo il fattore mimetico legato alla livrea colorata, potrebbe trarre vantaggio dalla paura che il colore nero incute in alcuni suoi predatori.
Anche se il melanismo tra i serpenti è abbastanza diffuso e comune a quasi tutte le specie, in Italia gli esemplari neri sono più facilmente osservabili tra le vipere (Aspis atra), i biacchi (Hierophis viridiflavus) e le biscie comuni (Natrix tassellata) come quella nella foto.
Contrariamente a quanto accade ad altri animali melanici, i serpenti nascono con la colorazione tipica della loro specie per poi scurirsi in seguito, muta dopo muta, raggiungendo la livrea definitiva intorno ai 3 anni.

Come vedono gli animali? Scoprilo con il nostro multimedia.

Fobia-mania: cosa sono, quali sono le più comuni e come si curano le fobie?

È da sempre temuta e ammirata, ma di preciso che animale è la pantera? In realtà, con il termine “pantera” non si indica una sola specie bensì 5. Dal punto di vista scientifico, infatti, fanno parte del genere Panthera il leopardo (Panthera pardus), il giaguaro (Panthera onca), il leone (Panthera leo), la tigre (Panthera tigris) e il leopardo delle nevi (Panthera uncia).
Nel parlare comune, tuttavia, vengono identificati come "pantere nere" tutti i felidi che possiedono la particolarità di un manto di colore nero o fortemente maculato, affetti cioè da melanismo: sono proprio le pantere, infatti, l'animale melanico per eccellenza.
La versione melanica del leopardo  – dovuta alla mutazione di un gene recessivo - e del giaguaro  – dovuta invece alla mutazione di un gene dominante - sono le più comuni e si possono incontrare rispettivamente nel Sudest asiatico e nell'America Latina. Osservando il loro mantello in controluce, come quello del leopardo della foto, è possibile distinguere le caratteristiche macchie ocellate più scure rispetto al nero di fondo.
Si hanno frammentarie notizie di avvistamenti anche di puma, leoni e tigri di colore nero, ma sono davvero rarissimi e non esistono prove fotografiche che ne testimonino l'esistenza.

Curiosità: i cuccioli di pantera sono neri o maculati? Scoprilo qui.