Ambiente

Le larve di pesce seguono i suoni della barriera corallina. Ma solo da vicino

Le larve nascono nell'oceano aperto e percorrono un viaggio lunghissimo per raggiungere le barriere coralline. Uno studio appena pubblicato offre nuovi dettagli su questo viaggio, mettendo in luce anche l’importanza dei suoni marini, che sono come una bussola per le specie che vogliono raggiungere la barriera corallina. 

L’oceano non è un luogo silenzioso, come sosteneva Jacques Cousteau. I fondali marini sono ricchi di suoni biologici e le barriere coralline, in questo contesto, sono come vivaci città ricche di rumori, grazie all’alto numero di specie che le popolano.

Un nuovo studio, condotto da un team del Woods Hole Oceanographic Institution e pubblicato su Nature, spiega come questi suoni costituiscano una forte fonte di attrazione per le larve, che vengono guidate alle barriere proprio grazie all’impronta sonora che le caratterizza.

I suoni, però, secondo la ricerca diventano un faro efficace solo quando le larve sono sufficientemente vicine alla propria meta; prima vengono guidate da altri fattori, come le correnti e i segnali chimici emessi dagli altri animali marini.

Calamite sonore. «Per mantenere il benessere delle barriere coralline, è fondamentale che vi sia un apporto costante di larve, a sostituzione dei pesci che chiudono il proprio ciclo vitale» spiega Max Kaplan, ricercatore di oceanografia e autore principale dello studio. «Pensiamo che il suono ricopra un ruolo fondamentale nel richiamo delle larve verso la barriera, ma ancora non è chiaro quanto lontano possa udire una data specie».

Gli studi effettuati finora in questo ambito si erano concentrati solo sui suoni derivanti da onde di pressione, che venivano registrati grazie a un idrofono. Kaplan e colleghi, invece, hanno ritenuto fondamentale includere nello studio anche le misurazioni acustiche derivanti dal movimento di particelle, ovvero la vibrazione fisica della colonna d’acqua.

Sono proprio questi suoni a costituire una chiave di attrazione fondamentale per la vita sottomarina; sorprendentemente, nessuna ricerca si era mai concentrata sulla loro registrazione.

Non solo suoni. Come detto, i dati raccolti dal team di Kaplan spiegano solo l’ultimo tratto del viaggio delle larve, quello che avviene più in prossimità della meta. Il movimento delle particelle derivante dai rumori della barriera corallina, infatti, non si propaga sufficientemente per raggiungere i siti in oceano aperto dove nascono le larve e, in alcuni casi, diminuisce drasticamente a pochi metri di distanza.

«I segnali che funzionano da bussola per le larve e che dall’oceano aperto sono in grado di ricondurli alle barriere potrebbero essere legati ad altri fattori, come le correnti o i segnali chimici della fauna marina. Il suono rimane comunque una chiave di lettura importante e può essere considerato come una bussola fondamentale per l’ultimo tratto del viaggio», conclude Kaplan.

L’evoluzione della ricerca. Lo studio è stato realizzato sulla barriera corallina di Maui, nelle Isole Hawaii. Ogni fondo coralligeno ha però caratteristiche peculiari e una propria impronta sonora. Per validare i risultati della ricerca e confrontare questi dati con quelli di altre barriere coralline, i ricercatori hanno intenzione di ripetere lo studio in diverse location.

La conoscenza del potere di attrazione che i suoni della barriera corallina esercitano sulle larve potrebbe essere un vantaggio, per la realizzazione di futuri piani di conservazione e ripopolamento delle barriere coralline. A riprova di questo, esistono già numerosi esempi in letteratura di barriere coralline che sono state ripopolate con successo, proprio grazie al potenziamento artificiale della propagazione dei suoni.

7 settembre 2016 Sara Moraca
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