15 cose che non sapevi sugli elefanti

Imparano dagli altri, si aiutano a vicenda e si riconoscono con un barrito anche a 2,5 km di distanza. E sono anche "artisti maledetti": si ubriacano (diventando molesti e pericolosi), dipingono e hanno una memoria prodigiosa. Ecco 15 aspetti poco conosciuti dei colossi del regno animale.

Se la proboscide di pachiderma termina con due dita prensili, hai di fronte un elefante africano; se ne ha uno solo si tratta di un elefante indiano.
Formata da più di 100 mila muscoli, la proboscide ha una tale forza che può sollevare pesi di oltre 250 kg, ma è anche così sensibile che consente di strappare un solo filo d’erba.
Serve anche per barrire, portare acqua e cibo alla bocca, lanciare fango..
In questa immagine, un elefante asiatico alle prese con un'immersione nel mare delle Andamane (India). La proboscide in questo caso funge da boccaglio, mentre il pachiderma si tuffa - testa compresa - sott'acqua.
Ma c'è di più: è usata per parlare con il linguaggio dei segni: se forma una “S” significa “voglio fare conoscenza”. Se, invece, le incrociano si stanno salutando, come una stretta di mano. 

Gli elefanti africani (Loxodonta africana) sono i più pesanti mammiferi terrestri: i maschi sono alti circa 3,75 metri, mentre le femmine non superano i 3. Le loro enormi orecchie sono lunghe almeno 120 centimetri, mentre la proboscide, circa 150 centimetri di lunghezza, pesa qualcosa come 135 chilogrammi (ed è in grado di alzarne più di 250). Sommando tutto si arriva a una stazza che può arrivare a 6 tonnellate.
Eccovi spiegato il perché delle modalità di trasporto di questo esemplare che viene trasferito dalla riserva naturale Kruger in Sud Africa al Mozambico.

Le zanzare non vi danno tregua? Non vi preoccupate, siete in buona compagnia. Anche l’elefante africano (Loxodonta Africana) ha un gran da fare a difendersi dagli insetti. La sua pelle – che qui vediamo da vicino – ha uno spessore che varia dai 2 ai 4 centimetri, eppure mosche, parassiti e zanzare riescono a pungerlo lo stesso.
Dietro le orecchie, sui fianchi, petto e addome è molto più sottile. Anche le zone più spesse sono comunque molto sensibili perché riccamente innervate: si accorgono di ogni mosca che vi si appoggia.
Per allontanare gli ospiti indesiderati il povero mammifero ha dovuto trovare un rimedio naturale: ogni tanto si cosparge la pelle con un sottile strato di fango, che oltre a respingere gli insetti, lo ripara dal sole cocente della savana.

Meglio non incontrare un elefante maschio durante il suo "ciclo"
Anche gli elefanti si guardano allo specchio (video)
Guarda anche un elefante marino e altri animali visti da vicino.

[E. I.]

A giudicare dalla sua espressione terrorizzata, questo cucciolo di elefante asiatico (Elephas maximus) non apprezza particolarmente l'ora del bagnetto.
Eppure gli elefanti, come altri grandi mammiferi, sopportano più volentieri il freddo del caldo eccessivo.
Quando l'afa non perdona, vanno in cerca d'ombra e agitano le grandi orecchie a diverse velocità per dissipare calore e abbassare la temperatura corporea. La vicinanza con una fonte d'acqua è indispensabile, in un solo giorno uno di questi pachidermi può arrivare a consumarne 140 litri.

Quanto all'igiene personale, per "lavarsi" e scacciare gli insetti gli elefanti - anche quelli africani - utilizzano un metodo un po' più spartano (scopri quale).
Le più tenere foto di cuccioli

Adottano gli orfani
Per molte specie, se la madre muore, per i piccoli c’è poca speranza di vita. Tra gli elefanti è diverso. Ci sono esempi di sorelle maggiori che si prendono cura dei fratelli quando la madre muore, pur se anch’esse hanno già un figlio. Ma la cosa più sorprendente è che l’adozione può avvenire anche nei confronti di orfani del tutto estranei a quel branco.

In tema di "droghe animali", la predilezione degli elefanti va all'alcol: sono capaci di aspettare la maturazione dei frutti di diverse specie di palme di cui poi si cibano, visto che solo dopo l'inizio del processo di fermentazione il frutto diventa alcolico. Quest'attesa indica che la ricerca dell'alcol è intenzionale.
Gli elefanti ubriachi diventano poi ipereccitati e, cosa più grave vista la mole, perdono la coordinazione motoria, si impauriscono facilmente e quindi diventano aggressivi. Un branco di elefanti ubriachi è un serio pericolo per l'uomo: non è raro leggere tra le cronache notizie di disastri provocati da questi animali.
Per questo vizietto, in India, i pachidermi sono perfino utilizzati per stanare distillerie clandestine.

Saranno stati i morsi della fame o l'inesperienza dovuta alla giovane età, fatto sta che questi giovani esemplari di egretta (gen. Egretta) hanno trovato un metodo ingegnoso - anche se un po' rischioso - per procurarsi la colazione. Incuranti del pericolo di finire schiacciati sotto a una delle zampe del pachiderma che li precede, ne hanno seguito le orme per nutrirsi degli insetti sollevati dall'impatto del suo peso sul terreno. La scena è stata immortalata in Tanzania.
Anche gli elefanti al momento dei pasti fanno appello a tutta la loro furbizia pur di riempire lo stomaco. Un recente studio condotto dai ricercatori dello Yerkes National Primate Research Center (USA) e dell'Università di Cambridge (Gran Bretagna) su un gruppo di elefanti asiatici, ha dimostrato come questi animali siano in grado di cooperare volontariamente per il raggiungimento del cibo, facendo attenzione ai movimenti del patner e coordinandoli con i propri.
Una rassegna di foto di animali... a tavola

Piccoli topi crescono e, con un po' di tempo, diventano elefanti. Non è l'inizio di una favola, ma il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista americana Pnas e condotto da un gruppo di ricercatori coordinato da Alistair Evans della Monash University, in Australia.
La ricerca, condotta per valutare la velocità con cui si sono evolute le dimensioni dei mammiferi, ha coinvolto 28 specie (tra cui elefanti, roditori e cetacei) con un antenato in comune vissute negli ultimi 70 milioni di anni nei quattro continenti. A quell'epoca, infatti, i mammiferi avevano tutti le dimensioni di un piccolo roditore e solo dopo l'estinzione dei dinosauri sono comparsi i mammiferi più grandi, come gli elefanti e le balene.
La velocità di accrescimento delle dimensioni corporee è stata calcolata in termini di generazioni, ossia di numero di antenati, al fine di poter paragonare specie con una durata media di vita diversa (gli elefanti arrivano agli 80 anni, mentre un topo vive 2 o 3 anni). Analizzando i fossili dei mammiferi del Cretaceo è stato possibile stabilire che per passare dai 20 grammi del topo alle 2 tonnellate dell'elefante ci sono volute 24 milioni di generazioni.
In acqua, per diventare balena, il tempo si riduce della metà, probabilmente perchè le grandi masse in ambiente acquatico facilitano la termoregolazione e, inoltre, non devono fare i conti con la gravità terrestre.

E per diventare più piccoli? Inaspettatamente lo studio ha rivelato che la riduzione delle dimensioni corporee può essere anche 10 volte più veloce.

Il transito di un pachiderma davanti al bancone della reception di un albergo non è un evento che passa inosservato (guarda il video).
Ma il personale del Luangwa River Lodge, in Zambia, non sembra particolarmente sconvolto dal passaggio di un elefante africano diretto al suo albero di mango preferito. Probabilmente non è la prima volta che accade e, con la quantità di cibo che questi mammiferi possono inglobare, non c'è da stupirsi.
Un elefante africano (Loxodonta africana) può consumare, tra foglie, radici, cortecce, erba e frutta, dai 100 ai 300 chili di vegetali al giorno, che manda giù insieme a 190 litri d'acqua.
Durante la stagione secca, si accontenta delle foglie raccolte da arbusti spinosi. Mentre i terreni paludosi costituiscono "l'ultima spiaggia", una riserva cui attingere solo in caso di scarsità di cibo. Qui è facile trovare gli elefanti in fin di vita, perché la vegetazione è più soffice e gli esemplari malati hanno spesso pochi denti.

Un giovane leone tenta di atterrare un cucciolo di elefante nella grande riserva naturale Masai Mara. Il gioco terminerà senza conseguenze.
I piccoli leoni vengono svezzati attorno ai 5-6 mesi di vita e saranno le madri a insegnare loro l’arte della caccia: una volta autonomi verranno abbandonati e dovranno imparare ad arrangiarsi da soli.

Gli elefanti, invece, imparano l'uno dall'altro. Lo dimostra un esperimento fatto in Kenya. Gli elefanti hanno riconosciuto i vestiti di due gruppi di persone che hanno verso di loro atteggiamenti diversi: quando vedevano quelli dei Masai, cacciatori, scappavano, mentre non lo facevano con quelli dei contadini. Tale comportamento era messo in atto anche da elefanti che non avevano mai subito un attacco.

Prove di combattimento tra questi due giovani maschi di elefante africano (Loxodonta africana), il più grande animale terrestre esistente.
Per mantenersi in forma mangia ogni giorno fino a 300 kg di vegetali. E di conseguenza produce fino a 250 kg di escrementi (che però possono diventare preziosi...) I maschi più grandi possono arrivare a 3 metri altezza e 7 tonnellate di peso

Durante la gravidanza si sa, bisogna mantenersi in forma. Soprattutto quando la gestazione dura un anno e mezzo e la futura mamma - pancione escluso - pesa 3 tonnellate! Per questo Panang, elefantessa asiatica (Elephas maximus) ospite del Tierpark Hellabrunn zoo di Monaco, in Germania, ha seguito diligentemente tutte le lezioni di Andi Fries, suo istruttore di stretching prenatale.
Tanta costanza a quanto pare, è stata premiata: lo scorso dicembre l’elefantessa ha dato alla luce, senza particolari difficoltà, il piccolo (si fa per dire) Jamuna Toni, 112 chili di tenerezza.

Un elefante ospite di uno zoo belga, catturato in un momento di relax durante un bagno tonificante. I pachidermi come molti mammiferi di grossa stazza soffrono molto il caldo. E per combatterlo, ricorrono a un curioso stratagemma: sventolano ripetutamente le grandi orecchie, disperdendo il calore in eccesso, come un ventilatore naturale. Questo sistema è particolarmente efficace per l’elefante africano (Loxodonta africana), i cui padiglioni possono raggiungere misure straordinarie, anche un metro e 20 di larghezza. 

Per risolvere i loro problemini di stomaco i cuccioli di elefante di Sumatra (Elephas maximus sumatrensis), utilizzano un metodo particolare. Tra un pasto e l’altro mangiano le feci della madre, che contengono i batteri necessari alla digestione del cibo. Questi indispensabili bacilli "buoni" si svilupperanno infatti, nell'organismo degli elefantini solo con la crescita, consentendo loro di concedersi delle grandi abbuffate senza stare male. Un elefante adulto può ingurgitare in un giorno fino a 150 chili d’erba e 140 litri d’acqua. Nella foto, un elefantino di Sumatra allattato in una riserva indonesiana.

Come ogni artista che si rispetti anche Noppakhao - un elefante di 7 anni che vive vicino a Bangkok, in Tailandia - ha cominciato ritraendo fiori e natura morta e pian piano ha iniziato a dipingere qualcosa di più complesso come un suo simile. Anche se è un elefante non vuol dire che non possa ambire a diventare un artista famoso.
Forse non tutti sanno che esiste un sito che si chiama Elephantart(www.elephantart.com) dove i pachidermi di tutto il mondo possono esporre (e vendere) le loro opere d’arte. Vi fa sorridere? Sappiate che le opere di questo elefante (con prezzi non sotto i 600 dollari) sono andate tutte esaurite! Ma niente scopo di lucro, i soldi finiscono nel progetto per la conservazione e la tutela dell’elefante asiatico.

Quando si dice avere una memoria da elefante… (guarda il video)
Sai che gli elefanti riescono a riconoscersi allo specchio? (guarda il video)
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Gli elefanti maschi periodicamente hanno un “ciclo” chiamato murst (che in lingua hindi significa “intossicato” “folle”) in cui gli alti livelli di testosterone nel sangue - fino a 60 volte di più della norma - lo portano a diventare terribilmente aggressivo.
Nonostante sia un fenomeno studiato da tempo, gli esperti ancora non sanno a che cosa sia legato. È difficile, infatti, che possa essere correlato all’accoppiamento, poiché spesso i maschi, in questo particolare periodo, attaccano le stesse femmine, indipendentemente dal fatto che siano in calore o meno.
Niente a che vedere con questo tranquillo esemplare che, invece, in totale relax, si “automassaggia” con il muro.

Tutti per uno
Se uno di loro si trova in difficoltà, gli altri lo aiutano. Il biologo George Wittemyer ricorda che una volta, mentre avevano sedato un’elefantessa per metterle un radiocollare, «gli altri elefanti, vedendola malferma sulle gambe e credendo che fosse ferita, cercavano di tenerla in piedi appoggiandosi a lei o sollevandola con le zanne».  Per gli elefanti, quindi, la solidarietà è un sentimento molto importante.

Elefanti africani (Loxodonta africana) nel Masai Mara: scatto realizzato con un intensificatore di luce stellare.
Le zanne, cioè i denti canini superiori modificati, sono una delle caratteristiche più appariscenti dell'elefante africano. Questi denti sono fondamentali nella vita degli elefanti, perché hanno un gran numero di utilizzi. Possono per esempio servire a scavare buche in terra alla ricerca dell'acqua, abbattere gli alberi, reggere i pesi e soprattutto a combattere. Sono purtroppo anche una iattura, perché l'avorio di cui sono costituiti attira bracconieri e commercianti giapponesi e cinesi senza scrupoli. 

Ecco infine la storia di Sabu, un’elefantessa di 26 anni che nel giugno 2010 è scappata per ben 2 volte dai recenti del circo Knie presso il quale si esibiva.
La prima fuga è avvenuta a Zurigo, dove il pachiderma è fuggito per le vie del centro città seminando il panico tra i passanti.
Più tranquilla la seconda evasione, avvenuta qualche giorno dopo a Wettingen: Sabu, uscita nottetempo dal suo recinto, si è fermata in un vicino ruscello per concedersi un bagno al chiaro di luna. Riacciuffata, è stata trasferita in un più sicuro zoo e, per ora, non si esibirà più in pista. 

Chiamate interurbane
le femmine di elefante sono in grado di distinguere il richiamo di 100 diversi individui. E possono farlo anche a 2,5 km di distanza! Questo serve sia per riconoscere gli amici sia per guardarsi dai nemici: se sentono un richiamo sospetto serrano i ranghi e si preparano a ricevere il potenziale intruso.

E chiudiamo questa carrellata con un articolo di Focus dedicato ad alcuni misteriosi delitti nella savana. Che cosa sta c'entrano gli elefanti? C'entrano: si sono macchiati di una serie di efferati crimini che hanno colpito molto gli etologi. Gli studiosi hanno studiato i colpevoli e scoperto che la colpa della loro deriva criminale è degli uomini. Vi raccontiamo tutta la storia - a tinte gialle - nel numero 266 di Focus, in edicola dal 21 novembre e in digitale per sempre (iOS - Android - Amazon - Zinio (web)).

Se la proboscide di pachiderma termina con due dita prensili, hai di fronte un elefante africano; se ne ha uno solo si tratta di un elefante indiano.
Formata da più di 100 mila muscoli, la proboscide ha una tale forza che può sollevare pesi di oltre 250 kg, ma è anche così sensibile che consente di strappare un solo filo d’erba.
Serve anche per barrire, portare acqua e cibo alla bocca, lanciare fango..
In questa immagine, un elefante asiatico alle prese con un'immersione nel mare delle Andamane (India). La proboscide in questo caso funge da boccaglio, mentre il pachiderma si tuffa - testa compresa - sott'acqua.
Ma c'è di più: è usata per parlare con il linguaggio dei segni: se forma una “S” significa “voglio fare conoscenza”. Se, invece, le incrociano si stanno salutando, come una stretta di mano.