Le adorabili mosse dei pipistrelli affamati

Quando cacciano, i chirotteri inclinano il capo e fanno ondeggiare le orecchie con movenze degne di un cartone animato. Ma è una tattica per affinare i sonar e scovare le prede.

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Se inclina la testa, non è per venire meglio in foto...|Simon Colmer/Nature Picture Library/contrasto

Quando un pipistrello fa ondeggiare la testa e le orecchie, noi crediamo di vedere una creaturina tenera e buffa. Le sue prede vedono un killer in azione.

 

Secondo uno studio pubblicato su PLOS Biology, queste mosse deliziose sono un modo per assicurarsi che il sonar funzioni a dovere, e che la preda non abbia scampo. In particolare i chirotteri sintonizzano le movenze di capo e orecchie con gli strumenti di ecolocalizzazione, per affinare le loro armi durante la caccia.

In azione. Melville J. Wohlgemuth della Johns Hopkins University ha addestrato alcuni serotini bruni (Eptesicus fuscus), pipistrelli comuni nel continente americano, a rimanere appollaiati su una piattaforma mentre osservano un verme attaccato a una lenza ondeggiare davanti al loro naso. Dopodiché ha sistemato marcatori sulla loro testa e sulle orecchie, e ha misurato i movimenti di queste parti mentre gli animali seguivano la preda.

 

Balletto letale. I mammiferi hanno iniziato, come di consueto, a far dondolare il capo, e a spostare le orecchie con movimenti impercettibili. La testa si è mossa circa una volta al secondo, in sintonia con gli spostamenti di direzione della preda. Le orecchie hanno ondeggiato invece ogni volta che il verme si avvicinava al cacciatore. Entrambi i movimenti sono apparsi coordinati al millisecondo con i vocalizzi che i pipistrelli emettono per localizzare la preda, servendosi dell'eco.

 

Sforzi coordinati. Per i ricercatori, anche altri animali, come i gatti, i gufi e persino l'uomo potrebbero muovere capo e orecchie (o nel nostro caso, gli occhi) per acquisire importanti informazioni sull'ambiente. Spesso questi movimenti non vengono studiati a dovere, perché si tende a mantenere la testa del soggetto ferma negli studi in laboratorio, in una posizione diversa da quella in cui gli animali operano in natura.

 

 

09 Settembre 2016 | Elisabetta Intini