Animali

La tattica kamikaze delle api: arrostire i calabroni

Per eliminare gli intrusi, le operaie di una specie giapponese li imprigionano in uno sciame compatto e "rovente". La tattica cuoce i predatori, ma accorcia la vita all'esercito di operaie.

Per le api giapponesi (Apis cerana japonica), il nemico ha l'aspetto - e l'insistenza - del calabrone gigante asiatico (Vespa mandarinia japonica). Nella stagione autunnale, un singolo alveare può subire fino a 30 attacchi alla settimana da questo predatore, che per arrivare alle larve può arrivare a sterminare anche 40 api al minuto.

Il pungiglione delle api non può nulla sul rigido esoscheletro dell'invasore, così l'insetto ha sviluppato una strategia alternativa ed efficace. Centinaia di operaie circondano l'intruso e formano una "palla rovente difensiva" facendo vibrare le ali all'unisono per innalzare la temperatura all'interno della trappola. La tattica era già stata descritta nel 1995, ma ora un nuovo studio rivela che ha un costo: le api coinvolte muoiono più in fretta, oltre che essere più inclini a ripetere l'azione. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Behavioral Ecology and Sociobiology.

Un forno ronzante. La formazione della sfera bollente avviene in pochi istanti, prima che il calabrone possa emettere feromoni per chiamare rinforzi. Facendo vibrare i muscoli delle ali e mantenendo un assetto compatto, lo sciame riesce a portare la temperatura interna alla "bolla" a 46 °C: nell'arco di mezz'ora il predatore muore, "cotto" dalle operaie.

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La trappola termica delle api orientali è solo una delle forme di difesa messe in campo negli alveari. © Takahashi/Wikipedia Commons

Spirito di sacrificio. Atsushi Ugajin, entomologo della Tamagawa University (Giappone), si è chiesto quali fossero i costi di questa tattica difensiva. Ha diviso uno sciame di api operaie di 15-20 giorni di vita in due gruppi, uno solo dei quali ha potuto formare le sfere. L'altro è stato tenuto alla temperatura costante di 32 °C.

Le api che hanno sferrato gli attacchi sono morte dopo una decina di giorni; quelle non coinvolte nelle formazioni sono vissute in media 16 giorni (una differenza non da poco, su un arco di vita tipico di poche settimane). Soprattutto, le operaie che avevano preso parte alla prima sfera si sono dimostrate più inclini a partecipare a successive bolle difensive.

Per il bene comune. Non è chiaro quale sia il meccanismo dietro a questa propensione, ma, in termini di convenienza collettiva dell'alveare, sacrificare chi ha già "i giorni contati" è certo meno gravoso che mettere in campo nuove reclute.

19 luglio 2018 Elisabetta Intini
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