Lo scudo anti-afa delle formiche d'argento

L'insetto che vive tra le sabbie del Sahara ha una peluria dai bagliori metallici che riflette i raggi solari e dissipa il calore in eccesso. Doti da imitare per produrre superfici termoresistenti.

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Formiche d'argento alle prese con il pranzo. Da notare la superficie riflettente dei loro corpi.

Fiaccati dal caldo? C'è chi sta peggio! La formica d'argento del Sahara (Cataglyphis bombycina), un insetto veloce come un fulmine che vive in Nord Africa, deve sopportare ogni giorno temperature al suolo che sfiorano i 70 °C.

 

Per farlo ha sviluppato interessanti strategie evolutive, ma la più curiosa di tutte è una fitta peluria dai bagliori argentati appena studiata dai ricercatori della Columbia University di New York. Un adattamento che potrebbe ispirare nuovi materiali resistenti al caldo da sistemare, per esempio, sui tetti degli edifici o sui pannelli solari.

 

Luccichii sospetti. È stato proprio il look "metallico" della formica a convincere Nanfang Yu, autore della scoperta, a compiere ulteriori osservazioni sull'insetto, già noto per alcune particolari strategie anti calura: zampe molto lunghe, che lo tengono lontano dalla sabbia su cui cammina, e proteine che consentono lo svolgimento delle normali funzioni cellulari anche a temperature estremamente alte.

 

Formiche-avvoltoi. Quelle che la formica può sopportare arrivano fino a 53,6 °C. Oltre quella soglia, l'imenottero soccombe. Ecco perché esce dalla tana solo quando è certo di trovare cibo in breve tempo: le sue incursioni sotto il sole del deserto durano appena 10 minuti. E avvengono all'ora di pranzo, quando le alte temperature tengono alla larga le lucertole predatrici e regalano alle formiche affamate i cadaveri di altri insetti uccisi proprio dal caldo.

 

Doppio potere. Yu e colleghi hanno scoperto che il corpo scintillante delle formiche è dovuto a un fitta coltre di peli di forma triangolare, che riflette la luce visibile e il vicino infrarosso, le lunghezze d'onda più calde. Ma c'è anche di più: molta della luce visibile che nonostante la protezione viene assorbita, è poi convertita in onde più lunghe nel medio infrarosso, che vengono irradiate all'esterno, raffreddando di fatto le formiche (un fenomeno noto come "radiazione di corpo nero").

 

Niente ceretta, per favore. Un simile rivestimento posto sul fondoschiena delle formiche riflette il calore proveniente dalla sabbia. Formiche "depilate" a scopi scientifici hanno raggiunto temperature corporee di 5-10 °C più alte rispetto a quelle delle colleghe "pelose".

 

Applicazioni industriali. La capacità di agire sia nella luce visibile, sia nel medio infrarosso contemporaneamente è una dote abbastanza rara, dicono gli scienziati dei materiali. Ora il tentativo sarà quello di riuscire a ricreare la coltre di peli, e le sue proprietà, in laboratorio, per produrre superfici più resistenti alle alte temperature.

 

23 Giugno 2015 | Elisabetta Intini