Animali

La strategia riproduttiva del calamaro vampiro

Razionare il numero di uova deposte aiuterebbe la curiosa creatura abissale a resistere alle difficili condizioni imposte dal suo habitat. Un comportamento molto diverso da quello degli altri cefalopodi.

Sopravvivere a 3 mila metri di profondità, dove luce e ossigeno scarseggiano, non è impresa da poco, e il calamaro vampiro - un piccolo cefalopode dall'aspetto sinistro ma del tutto pacifico - si è attrezzato con una astuta tecnica riproduttiva.

Anziché depositare le proprie uova in una sola, imponente tranche, come fanno, prima di morire, gran parte dei cefalopodi (polpi compresi), queste creature si riproducono in piccoli cicli successivi, che richiedono minori energie metaboliche.

Analisi postume. Henk-Jan Hoving, ricercatore dell'Helmholtz Centre for Ocean Research di Kiel, Germania, l'ha scoperto osservando le caratteristiche anatomiche di 47 femmine di calamaro vampiro (Vampyroteuthis infernalis) catturate accidentalmente con reti a strascico e appartenenti a una collezione del Museo di Storia Naturale di Santa Barbara, California.

uova di scorta. Tra gli esemplari adulti femmine osservati, 20 avevano già rilasciato alcune uova, ma ne avevano altre non ancora mature conservate come "riserva", per future deposizioni. Una femmina di calamaro aveva depositato già 3800 uova prima di morire - a giudicare dai follicoli (piccole formazioni cave presenti anche nell'apparato riproduttivo femminile umano) vuoti - ma gliene rimanevano ancora almeno 6500.

Poche per volta. Osservando i ritmi di maturazione delle uova, gli scienziati hanno concluso che la creatura ne rilascia un centinaio per volta: la femmina analizzata era andata incontro già a 38 cicli riproduttivi, e gliene sarebbero rimasti altri 65. Ogni esemplare, quindi, sopravvive almeno per 3-8 anni, a differenza dei 6-18 mesi di altri cefalopodi.

Chi va piano... La strategia potrebbe rappresentare un adattamento alle difficili condizioni di vita delle profondità marine. Il calamaro vampiro, una creatura lunga circa 30 cm che, a dispetto del nome, non si nutre di sangue ma di detriti e zooplancton, ha un metabolismo molto lento, poco compatibile con gli spettacolari eventi riproduttivi da centinaia di migliaia di uova degli altri cefalopodi.

Risparmio energetico. «Riprodursi in cicli multipli potrebbe aiutare il calamaro a sfruttare al meglio le sue poco caloriche fonti di cibo» spiega Hoving, e risparmiare energia nelle condizioni scarsamente energetiche degli abissi marini. Nelle profondità oceaniche la temperatura è bassa, e questo porta il metabolismo delle creature che vi vivono a rallentare di conseguenza.

Modeste e ripetute deposizioni di uova potrebbero aver aiutato il cefalopode a sopravvivere in condizioni così difficili. Del resto, fa notare qualche biologo marino, multipli cicli riproduttivi si osservano anche nei nautilus, cefalopodi con la conchiglia diffusi nel Pacifico, in acque meno profonde.

24 aprile 2015 Elisabetta Intini
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