Gli elefanti stanno scomparendo. Ora abbiamo i numeri

Un grande monitoraggio ha scoperto quanti elefanti sono rimasti in Africa.

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Elefanti al Parco nazionale Chobe, in Botswana. | Kelly Landen

Da diversi anni gli ambientalisti denunciano la progressiva diminuzione del numero degli elefanti africani, a causa essenzialmente del bracconaggio. Ma a parte indagini locali e quindi non complete, non esisteva un censimento generale della specie in Africa. Ora, grazie a un nutrito gruppo di scienziati, i fondi di Paul Allen, cofondatore di Microsoft e, fra le altre, dell’associazione Elephants Without Borders, abbiamo le cifre precise.

 

Gli elefanti di savana contati sono 352.271, presenti in 18 Paesi, e rappresentano il 93 % degli elefanti in totale. E i numeri sono in rapidissima diminuzione. L'articolo (in inglese) è uscito sul giornale open access Peerj.

 

Signori dell'ecologia. Gli elefanti africani di savana (Loxodonta africana, distinti da un’altra specie di elefanti, più piccola e che abita le foreste, Loxodonta cyclotis) sono un componente fondamentale degli ecosistemi africani sotto il Sahara. Abitano essenzialmente la savana africana, le zone aperte e persino i deserti (come la Namibia) e hanno una struttura sociale e una vita molto complessa e ancora tutta da scoprire.

 

Formano quella che in ecologia si definisce “specie chiave”, fondamentale per l’andamento degli ecosistemi, e sono molto importanti dal punto di vista sociale ed economico, se non altro perché rappresentano un motivo di visita da parte dei turisti.

 

Gli elefanti sono però da secoli anche una fonte di avorio, utilizzato per le tastiere dei pianoforti, le palle da biliardo, addirittura le bacchette per il riso, i crocifissi (come nelle Filippine) e vari souvenir turistici di pessimo gusto. Per questo, nonostante il quasi assoluto divieto di caccia, i bracconieri, pagati da commercianti e intermediari europei e orientali, non hanno mai smesso di uccidere gli elefanti per ricavarne i denti da vendere. Bracconaggio e perdita dell’habitat sono le cause della diminuzione della specie, che però non ha mai avuto una dimensione precisa, così come non era sicuro il numero di elefanti sopravvissuti.

 

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Conteggio aereo. Il progetto Great Elephant Census, che ha coinvolto studiosi di molti Paesi africani e occidentali, ebbe inizio nel 2014 proprio per definire con maggior precisione quanti fossero gli animali che abitavano ancora in Africa (vedi immagine accanto). Il conteggio è stato effettuato con voli aerei e a volte con elicotteri, perché a terra sarebbe stato troppo lungo, pericoloso e costoso.

 

Insieme agli animali vivi, sono state contate anche le carcasse, che testimoniavano lo stato della popolazione e anche, se eccessive, la percentuale di animali uccisi dai bracconieri. I campionamenti sono serviti anche, confrontandoli con quelli parziali del passato, a delineare una tendenza della popolazione generale della specie.

 

Precipitoso calo. I numeri hanno tracciato una situazione preoccupante, con una scomparsa di circa 144.000 animali dal 2007 al 2014, e una diminuzione dell’8% l’anno per tutto il continente; la maggior parte delle uccisioni sono dovute al bracconaggio per l’avorio, alimentato dalle richieste dei Paesi del Sud est asiatico, in particolare Cina, Thailandia e Vietnam. I paesi da cui proviene la maggior parte dell’avorio sono Mozambico e Tanzania.

 

Dopo una crescita, dalla metà degli anni Novanta la tendenza alla diminuzione è aumentata fino ad avere un picco proprio in questi anni. Lo studio ha anche sottolineato l’importanza teorica (ma non pratica) delle aree protette per la salvaguardia della specie, e insieme ad essa anche di molti altri animali e piante e interi ecosistemi. In molti parchi nazionali o altre aree, infatti, il rapporto tra animali vivi e carcasse è vicino a quello delle zone non protette e questo indica un livello di bracconaggio molto alto anche nelle aree protette.

 

Avidità occidentale. Gli sforzi di protezione della specie sono ostacolati dalla volontà di alcuni Paesi dell’Africa del Sud (Namibia e Zimbabwe) di facilitare ancora il commercio dell’avorio. La questione sarà discussa al prossimo convegno della Cites, l’organismo che regolamenta il commercio di parti degli animali in via d’estinzione.

 

I due Paesi (insieme ad alcuni Paesi europei e asiatici in cui il mercato dell’avorio è ancora presente) vorrebbero ancora meno restrizioni al commercio degli elefanti, ma questo, secondo gli esperti, porterebbe a un aumento esponenziale del bracconaggio. Con il pericolo della scomparsa totale del gigante africano.

 

2 settembre 2016 | Marco Ferrari