La scienza di "Alla ricerca di Dory"

Come vivono nella realtà gli animali protagonisti del nuovo cartone animato Disney Pixar? Hanno davvero le capacità straordinarie che vediamo nel film? Scopritelo qui... anche per raccontarlo ai figli o ai fratelli minori all'uscita dalla sala.

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Dory, la pesciolina smemorata protagonista del nuovo film Alla ricerca di Dory. | ©2016 Disney•Pixar. All Rights Reserved

Oggi, 15 settembre, esce al cinema Alla ricerca di Dory, il sequel di Alla ricerca di Nemo (uscito nel 2003). Negli Stati Uniti ha incassato tantissimo, ha ricevuto ottime recensioni e - dopo averlo visto in anteprima - è piaciuto anche a noi. Ci è dunque sembrato interessante analizzare l'aspetto scientifico della storia.

 

Diciamolo subito. Inutile puntualizzare che in natura difficilmente un pesce chirurgo risolve i problemi di autostima di un beluga, o fa amicizia con un polpo scorbutico (se non altro perché nessuna di queste creature parla). Alla ricerca di Dory è un cartone animato, mica un documentario: il seguito delle avventure di Nemo, di suo padre e della pesciolina smemorata, ovviamente adatta le creature del mare alle esigenze dello spettacolo.

 

Tanto per dire, i personaggi del film hanno dovuto essere dotati di espressioni facciali (e di sopracciglia, preziosissime per comunicare le emozioni) che nessun pesce ha...

 

Ma, premesso che sarebbe inutile "fare le pulci" a un cartoon, come vivono davvero gli animali che compaiono nel film Disney Pixar? Come si comportano? E quali sono le loro reali capacità? Scopritelo qui, magari per raccontarlo a figli o fratellini all'uscita dalla sala.

 

| ©2016 Disney•Pixar. All Rights Reserved

più che Senza memoria... senza famiglia. La pesciolina smemorata ruba definitivamente la scena a Marlin e Nemo e diventa la protagonista del film: parte alla ricerca dei suoi genitori, di cui serba pochi ricordi confusi, fino a un parco oceanografico dove pensa possano trovarsi.

 

Dory è un pesce chirurgo blu (Paracanthurus hepatus), specie diffusa nelle barriere coralline dell'oceano pacifico. Nella vita marina reale non serberebbe alcun ricordo dei suoi genitori. Che comunque non sarebbero affatto amorevoli e preoccupati per la sorte della figlia. Come molti altri pesci, infatti, maschio e femmina di questa specie rilasciano in contemporanea una grande quantità di uova e spermatozoi nell'acqua... e la storia finirebbe qui. Non c'è infatti alcuna cura della progenie: le uova fertilizzate sono portate dalle correnti, si schiudono e i piccoli pesci sono autonomi dall'inizio.

 

| ©2016 Disney•Pixar. All Rights Reserved

prima ero Marlin, ora sono Marlene. Più complessa – e decisamente curiosa – la vita familiare dei pesci pagliaccio (Amphiprion ocellaris) come Marlin e il figlioletto Nemo. Come ha commentato Marah Hardt, autrice del libro Sex in the Sea, dopo la morte della compagna (avvenuta all'inizio del primo film) Marlin avrebbe cambiato sesso e ora si ferebbe chiamare Marlene. Già, perché questo pesce è un cosiddetto “ermafrodita sequenziale”, cioè ha la capacità di cambiare sesso durante la vita.

 

In pratica, in un gruppo di pesci pagliaccio c'è una sola femmina dominante che si accoppia con un unico maschio. Tutti gli altri sono bloccati in una sorta di stadio giovanile. Se la femmina viene a mancare, il suo compagno cambia genere, ne prende il posto e uno degli altri pesci si sviluppa diventandone il “marito”.

 

Adam Summers, che si occupa di biomeccanica alla University of Washington ed è stato consulente per entrambi i film, in un'intervista ha chiarito: «Lo sapevamo. Ma non penso fosse una buona opportunità per parlare ai bambini di cambiamento di sesso nei pesci. Sembrava che potesse ingenerare confusione».

 

Hank, il polpo trasformista, con Dory. | ©2016 Disney•Pixar. All Rights Reserved

i polpi, veri artisti della fuga. Grande comprimario di Alla ricerca di Dory è Hank il polpo. Le incredibili capacità di trasformista del personaggio (alla base di alcune tra le gag più divertenti del film) rendono giustizia all'animale a cui si ispira: il Thaumoctopus mimicus o "polpo mimetico", che vive nel Pacifico. Questo cefalopode riesce a cambiare colore, grazie alla presenza sulla pelle di cellule contenenti pigmenti (chiamate cromatofori), e a mimetizzarsi con l'ambiente “scomparendo” tra le rocce o nella barriera corallina, come si vede nel video qui sotto.

 

Il polpo trasformista (2:59)

 

Ma la caratteristica unica del polpo mimetico è che imita forma e movenze di diversi altri animali marini: scoraggia i predatori simulando l'aspetto di un serprente marino nascondendosi in un buco e lasciando fuori solo due tantacoli, si muove sul fondo come una sogliola, imita i pericolosi pesci scorpione. Tutto sommato, queste capacità incredibili fanno sembrare credibile nel film l'abilità di Hank di diventare un vaso di fiori o di mimetizzarsi sulle mattonelle di una parete...

 

In più, in generale, i polpi sono tra gli animali marini più intelligenti e sono capaci di straordinarie manipolazioni con i loro tentacoli, ricoperti di piccole ventose. Ovviamente non farebbero proprio tutte le cose che fa Hank (non vi diciamo quali, per evitare spoiler), ma hanno comunque capacità notevoli: possono per esempio svitare i coperchi dei barattoli senza problemi.

 

uno squalo gigante, ma pacifico. Destiny è uno dei nuovi personaggi, abitante del parco oceanografico, una gigantesca e maldestra nuotatrice che sbatte ovunque per i suoi problemi di vista.

 

È uno squalo balena (Rhincodon typus), il pesce più grande esistente, diffuso nelle acque tropicali e temperate. Arriva a più di 12 metri di lunghezza, superando le 21 tonnellate di peso.

 

Nonostante la taglia, è un animale assolutamente innocuo per gli umani. E si nutre “filtrando” l'acqua: nuota tenendo aperta la gigantesca bocca oppure aspira attivamente acqua e cibo, poi espelle l'acqua attraverso le branchie e trattiene, grazie ad apparati filtranti, le prede: per esempio uova, gamberetti, calamari e piccoli pesci.

 

Destiny, uno squalo balena, e Bailey, un beluga. Sono due dei nuovi personaggi del film. | ©2016 Disney•Pixar. All Rights Reserved

col biosonar non sfugge nulla. Nel film, Bailey è un beluga convinto che il suo biononar sia difettoso. I beluga (Delphinapterus leucas), i candidi cetacei diffusi nelle acque dell'Artico, usano infatti l'ecolocalizzazione come gli altri odontoceti (i cetacei “con denti”, tra cui delfini e orche). È la capacità di emettere suoni e di recepire l'eco riflesso dagli oggetti attorno, riuscendo così a identificarne la presenza per cacciare o muoversi nell'ambiente. Per esempio, con l'ecolocalizzazione i beluga trovano i buchi nel pack per uscire all'aria a respirare.

 

Hanno una caratteristica protuberanza sulla fronte. Qui si trova un organo usato dagli odontoceti per l'ecolocalizzazione, chiamato melone: è una massa composta da grassi, che nei beluga è particolarmente grande e flessibile. I cetacei emettono una rapida sequenza di “click” ad alta frequenza; i suoni passano attraverso il melone e sono focalizzati davanti alla testa; poi, dall'eco di ritorno, gli animali possono determinare distanza, forma e persino struttura interna di un oggetto. Il fatto che il beluga possa cambiare la forma del melone probabilmente influisce sui suoni usati per l'ecolocalizzazione.

 

La tartaruga marina Scorza. | ©2016 Disney•Pixar. All Rights Reserved

abbandonati prima della nascita. Anche nel caso di Scorza e del figlioletto Guizzo, due tartarughe marine che compaiono insieme in entrambi i film, un racconto “zoologicamente corretto” avrebbe dovuto essere diverso.

 

Niente famiglia come la intendiamo noi, per le tartarughe verdi (Chelonia mydas): dopo lunghe migrazioni per giungere ai siti di riproduzione e l'accoppiamento in acqua con il maschio, la femmina arriva su una spiaggia tranquilla, scava una buca in cui depone 85-200 uova, copre tutto con la sabbia, si gira e torna in acqua. Fine delle preoccupazioni materne (quelle paterne, poi, non sono nemmeno iniziate). Poi i piccoli emergono dalla loro buca tutti insieme, in una notte, e si precipitano verso l'acqua: è la parte più pericolosa, in cui sono facile preda per vari animali, dai granchi ai gabbiani. Solo pochi arriveranno al mare, e se la dovranno cavare da soli.

 

15 settembre 2016 | Giovanna Camardo