La riscossa dei calamari giganti

L'arrivo di esemplari giganti di calamari sulle coste cilene è dovuto ai cambiamenti nelle condizioni delle masse d'acqua dell'oceano

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La riscossa dei calamari giganti
L'arrivo di esemplari giganti di calamari sulle coste cilene è dovuto ai cambiamenti nelle condizioni delle masse d'acqua dell'oceano

 

Uno degli esemplari di calamaro gigante immortalato dal team dell'associazione di oceanografia Mariscope.Foto: © Mariscope Chilena
Uno degli esemplari di calamaro gigante immortalato dal team dell'associazione di oceanografia Mariscope.
Foto: © Mariscope Chilena

 

Alla fine di febbraio più di 200 calamaroni giganti sono arrivati fino alle spiagge attorno ad Ancud, sulla costa settentrionale dell'isola di Chiloé (Cile meridionale); una zona, questa, interessata altre volta dall'avvistamento di questi misteriosi animali.
Calamari assassini. Questi calamaroni (Dosidicus gigas) sono tra i più grandi di cui si conosca l'esistenza: raggiungono lunghezze di 70-150 centimetri di lunghezza, anche se alcuni esemplari arrivano anche a tre metri. Vivono di solito in mare aperto, ma quando salgono in superficie possono mettere in pericolo i pesci che dovrebbero finire invece nelle reti dei pescatori (tra cui merluzzi, sardine e acciughe). La preoccupazione dei pescatori cileni è proprio per i danni che questi voraci cefalopodi possono causare al loro business.
Un occhio a 800 chilometri dalla Terra. Un aiuto per capire il motivo della risalita di questi animali in superficie arriva in questi giorni dallo spazio, precisamente dal satellite dell'Agenzia Spaziale Europea-ESA, Envisat. Envisat ha a bordo delle strumentazioni che permettono infatti di verificare le temperature delle acque e delle terre del nostro pianeta. Proprio nelle settimane interessate dall'arrivo dei calamaroni, il satellite ha registrato un cambiamento delle temperature delle acque nella zona in prossimità della costa cilena meridionale. Si sono formate correnti di acque più calde (di 0,5-1,5 °C) e questi animali potrebbero essere stati “intrappolati” in un flusso di acqua fredda formatosi tra le correnti più calde, fino ad arrivare in superficie.

(Notizia aggiornata al 30 marzo 2004)

 

30 marzo 2004