Animali

La pigrizia dei panda è scientificamente provata

Un studio dimostra che i panda spendono pochissima energia rispetto ad altri animali della stessa taglia, e così hanno potuto smettere di essere carnivori.

Dire che i panda sono animali pigri potrebbe suonare come un giudizio superficiale. In realtà, si tratta di un dato scientificamente provato. Infatti, dietro l’atteggiamento molle e indolente di questi grandi orsacchiotti, c’è una spiegazione seria.


A chiarire i motivi della pigrizia degli animali sono stati i ricercatori della Chinese Academy of Sciences di Pechino. L’équipe del professore di zoologia Fuwen Wei, che ha tenuto sotto controllo per un anno intero cinque esemplari di panda giganti (Ailuropoda melanoleuca) in cattività e altri tre allo stato brado, afferma che questi mammiferi spendono ogni giorno quantitativi bassissimi di energia, circa il 38% rispetto a un altro animale della stessa taglia.


La ricerca. Il team di studiosi capitanato da Fuwen Wei ha analizzato la composizione delle feci dei panda e i loro spostamenti giornalieri tramite GPS. Il risultato ha confermato che gli animali si muovono poco – specialmente quelli in cattività - e davvero lentamente: 15,5 metri orari. Questo comportamento non richiede un grande dispendio di energia (in movimento i panda consumano meno di quanto serve a un uomo per stare fermo) e permette quindi di continuare a seguire la loro dieta ipocalorica a base di bambù, senza che manchino di forze.


Un metabolismo lento. Dallo studio è emerso che gli animali presentano un metabolismo molto lento. Questo elemento, unito al fatto che i loro organi interni (fegato, reni, cervello) sono più piccoli in confronto agli altri orsi, permette loro di risparmiare energia. Ulteriore motivo per i quale i panda riescono a farsi bastare la dieta di bambù, che digeriscono solo per il 17%. Insomma, si dimostrano un ottimo esempio di efficienza nutrizionale ed energetica.


Questione di geni. Come per tutti i mammiferi, le caratteristiche del metabolismo sono strettamente correlate al funzionamento della tiroide. Nei panda giganti, in cattività come in natura, questa ghiandola endocrina produce livelli molto più bassi di ormoni rispetto agli altri mammiferi di uguale massa corporea (circa la metà). Questa peculiarità sembrerebbe dipendere da una mutazione genetica avvenuta nel corso dei secoli, che ha portato la tiroide dei panda a funzionare come quella di un orso bruno in letargo.


Grazie allo stile di vita pigro, agli organi sottodimensionati e a questa evoluzione genetica, i panda, in origine carnivori, sono riusciti ad adattarsi a una dieta povera di proteine facendosi bastare l’energia delle fibre.

13 luglio 2015 Silvia Malnati
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