La misteriosa strage delle antilopi asiatiche

Una malattia ancora sconosciuta ha ucciso in Kazakhistan oltre 120mila esemplari di antilope saiga in pochi giorni. Una situazione mai osservata prima in altre specie.

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Più triste di Bambi. | REUTERS

È arrivata a oltre 120mila morti la strage delle antilopi saiga dell'Asia centrale, una catastrofe che in brevissimo tempo sembra abbia ridotto di quasi la metà la popolazione delle antiolopi saiga (saiga tatarica).

 

Gli scienziati e i veterinari che stanno indagando sulla tragedia hanno formulato tre ipotesi naturali e una quarta "umana, ma ancora non si riesce a capire quale sia la vera causa dell'ecatombe. Che, in forma di diarrea acuta e crisi respiratorie, fa morire le antilopi in poche ore.

Violenta e Improvvisa. La saiga tatarica è considerata l'antilope più piccola al mondo (pesa 40 kg, più o meno come una capra), nonchè la più strana, con il suo muso buffo e allungato. Vive nelle steppe eurasiatiche fin dall'era glaciale, fra Kazakhstan, Calmucchia e Mongolia.

Le stime ufficiali parlano di 85mila vittime, ma quelle non ufficiali, e probabilmente più veritiere, ne ipotizzano oltre 120mila. Il tutto in meno di tre settimane. Le antilopi hanno incominciato a morire lungo le praterie della zona di Betpak-Dala dal 10 maggio, stroncate da un male che le uccide nell'arco di una giornata, a una media di 27 mila ogni 24 ore.

 

Le stime ufficiali parlano di 85mila vittime, ma quelle non ufficiali, e probabilmente più veritiere, ne ipotizzano oltre 120mila. | REUTERS


senza precedenti. La morìa fulminea ha spinto il governo kazako a richiedere l'intervento della Convention on Migratory Species dell'Onu. Un team sta indagando da giorni, guidato dal veterinario Richard Kock, del Royal Veterinary College di Hatfield (Inghilterra), che ha spiegato al New Scientist «La situazione è drammatica e traumatica: la mortalità è del 100%. Non si è mai visto niente del genere nella storia, niente con un livello di mortalità tale da uccidere tutti gli animali, adulti e cuccioli».

 

Una navetta Soyuz viene trasportata verso la rampa di lancio del cosmodromo di Baikonur. Secondo alcune ipotesi da verificare il combustibile speciale usato da alcuni razzi lanciati dal cosmodromo potrebbe essere responsabile dell'avvelenamento delle antilopi che vivono nella zona. |


Le tre ipotesi (più una). Il team ha scoperto che le antilopi sono vittime di una forma acutissima di diarrea associata a difficoltà respiratorie. Ma non sono ancora note le cause. Dai campioni di tessuto analizzati in questi giorni si ipotizzano tre possibili motivi della strage.

 

Il primo è una setticemia causata da batterio che si annida nella bocca degtli animali (genere Pasteurella) e solitamente uccide i bufali.

 

Il secondo è una emorragia epizootica, scatenata un virus trasmesso alle antilopi dalle mosche.

 

Il terzo è un avvelenamento del sangue provocato dal Clostridia, un batterio che si nutre di composti organici (a volte collegati a patologie come il tetano e il botulismo). «Dobbiamo continuare con i test per saperne di più e arrivare a conclusioni solide», spiega Kock.

Esiste anche un'altra possibilità: l'avvelenamento da carburante. L'area in cui vive la saiga è vicina a Baikonur, cosmodromo russo in cui si effettuano lanci e test di razzi (compresi quelli per lo spazio per esempio per portare in orbita la Soyuz).

 

Da anni alcune associazioni protestano per l'uso di una benzina particolarmente tossica e corrosiva, costituita da cherosene, idrazina e tetraossido di diazoto. Ma il collegamento con l'epidemia è un'ipotesi poco probabile e comunque da provare, sostiene Radio Free Europe.

Specie a rischio? L'antilope saiga è stata vittima di diverse morti di massa nel corso degli anni. È stata sull'orlo dell'estinzione nel 1920 e di nuovo nel 2003 qunado, a causa del bracconaggio, la sua popolazione raggiunse il record minimo di 21.000 esemplari. Fortunatamente riesce facilmente a superare questi momenti di estinzione grazie al fatto che le femmine sono fertili fin dal primo anno d'età.

 

A proposito di estinzioni:

 

28 maggio 2015 | Martino De Mori