La migrazione delle anguille

Nel lungo viaggio dal Mar dei Sargassi alle coste europee le anguille usano ogni indizio possibile per orientarsi, compresa la Luna - in particolare quando non si vede...

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| jack perks / Shutterstock

Già nelle scuole elementari si insegna che le anguille che gli italiani catturano nel delta del Po (ma che hanno colonizzato tutte le acque dolci europee) nascono nel centro dell’Oceano Atlantico, nel Mar dei Sargassi, tra le Grandi Antille e le Azzorre. Come facessero le minuscole larve, di pochi centimetri di lunghezza, a nuotare da quei luoghi lontani per migliaia di chilometri e arrivare sulle stesse coste e fiumi da dove erano partiti i genitori è rimasto a lungo un mistero.

 

Si ipotizza che i pesci utilizzino molti indizi per orientarsi: si sa che hanno un olfatto estremamente sensibile, e potrebbero essere attirati dagli odori dei fiumi “ancestrali”. Inoltre, come molte altre specie, le anguille sono sensibili al campo magnetico terrestre. Ma tutti questi “sensi” non erano sufficienti a spiegare l’ultimo tratto del percorso delle anguille verso i fiumi dove poi cresceranno: quando arrivano in prossimità della costa devono poi anche trovare il corso d'acqua dove erano vissuti i genitori.

 

La Luna nuova. Una ricerca condotta sulle anguille europee (Anguilla anguilla) della Norvegia è stata pubblicata su Royal society open access. Il gruppo di ricercatori, guidati dall’italiano Alessandro Cresci, ha seguito la direzione verso cui si orientavano le piccole anguille ancora trasparenti (chiamate cieche) racchiuse in un recinto fluttuante; il tutto durante varie fasi lunari. E sono giunti a una conclusione sorprendente: la direzione del nuoto dei piccoli pesci era aiutato dalla presenza del satellite naturale della Terra solo durante la fase di Luna nuova - proprio quando è invisibile, perché sorge nella stessa direzione del Sole ed è quindi posta tra la Terra e il Sole.

 

Come fanno? L’articolo ipotizza così che le anguille possano percepire la direzione in cui si trova la Luna, e che questo le aiuta nel nuoto perché il nostro satellite, in quella posizione, blocca una parte del vento solare e proietta quindi sulla superficie terrestre una "penombra" di particelle negative, che le anguille percepiscono come indizio sulla direzione da seguire.

 

10 novembre 2019 | Marco Ferrari