La medusa "aliena" della Fossa delle Marianne

Talmente strana da sembrare uscita da un film di fantascienza, è stata invece realmente filmata dagli scienziati della NOAA nella depressione abissale: guardala nuotare.

La prima reazione davanti al video è sempre la stessa: non può essere vera, sembra creata con Photoshop. Eppure ci sono gli esperti della NOAA, l'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica statunitense, a garantire l'autenticità di questo filmato, girato a 3700 metri di profondità in una località della Fossa delle Marianne nota come Enigma Seamount (nel Pacifico).

 

Identikit della sconosciuta. Le immagini sono state catturate il 24 aprile dal sottomarino a comando remoto Deep Discoverer della nave di ricerca Okeanos Explorer, che sta battendo questi fondali - i più profondi al mondo - per analizzarne le forme di vita.

 

Per gli scienziati quella che vedete è un'idromedusa del genere Crossota, che non attraversa una fase sessile nei primi stadi della sua vita (gli organismi sessili sono organismi acquatici, come le spugne, incapaci di movimento autonomo: molte meduse iniziano la loro esistenza così).

 

Cibo, vieni a me! Si tratterebbe poi di un predatore che caccia tendendo "agguati": lo si intuisce dai primi secondi del video, quando l'animale galleggia immobile, con i tentacoli distesi come i fili di una ragnatela, in attesa che le prede (piccoli crostacei o pesci) finiscano nella sua bocca. I canali radiali rossi dell'animale sembrano connettere le strutture gialle, molto probabilmente gonadi - al centro dell'ombrello, deputate alle funzioni riproduttive.

 

Gli abissi in diretta. Per le prossime nove settimane, la spedizione della NOAA setaccerà l'area a caccia di sorgenti idrotermali, vulcani di fango, coralli, spugne e pesci abissali, zone di subduzione e montagne marine. Se soffrite di insonnia, potete seguire le immagini in streaming girate in fondo al mare a questo link, in alcuni giorni e nelle ore notturne (colpa del fuso orario delle Fiji, seguito dai ricercatori).

 

3 maggio 2016 | Elisabetta Intini