La fame: una brutta bestia!

C’è chi cala in picchiata sulla preda, c’è chi aspetta paziente il passaggio di qualcosa da mettere sotto i denti, c’è chi usa utensili e c’è chi mangia quel che trova. Le tecniche e le strategie che gli animali adottano per assicurarsi un pasto sono molte. In questa fotogallery una carrellata di “pranzi animaleschi”. 

Il cebo dai cornetti (Cebus apella) le escogita tutte per procurarsi del cibo; un bel sasso, le dita prensili e un pizzico di furbizia lo aiutano a rompere una noce che altrimenti sarebbe un bocconcino inarrivabile. Come gli scimpanzé, queste scimmiette sudamericane ghiotte di frutta, insetti, semi e piccoli mammiferi, utilizzano strumenti: bastoncini per stanare i piccoli insetti nascosti nei tronchi degli alberi e pietre per fare scorpacciate di polpa protetta dai gusci più duri.

Testi a cura di Paola Grimaldi

La iena (Crocuta crocuta) è sempre stata considerata la spazzina della savana. Si è sempre pensato infatti che questo mammifero africano mangiasse esclusivamente le carcasse di animali cacciati da altri predatori, come leoni e leopardi. In realtà, senza disprezzare gli avanzi di cibo di altri carnivori, anche la iena è un’abile cacciatrice e una volta agguantata la vittima non ne lascia quasi nulla mangiando anche pelo, pelle e unghie. Brutta la fame.

Lagune, stagni, paludi, rive di laghi sono le sue riserve di caccia. In questi ambienti infatti l’airone azzurro (Egretta caerulea), uccello che vive lungo le coste orientali dell’America del nord, trova i suoi piatti preferiti: molluschi, crostacei, pesci, rane, tartarughe. La sua tattica consiste nel camminare lentamente in pochi centimetri d’acqua, smuovere il fondo con le zampe e afferrare con il becco aguzzo la prima leccornia che spunta dalla sabbia.

Le onde del Pacifico settentrionale non impediscono alla lontra di mare (Enhydra lutris) di consumare i suoi cibi preferiti. Molluschi – va matta per grossi bivalvi, detti abaloni -, ricci di mare e granchi fanno parte della sua dieta. E il fatto che questi organismi marini abbiano gusci robusti non ferma la lontra. Questo mustelide è infatti uno dei pochi animali in grado di utilizzare utensili: si arma di un sasso trovato sul fondo, si prepara il boccone appoggiandolo sulla pancia e dopo aver preso la mira sferra l’attacco. Il guscio si rompe e il cibo è disponibile.

La savana offre quel che c’è: erba, foglie, radici e corteccia. E se si vuole sopravvivere anche un po’ di terra può bastare. Si è osservato infatti che la zebra (Equus burchelii) a volte mangia il terriccio. Probabilmente per soddisfare il bisogno di sali minerali, sostanze difficili da reperire durante la stagione secca, quando acqua e germogli sono scarsi.

La battuta di pesca del pellicano bruno (Pelecanus occidentalis) funziona così: perlustrazione della zona costiera a un’altezza anche di 15 metri sopra il livello del mare, intercettazione del banco di pesci, caduta in picchiata, immersione e spalancamento del becco.
L’istante immortalato in questa fotografia rappresenta proprio l’ultima fase della cattura del pranzo di questi uccelli marini che, grazie alla sacca gulare – la borsa di pelle estendibile presente sotto il mento – riescono più facilmente a trattenere le prede.

Questo cucciolo di leone (Panthera leo) rosicchia con gusto il suo pranzo. Potrebbero essere i resti di una zebra, di un’antilope, di uno gnu ma anche di una lepre o di un elefante. La dieta di questi carnivori, che insieme ai leopardi e ai ghepardi sono i più grandi predatori africani, è infatti molto variegata. Ma chi avrà portato la pappa al piccolo? Mamma o papà? La prima, perché, nonostante la fama di “re della savana” che ha il leone, è spesso la leonessa a cacciare, in gruppo, e a nutrire il branco.

Non a caso questo rettile si chiama mangiatore d’uova (Dasypeltis scabra). È infatti in grado di ingoiare un uovo intero senza soffocare. Ci riesce grazie a delle modificazioni anatomiche della mascella e della mandibola che sono composte da ossa particolarmente mobili. A rompere poi l’uovo ci pensa un ulteriore accorgimento; le vertebre cervicali sono dotate di sporgenze che sbucano direttamente nell’esofago. Quando l’uovo arriva a contatto di queste strutture si rompe. A quel punto il serpente sputa il guscio e ingoia il resto.

Può sembrare crudele vedere un pinguino inseguito da una foca leopardo (Hydrurga leptonyx). Ma nell’economia della natura è così che deve andare. Sopravvivere significa mangiare e questo mammifero antartico ce la mette tutta per vivere il più a lungo possibile. Tra le fonti di cibo che la foca leopardo predilige ci sono appunto i pinguini: nascosta sotto le lastre di ghiaccio che galleggiano sul mare, aspetta che questi uccelli si tuffino per coglierli di sorpresa.

Mangiare questi fiori rosa per il bruco della fotografia non significa solo nutrimento ma è un modo per immagazzinare nei suoi tessuti un’arma contro i predatori.

La pianta di Asclepias, elemento principale della sua dieta, contiene infatti delle sostanze tossiche non dannose per il bruco e per la farfalla che diventerà dopo la metamorfosi. Lo sono invece per gli uccelli che se cercheranno di cacciare le farfalle monarca (Danaus plexippus) o i loro bruchi incapperanno in tremendi mal di pancia.

Fanno parte di una lunga catena alimentare; senza di loro balene, uccelli marini, foche, pesce azzurro, megattere non potrebbero sopravvivere. Ma i piccoli gamberetti (Euphausia superba) dell’immagine, scattata sotto i ghiacci dell’Antartide, non lo sanno e si preoccupano solo di riempirsi lo stomaco di microrganismi. Questa specie di crostacei, insieme a molte altre, fa parte del krill, termine usato per indicare quella porzione di plancton costituita appunto da questi invertebrati. Il krill, oltre a costituire l’alimentazione di molti animali marini, arriva anche sulle tavole degli esseri umani: in Giappone, in zuppe e insalate, è un piatto prelibato.

Rischiando di rompersi l’osso del collo, il gabbiano grigio (Larus glaucescens) cerca di non farsi mancare il suo cibo preferito: i frutti di mare. Cozze, vongole, crostacei, pesci, alghe, ricci di mare finiscono nel becco di questo uccello che vive in colonie lungo le coste dell’America nord occidentale. Il bottino diventa particolarmente abbondante quando c’è bassa mare; nella sabbia si nascondono le prede più succulente. E se poi il guscio di alcune conchiglie è troppo duro, il gabbiano si alza in volo e da un’altezza adeguata lascia cadere il boccone su una roccia. L’impatto farà rompere le valve… e il pranzo è servito.

Il salmone, dopo tutta la strada che ha fatto per deporre le uova lungo le rive dei fiumi americani, fa davvero una brutta fine: dritto tra le fauci di un Grizzly (Ursus arctos horribilis)! Questi orsi americani mangiano un po’ di tutto. Carnivori – o meglio onnivori - alti anche 3 metri cacciano alci, cervi, pecore, bisonti e pesci. Non disdegnano però noci, radici, arbusti e resti di pranzo di campeggiatori. Esistono infatti regole severe, nei parchi americani, per evitare incontri ravvicinati con questi animali che possono essere molto aggressivi. Durante il secolo scorso (1900) sono morte circa 50 persone.

La fama di mangiatrici di carogne le precede. Ma quando ne hanno l'opportunità le iene (fam. Hyaenidae) non disdegnano certo un pasto fresco. Quella nella foto, per esempio, ha dovuto cimentarsi in una decina di attacchi prima di riuscire finalmente ad agguantare il povero fenicottero rosa. Un tentativo di caccia coraggioso: le iene solitamente, si avventano sulle prede in gruppo, mentre questo esemplare ha dovuto contare solo sulle proprie forze e su una buona velocità (fino a 60 chilometri all'ora). L'intera scena si è svolta nelle acque altamente alcaline del Lago Nakuru, in Kenya.

Foto e curiosità sui fenicotteri rosa (guarda)

C’è chi cala in picchiata sulla preda, c’è chi aspetta paziente il passaggio di qualcosa da mettere sotto i denti, c’è chi usa utensili e c’è chi mangia quel che trova. Le tecniche e le strategie che gli animali adottano per assicurarsi un pasto sono molte. In questa fotogallery una carrellata di “pranzi animaleschi”. 

Il cebo dai cornetti (Cebus apella) le escogita tutte per procurarsi del cibo; un bel sasso, le dita prensili e un pizzico di furbizia lo aiutano a rompere una noce che altrimenti sarebbe un bocconcino inarrivabile. Come gli scimpanzé, queste scimmiette sudamericane ghiotte di frutta, insetti, semi e piccoli mammiferi, utilizzano strumenti: bastoncini per stanare i piccoli insetti nascosti nei tronchi degli alberi e pietre per fare scorpacciate di polpa protetta dai gusci più duri.

Testi a cura di Paola Grimaldi