La democrazia delle scimmie

Persino nella rigida società dei babbuini, quando si meditano trasferimenti, si sceglie insieme la meta: un processo democratico in cui tutti possono dire la loro.

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Chi mi ama, mi segua. | Anup Shah/Nature Picture Library/contrasto

La società dei babbuini non è quello che definiremmo un idillio tra pari: gerarchie e giochi di poteri sono ben visibili, con i maschi alfa che si impongono con fare da "bullo" quando si tratta di avventarsi su cibo e compagne. Ma una cosa sembra mettere tutti i primati d'accordo: la meta del prossimo viaggio.

 

Suffragio universale. Quando devono decidere la direzione verso cui spostarsi, i babbuini lo fanno in modo assolutamente democratico, con un processo in cui tutti i membri del branco possono dire la loro, indipendentemente da sesso, età e status sociale. È la conclusione di uno studio dello Smithsonian Tropical Research Institute, e delle Università di Oxford e Princeton pubblicato su Science.

 

Tracciati. I ricercatori hanno monitorato le interazioni sociali e i movimenti di 25 babbuini verdi (Papio anubis) del Kenya per 14 giorni, usando collari GPS: è stato il primo studio a seguire un così grande numero di esemplari contemporaneamente.

 

L'analisi di 20 milioni di dati GPS relativi alle posizioni dei primati ha individuato alcuni esemplari che, prendendo l'iniziativa, decidevano di separarsi dal gruppo: in alcuni casi il loro movimento sollecitava quello di altri compagni, innescando uno spostamento "a catena". In altri, l'iniziativa dei più intraprendenti rimaneva solitaria: in quei casi, i primati facevano mestamente ritorno al gruppo.

 

La maggioranza vince. La possibilità di essere seguiti o meno non dipende - lo dicono i dati - dallo status sociale dell'esemplare: non è detto che i maschi alfa, quando decidono di spostarsi, abbiano più seguaci di altri esemplari. I babbuini studiati hanno preferito spostarsi in massa quando più "iniziatori" si sono mossi di comune accordo in una data direzione.

 

Nei casi di incertezza, non c'è stato conflitto. Semplicemente, i primati hanno seguito il gruppo con più adepti, o hanno optato per una soluzione "salomonica", scegliendo una direzione intermedia quando le due suggerite non erano poi così distanti.

 

Benefici per tutti. La ricerca mostra che, anche e soprattutto nelle società con gerarchie complesse, conviene dirimere le dispute con regole eque, piuttosto che metterla sempre sul piano fisico. Certo, a contare è anche lo scopo finale: in questo caso, la decisione su dove andare coinvolge l'intero gruppo. Da qui la necessità di scelte condivise.

 

23 giugno 2015 | Elisabetta Intini