La Brexit mette a rischio i ricci inglesi

La fine della protezione UE sulle siepi potrebbe causare problemi ai ricci e a molte altre specie di mammiferi e uccelli.

Riccio
Un riccio. | supakrit tirayasupasin / Shutterstock

L'opinione degli inglesi sulla Brexit la conosciamo, quello che non sappiamo è cosa pensino la flora e la fauna britanniche dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Stando a un rapporto stilato dall'IEEP, l'Institute of European Environmental Policy, e commissionato dai Wildlife Trusts, ci sono parecchie specie che, se potessero esprimere la loro opinione, si direbbero contrarie all'abbandono delle regole europee sulla protezione dell'ambiente: stando a quanto si legge nel documento, pubblicato nel febbraio 2019 e tornato alla luce in occasione dell'entrata in vigore della Brexit, i ricci rischiano di essere le prime vittime di questo cambiamento.

 

Proteggere le siepi. Le regole di gestione dell'agricoltura comuni a tutta l'Unione (CAP, common agricultural policy) prevedono, tra le altre cose, un alto livello di protezione per le siepi che separano i campi coltivati: devono essere larghe almeno due metri e non possono essere potate né cosparse di pesticidi tra marzo e settembre, il periodo, cioè, nel quale nidificano gli uccelli. Questo perché le siepi forniscono un rifugio per molte specie a rischio; la popolazione di ricci in Inghilterra, per esempio, è calata del 97% negli ultimi sessant'anni, e numeri simili si registrano per uccelli come la tortora, il fanello e lo zigolo giallo: tutte specie che usano le siepi per fare il nido o scavarsi la tana.

 

Le regole dopo la Brexit. L'allarme che arriva dall'IEEP riguarda le nuove leggi sull'agricoltura che potrebbero venire introdotte in sostituzione delle norme europee, e che sono in discussione proprio in questi giorni: secondo Tom Lancaster dell'RSPB (la Royal Society for the Protection of Birds), «la legge prevede misure importanti che premiano i contadini che si impegnano in opere di conservazione, ma non prevede nessuna regolamentazione sulla gestione dei campi». E in effetti nel progetto di legge si legge che i contadini verranno premiati se producono "public goods" (creazione di habitat, mantenimento di un suolo pulito, miglioramento delle condizioni degli animali d'allevamento), ma non si trova nessun riferimento alle succitate protezioni previste dalla CAP. Interpellato a riguardo, un portavoce del Ministero dell'ambiente e dell'agricoltura ha commentato «non abbasseremo gli altissimi standard ambientali ai quali ci atteniamo al momento».

 

20 febbraio 2020 | Gabriele Ferrari