L'anno nero dei rinoceronti sudafricani

Costantemente nel mirino dei bracconieri, nel 2012 questi mammiferi sono stati uccisi al ritmo di quasi due al giorno: un record drammatico che ne sta mettendo a rischio la sopravvivenza. Le immagini del WWF documentano la sorte dei rinoceronti e le misure (ancora insufficienti) adottate per proteggerli.

Il 2012 non è ancora finito ma è già tempo di bilanci, e negativi, per chi come il WWF è impegnato in programmi per la conservazione di specie a rischio. Da gennaio ad oggi sono finiti uccisi dal fuoco dei bracconieri 455 esemplari di rinoceronte, un record spaventoso se paragonato ai 448 assassinati nel 2011 e - soprattutto - ai 13 appena uccisi nel 2007. Mai come negli ultimi anni la domanda di corni di rinoceronte proveniente dai paesi asiatici, Vietnam e Cina in cima alla lista, è cresciuta. Di conseguenza sono aumentati esponenzialmente gli episodi di bracconaggio, e le norme adottate dal Sudafrica, dove questi animali vivono, non sembrano essere finora riuscite a contrastare la strage.

Il Sudafrica ospita la più grande popolazione di rinoceronti al mondo: vivono qui circa 20 mila esemplari, il 90% di tutti quelli presenti sul territorio africano. Ecco perché il paese è finito nel mirino di trafficanti che uccidono i mammiferi per esportarne illegalmente il corno in Cina e nel Sudest asiatico, dove viene venduto come trofeo, presunta cura contro il cancro e usato come merce di scambio per altri traffici criminali.

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In realtà, spiegano gli esperti, il corno di rinoceronte è fatto dello stesso materiale delle nostre unghie - la cheratina - e non ha alcuna proprietà terapeutica.
Nella foto, un rinoceronte nero sedato viene trasportato in elicottero presso uno dei centri del WWF? Black Rhino Range Expansion Project, nato per favorire la riproduzione di questa specie e proteggerla dai bracconieri. Il viaggio dura circa 10 minuti e permette di trasportare facilmente un animale ferito senza arrecargli sofferenza.

Il valore dei corni di rinoceronte sul mercato nero è schizzato a 65 mila dollari al chilo (49.500 euro), più dell'oro: ecco perché negli ultimi anni il governo sudafricano ha introdotto norme per arginarne il traffico. Nell'aprile 2012 è stata varata una legge che prevede la sospensione dell'assegnazione delle licenze di caccia a tutti i vietnamiti, perché di questa nazionalità sono i principali attori delle uccisioni di rinoceronti bianchi. Ma le restrizioni non hanno sortito finora gli effetti desiderati.

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Il parco è divenuto, denunciano le organizzazioni impegnate nella tutela di questi mammiferi, come il WWF, il teatro dello scontro di gang armate di contrabbandieri sponsorizzati dai maggiori rappresentanti del crimine internazionale. Nel tentativo di procurarsi la "preziosa" merce sono stati adoperati mezzi degni di film di spionaggio come artiglieria pesante, occhiali per la visione notturna ed elicotteri.

Circa metà degli episodi di bracconaggio è avvenuto all'interno del Kruger National Park, forse la riserva più famosa del paese, dove negli ultimi mesi è stata intensificata la sorveglianza. I rinoceronti sono controllati a vista da guardie armate ed elicotteri, nel tentativo di arginare la carneficina.

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I criminali hanno trovato anche altre fonti in cui reperire corni: negli ultimi anni almeno 65 corni di rinoceronte sono stati trafugati da esposizioni pubbliche, antiquari e musei, in Sudafrica ma anche in Europa e Stati Uniti.

L'intervento sul campo, se pur fondamentale e prezioso, non basta più. Per proteggere questi animali è necessario agire a livello internazionale, con un puntuale lavoro di intelligence e un coordinamento legislativo tra Sudafrica e paesi importatori. Altrimenti, quando le morti di rinoceronte supereranno le nascite, per questi mammiferi sarà l'inizio di un declino inesorabile.

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Anche nella giornata dedicata alla sua salvaguardia (Save the Rhino Day, USA), il rinoceronte ha ben poco da festeggiare: le quattro diverse specie moderne – il rinoceronte nero (Diceros bicornis) e quello bianco (Ceratotherium simum) in Africa, il rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis) e quello di Sumatra (Rhinoceros Sumatrensis) in India - sono ormai ridotte a poche centinaia di esemplari, mentre il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus annamiticus) è stato ufficialmente dichiarato estinto nell'ottobre del 2011.
A rendere la vita di questi pachidermi così precaria sono la superstizione e il bracconaggio. Ancora oggi il loro corno viene largamente impiegato nella medicina tradizionale cinese come rimedio per numerose gravi malattie tra cui il cancro. Questa pratica, che non ha per altro alcun riscontro scientifico, spinge i cacciatori di frodo a sfidare i ranger dei grandi parchi africani e ad abbattere indiscriminatamente gli animali per prelevarne il prezioso trofeo.
Al mercato nero un corno di rinoceronte può valere fino a 500.000 dollari, una vera fortuna in paesi dove il salario medio spesso non arriva a 100 dollari al mese.
E nonostante in molti paesi dell'Africa i guardia parco abbiano ricevuto dai governi l'autorizzazione a sparare a vista sui bracconieri, la strage non si ferma: solo in Sud Africa, dall'inizio dell'anno, sono stati uccisi 95 animali, quasi uno al giorno.
Per questo motivo il governo sudafricano sta pensando di legalizzare la vendita di prodotti derivati dal corno di rinoceronte immettendo sul mercato le migliaia di corni prelevati negli anni agli animali morti o asportati chirurgicamente a quelli vivi per salvarli dai fucili dei cacciatori.
Secondo le autorità di Pretoria questa azione potrebbe far crollare il prezzo dei corni, rendendone antieconomico il commercio clandestino.

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Il 2012 non è ancora finito ma è già tempo di bilanci, e negativi, per chi come il WWF è impegnato in programmi per la conservazione di specie a rischio. Da gennaio ad oggi sono finiti uccisi dal fuoco dei bracconieri 455 esemplari di rinoceronte, un record spaventoso se paragonato ai 448 assassinati nel 2011 e - soprattutto - ai 13 appena uccisi nel 2007. Mai come negli ultimi anni la domanda di corni di rinoceronte proveniente dai paesi asiatici, Vietnam e Cina in cima alla lista, è cresciuta. Di conseguenza sono aumentati esponenzialmente gli episodi di bracconaggio, e le norme adottate dal Sudafrica, dove questi animali vivono, non sembrano essere finora riuscite a contrastare la strage.