Animali

Interventi estremi e crudeli su cani e gatti

Nella risoluzione dei problemi comportamentali interviene la terapia comportamentale e in alcuni casi, la combinazione tra questa e una terapia farmacologica...

Nella risoluzione dei problemi comportamentali interviene la terapia comportamentale e in alcuni casi, la combinazione tra questa e una terapia farmacologica di supporto.

Togliere le corde vocali a un cane che abbaia spesso è una pratica crudele. Il problema dovrebbe essere affrontato in modo diverso, con una specifica terapia comportamentale

La terapia comportamentale prevede una serie di modificazioni comportamentali e ambientali. Le prime riguardano cambiamenti che i proprietari devono adottare nel loro modo di relazionarsi con il cane. Infatti, solo passando attraverso il proprietario si può arrivare a modificare anche il comportamento dell’animale.

Per quanto riguarda invece le modificazioni ambientali, si traducono in cambiamenti nell’ambiente di vita dell’animale allo scopo di favorire il suo stato di benessere e la sua capacità di adattamento. Oltre a questo tipo di interventi, ne esistono altri che non possono assolutamente essere definiti “terapeutici”: si tratta degli interventi estremi. Sono delle manipolazioni dell’animale, il cui solo scopo è quello di ridurre o eliminare il problema che l’animale causa all’essere umano, ma che non intervengono assolutamente nel modificarne il comportamento e tanto meno nel curare il disturbo comportamentale che sta alla base del problema manifestato dal cane o dal gatto.

Tra questi tipi di interventi ritroviamo la limatura dei denti del cane: viene fatta su cani aggressivi per renderli meno offensivi e per ridurre il danno che possono provocare nel mordere una persona o un altro animale. Tuttavia, questa procedura non elimina la funzione che il comportamento aggressivo esprime, ovvero quelle che sono le motivazioni che portano il cane ad aggredire.

Un altro esempio è quello della deungulazione del gatto che graffia i mobili di casa. Oltre ad essere una pratica alquanto dolorosa per l’animale e crudele da un punto di vista umano, è da ritenersi inutile ai fini curativi. Anche in questo caso non si cura il problema, ma si evita il danno.

Altra brutale e assurda pratica è quella del taglio delle corde vocali del cane per fare in modo che non possa più abbaiare. Viene richiesta per esempio per quei cani che, quando stanno a casa da soli, continuano a piangere e abbaiare. Anche in questo caso il problema comportamentale dell’animale rimane, anzi peggiora perché aumenta il livello di stress-ansia del cane.

Tutte queste orrende pratiche mutilano l’animale e alterano i suoi sistemi di comunicazione. Pensate infatti alla quantità di informazioni sia visive che olfattive che veicolano i graffi che il gatto lascia in diversi punti del suo territorio. E cosa dire del complesso sistema di vocalizzazioni che il cane utilizza per trasmettere informazioni sul suo stato emotivo sia ai conspecifici che ad altre specie fra le quali anche l’uomo (per esempio ringhiare per minacciare; mugulare per richiamare l’attenzione del proprietario, per esprimere sottomissione, leggera frustrazione; abbaiare per indicare uno stato di eccitazione, per difendere il territorio, per segnalare situazioni di allerta; ululare per sollecitare i contatti sociali).

E’ importante sottolineare che queste pratiche non vanno quindi considerate degli interventi risolutivi e curativi, bensì dei semplici palliativi che interferiscono profondamente e sullo stato di benessere dell’animale.

E la Legge le vieta se non eseguiti a scopo terapeutico, sia per i gatti che per i cani perché considerati maltrattamento sugli animali (legge 281/1991 e ordinanza 03/03/2009)

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