Animali

E se usassimo gli integratori per salvare i coralli?

In Australia si sperimenta un nuovo metodo per salvare le barriere coralline: si cercano batteri che potrebbero essere usati come "integratori alimentari".

In questi anni di cambiamenti climatici e disastri ambientali si fa fatica a decidere quale ecosistema stia messo peggio, ma una delle risposte più frequenti è la barriera corallina: il riscaldamento e l'acidificazione degli oceani stanno causando morìe di coralli in tutto il mondo e a ritmi elevatissimi – tanto che si prevede che la Grande barriera corallina australiana, la più grande formazione di questo genere al mondo, potrebbe sparire entro i prossimi cinquant'anni.

La scienza da anni è alla ricerca di soluzioni per aiutare i coralli a sopravvivere e magari a prosperare: l'ultima proposta arriva dall'Australia, dalla città di Townsville sulla costa nord-orientale. Qui, nei laboratori del National Sea Simulator, l'ecologo Lone Høj e il suo team stanno provando a salvare i coralli… con gli integratori.

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I coralli e i batteri. Il National Sea Simulator, che potete visitare virtualmente a questo indirizzo, è un laboratorio dedicato alla Grande barriera corallina e ai suoi coralli; nelle sue stanze si simulano le condizioni naturali del mare dellevicinanze e si può manipolarle per studiare le reazioni dei coralli locali ai cambiamenti di temperatura, salinità e altri parametri.

L'ultimo studio riguarda una caratteristica dei coralli poco studiata: il loro rapporto con i batteri. Sappiamo che i coralli vivono in simbiosi con le zooxantelle, le alghe unicellulari che "aiutano" nella costruzione degli scheletri di carbonato di calcio che formano le barriere; ma non ci siamo ancora concentrati a sufficienza sugli altri microrganismi che vivono insieme ai coralli. Al National Sea Simulator si sta provando a colmare questa lacuna lavorando sulle larve di corallo, che nascono mobili e lo rimangono finché non trovano il substrato giusto per "piantarsi" e cominciare a crescere.

Integratori per coralli. Høj e il suo team hanno approfittato dell'annuale nascita di nuove larve per prelevarle ed esporle a differenti tipi di batteri – uno alla volta, per un totale di 850 specie. Ora il team sta studiando le reazioni dei coralli ai diversi microrganismi, misurandone la crescita, la risposta immunitaria e le condizioni di salute: la speranza è di individuare almeno alcuni batteri la cui presenza sia benefica per il corallo, e che potrebbero quindi essere usati come "integratori alimentari" nella rigenerazione di barriere degradate.

Gli esperimenti sono ancora in corso: il National Sea Simulator ospita 50 specie diverse di coralli e i test vengono fatti su una o poche specie per volta, quindi potrebbero volerci anni per analizzare tutti i dati. Ma i primi risultati sono incoraggianti, e la speranza è quella di sviluppare un metodo di intervento su larga scala.

21 giugno 2022 Gabriele Ferrari
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