Animali

Le vespe nate nella stessa culla non si combattono

Vespe parassite, diffuse in Togo e Burkina Faso, al momento di difendere l'accesso alle risorse (l'ospite su cui deporre le proprie uova) scelgono di non aggredire le consimili se riconoscono legami di parentela.

Nel mondo animale competere per una risorsa è normale, ma non sempre la lotta è una strategia vincente. Meglio mostrarsi aggressivi o risolvere pacificamente il conflitto? È il dilemma che affrontano le vespe parassite della specie Eupelmus vuillet al momento di deporre le uova su un ospite vivo: la larva del coleottero Callosobruchus maculatus (tonchio maculato, a sua volta un parassita delle leguminose), che fungerà da nutrimento per la prole. Può capitare che due vespe prendano di mira la stessa larva incistata all'interno di particolari semi di fagiolo (black-eyed pea, fagioli con l'occhio), e in quel momento devono decidere se combattere per deporre le uova o lasciar perdere.

Uno studio condotto da Anthony Mathiron, Patrice Pottier e Marlène Goubault all'Istituto di ricerca sulla biologia degli insetti di Tours, in Francia, rivela che questi insetti, originari di Togo e Burkina Faso, decidono cosa fare solo dopo aver stabilito se l'avversaria è o non è loro parente.

Wellcome Images, microfotografia di una vespa dalla coda rossa
Microfotografia di una vespa dalla coda rossa (Chrysis ignita), facilmente riconoscibile per i colori iridescenti del corpo: la testa e il torace blu-verde metallico e l'addome rosso-bronzo. Vedi: la fotografia scientifica, tra scienza e arte. © Spike Walker / Wellcome Images

Il processo di kin recognition (riconoscimento della parentela) si basa sull'analisi delle somiglianze fisiche correlate all'assetto genico, e sull'individuazione di caratteristiche legate all'ambiente di provenienza: il fagiolo in cui le vespe sono nate. Due individui che, alla schiusa dell'uovo, si sono cibati di larve diverse all'interno di uno stesso seme hanno odori particolari che rivelano la medesima origine.

Ricreando in laboratorio un ambiente simile a quello naturale i ricercatori hanno dimostrato che la conflittualità cala se le vespe riconoscono nella concorrente sia affinità genetica, sia familiarità ambientale, e che il conflitto si risolve più facilmente se le due vespe hanno condiviso da piccole lo stesso ambiente. Cedere a un conspecifico una collocazione appetibile per la sua prole può sembrare svantaggioso: in realtà fa risparmiare energie a chi rinucia, e garantisce alla specie la trasmissione dei geni migliori.

23 luglio 2019 Letizia Allevi
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