Il volo dei pipistrelli: ultrasuoni, magnetismo e luce polarizzata

I volatori notturni hanno un metodo originale per orientarsi, unico fra tutti i mammiferi.

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Un vespertilio maggiore (Myotis myotis) in volo.|Hans Christoph Kappel/Nature Picture Library/contrasto

I pipistrelli riescono a muoversi di notte, anche al buio più completo, grazie all'eco degli ultrasuoni che emettono: ascoltandolo, riescono a costruirsi un quadro del paesaggio nei più minuti dettagli. Ma a volte si spostano di molti chilometri per andare a nutrirsi: come fanno a tornare indietro? Secondo ricercatori di università tedesche, inglesi e israeliane, che hanno pubblicato la scoperta sulla rivista Nature Communication, prima di partire riescono a "leggere" la direzione di polarizzazione della luce nel cielo e usarla come filo di Arianna, per tornare dopo avere percorso lunghe distanze.

 

Un sistema ultrapreciso. I pipistrelli usano gli ultrasuoni solo per brevi distanze, dai 5 ai 50 metri dal rifugio. Se si allontanano di molto, per tornare alla tana possono usare il campo magnetico terrestre, come se avessero una bussola in testa; si sa che lo fanno squali, insetti e uccelli. Ma l'evoluzione ha dotato i pipistrelli di un doppio sistema di controllo.

 

Per dimostrarlo i ricercatori hanno spostato alcune femmine di vespertilio maggiore (Myotis myotis) in una scatola, consentendolo loro di osservare la luce del cielo, al naturale o con la direzione della polarizzazione modificata. Hanno quindi scoperto che, come fanno altri animali (ma nessun altro mammifero, per quanto ne sappiamo), i pipistrelli osservano con attenzione la luce del tramonto, quando la polarizzazione è più forte.

 

In questo modo calibrano e rendono più preciso il senso magnetico, e quando ripartono arrivano a casa con più precisione. Gli animali che hanno osservato la luce del tramonto con una polarizzazione modificata hanno invece sbagliato la direzione del ritorno, dimostrando l'utilità della percezione. 

 

 

 

30 Luglio 2014 | Marco Ferrari