Animali

Il titanosauro zombie con i parassiti nelle ossa

Nelle zampe di un fossile di titanosauro del Cretaceo scoperto in Brasile sono stati scoperti i primi esempi di parassiti delle ossa mai trovati.

Nel 2009, nei pressi di San Paolo, in Brasile, un gruppo di paleontologi scoprirono le ossa fossilizzate di una nuova specie di titanosauro, un gruppo di dinosauri del Cretaceo che comprende, come suggerisce il nome, alcuni tra gli animali più grossi che abbiano mai vissuto sulla Terra. Il fossile in questione era un po' diverso: lungo "solo" 6 metri, apparteneva a una specie di titanosauro nano, che venne soprannominato Bilbo, come lo hobbit di J.R.R. Tolkien. Oggi, come si legge in uno studio pubblicato su Cretaceous Research, quello stesso fossile è stato ri-analizzato da un gruppo di ricerca dell'università di Rio Grande do Norte, che ha scoperto che l'animale era malato: nelle sue zampe si trovano i primi esempi di parassiti delle ossa mai trovati.

L'autopsia del dinosauro. Nonostante sia stato scoperto più di dieci anni fa, il fossile è stato studiato solo ora: capita quando un deposito di fossili si rivela talmente ricco che servono anni per studiare tutti i reperti rinvenuti. L'osso in questione è stato sottoposto a una TAC, per investigare le condizioni dell'animale al momento della morte. Quello che i ricercatori hanno scoperto è che l'esemplare era anziano e invalido: sulle ossa si notano dei bernoccoli spugnosi che, secondo lo studio, sono la conseguenza di una forma di osteomielite, un'infezione che colpisce anche gli esseri umani e che può essere causata da batteri, funghi o protozoi.

Il dinosauro zombie. Confrontando quello che sappiamo sull'osteomielite umana con le condizioni delle ossa del titanosauro Bilbo, il team ha dedotto che l'infezione dovesse essere a uno stadio così avanzato che l'animale era ricoperto di ferite aperte e sanguinanti – una caratteristica che ha spinto il gruppo a ribattezzarlo "Dino Zombie". Le analisi hanno anche rivelato la presenza di microrganismi presenti nel sangue dell'animale al momento della morte: secondo Aline Ghilardi, una delle autrici dello studio, «è un parassita nuovo, non abbiamo mai visto nulla di simile», ma potrebbe trattarsi di un qualche protozoo o nematode responsabile dell'infezione.

28 novembre 2020 Gabriele Ferrari
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