Animali

Il segreto dei pasti "light" delle balene

Come fanno le balenottere a saziarsi con krill e piccoli pesci? Uno studio con riprese "a dorso di cetaceo" chiarisce i meccanismi con cui questi giganteschi mammiferi si sfamano.

I più grandi animali marini si nutrono di creature spesso più piccole di una graffetta: come fanno a sostentarsi? Un nuovo studio dell'università di Stanford (California) pubblicato su Current Biology offre uno spaccato più che mai dettagliato sulle abitudini di pasto delle balenottere.

Nuova tecnologia. I sensori di pressione, gli accelerometri e i registratori di suoni sono usati nello studio dei cetacei da almeno 15 anni. Questi strumenti tracciano i movimenti delle balene in tre dimensioni, ma non sempre sono affidabili nel cogliere i dettagli.

Un gruppo di biologi della Hopkins Marine Station ha unito ai comuni sensori di movimento alcune telecamere "a dorso di balena", in modo da avere una visione in soggettiva dei pasti. Con questi strumenti sono state taggate balene di Sudafrica, Patagonia e coste est ed ovest degli Stati Uniti.

sorsi impressionanti. Si è così scoperto che particolari adattamenti anatomici permettono alle balenottere di ingurgitare in pochi secondi un volume d'acqua e di prede superiore a quello del loro stesso corpo. Per una balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) ciò si traduce nell'ingestione di una quantità d'acqua pari a quella di una piscina o di un tipico scuolabus.

L'attimo fuggente. Ma le fauci devono aprirsi al momento giusto, perché la mole di materiale che entra rallenta notevolmente gli animali, provocando, insieme alla fatica per l'immersione anche a 300 metri di profondità, un enorme dispendio energetico.

Così le balene che si nutrono di krill aprono la bocca quando si trovano alla velocità massima (che per la balenottera azzurra è di 4 metri al secondo) e la richiudono una volta tornate a velocità normale. Quelle che mangiano piccoli pesci, come la megattera (Megaptera novaeangliae), cambiano il timing e sprecano più energie per compensare la velocità di fuga dei pesci. Ma spesso i loro pasti sono anche più appaganti e calorici.

Lo studio servirà a perfezionare le strategie di conservazione di questi animali, minacciati dalla scomparsa delle loro fonti di cibo primarie.

25 settembre 2016 Elisabetta Intini
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