Animali

Ascoltate questo verso: è di un insetto che non abbiamo mai udito dal vivo

I ricercatori hanno ricostruito il richiamo di un insetto che... non abbiamo mai udito dal vivo. Forse simile a quello dei suoi antenati che vivevano ai tempi dei dinosauri.

Gli scienziati non hanno mai ascoltato il suono prodotto da Prophalangopsis obscura dal vivo. Di questo insetto, infatti, è noto solo un esemplare maschio portato dal subcontinente indiano nell'800 e conservato al natural History Museum di Londra: la specie fu descritta nel 1869.

Solo due femmine. Da allora nessun individuo è mai stato ascoltato "cantare" in natura: in genere, in questi insetti (dell'ordine degli Ortotteri, a cui appartengono anche grilli e tettigonidi) sono i maschi a cantare, per attirare potenziali partner. Solo nel 2005 in Tibet sono state individuate due femmine appartenenti forse a questa specie, ma non vi è certezza, a causa della differenza tra i due sessi. Ora però un gruppo di ricercatori guidati da Charlie Woodrow della University of Lincoln (Uk) ha ricostruito il suono "perduto" di Prophalangopsis obscura. Su Focus in edicola trovate un articolo dedicato alla ricerca, di cui ci parla qui Charlie Woodrow.

Come fa Prophalangopsis obscura a produrre suoni?
Prophalangopsis obscura è un lontano parente dei tettigonidi (famiglia di insetti a cui appartiene per esempio la cavalletta verde ndr) e produrrebbe quindi i suoni in modo simile a quanto fanno tettigonidi e grilli. In questi insetti, il suono è generato dalle ali anteriori. Mentre le ali vengono mosse insieme, il bordo indurito di un'ala sfrega su una fila di piccoli "denti" sull'altra ala. Questo produce vibrazioni, quando ogni dentino viene toccato. Le vibrazioni sono amplificate da cellule delle ali e si trasformano nel suono udibile nell'ambiente.

Come avete ricostruto il suono che questo insetto produce, partendo da un solo esemplare conservato in un museo?
Abbiamo fatto una scansione delle ali, con un laser, e capito qual è la frequenza su cui le ali sono "sintonizzate". Poi abbiamo studiato l'anatomia dei "dentini" e calcolato a che velocità le ali avrebbero dovuto muoversi. A partire da queste analisi, abbiamo usato un computer per predire il suono che le ali avrebbero generato. Molti aspetti del suono di grilli e tettigonidi possono poi essere dedotti dalla dimensione delle ali e da quelle del corpo dell'insetto.

Quale suono produceva P. obscura? E che cosa ci dice sull'ambiente in cui viveva e forse vive ancora?
Produceva un suono basso, non dissimile dal frinire di un moderno grillo. Molti tettigonidi e altri animali invece producono rapidi ultrasuoni per evitare di essere individuati dai predatori. Quindi questo animale probabilmente vive in un'area senza predatori che possano ascoltare il suo richiamo, in grado di sentirsi a grandi distanze e adatto dunque a un ambiente aperto.

P. obscura è un discendente di insetti che vivevano già nel Giurassico, i Prophalangopsidae. Forse allora nel mondo dei dinosauri si sentivano suoni simili al suo?
L'anatomia delle sue ali è molto simile a quella delle ali dei fossili di Prophalangopsidae risalenti al Giurassico; quindi le ali produrrebbero un suono simile. Dunque sì, richiami simili si sentivano probabilmente al tempo dei dinosauri. Dobbiamo trovare più fossili e applicare la stessa ricostruzione del suono impiegata nel nostro studio, per ricreare quel "paesaggio sonoro" estinto.

Potremo usare la ricostruzione del suono di P. obscura per capire dove vive ancora oggi?
Sì. Un algoritmo potrebbe analizzare in automatico registrazioni eseguite in natura e trovare il suono ricostruito da noi. Tuttavia la sfida è capire dove fare le registrazioni. Basandosi sul ritrovamento recente delle due femmine della specie, pensiamo che la contea di Mêdog in Tibet sarebbe quindi il punto da cui partire.

22 ottobre 2022 Giovanna Camardo
Tag ambiente - animali -
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