Il mondo visto con gli occhi di una vespa

L'insetto vede in formato panoramico e in bassa risoluzione, ma raccoglie le informazioni necessarie per ritrovare la via di casa.

Come appare il mondo agli occhi di una vespa? Un gruppo di ricercatori della Australian National University ha risposto alla domanda nell'ambito di uno studio internazionale il cui scopo era comprendere in che modo la Cerceris australis, una specie di vespa che nidifica nel suolo, riesca a imparare la strada per "tornare a casa" una volta abbandonato il proprio nido.

 

Gli scienziati hanno replicato la vista della vespa utilizzando un set di telecamere ad alta velocità e lenti a bassa risoluzione (vedi video in apertura), ed ha poi verificato i dati di volo dell'insetto con un modello informatico.

 

 

Casa dolce casa. Quando la Cerceris australis va in cerca di cibo deve preoccuparsi di non smarrire la via del ritorno: diverse variabili, tra cui vento e pioggia, possono mutare l'aspetto dell'ambiente, rendendo introvabile il punto di accesso alla colonia. La vespa ha però le sue strategie per non smarrirsi: quando esce dal nido, appena in aria vola intorno compiendo degli archi, così da memorizzare il panorama esterno.

 

Gli scienziati ipotizzano che questo metodo consenta alla vespa di costruire una sorta di "album dei ricordi", da cui pescare le immagini necessarie per il volo di ritorno.

 

Robot intelligenti. I voli di orientamento di vespe e api sono noti, tuttavia Zeil e colleghi sono andati oltre, replicando le osservazioni empiriche con telecamere 3D per simulare la visione panoramica (ma poco definita) dell'insetto durante il processo di apprendimento. Gli scienziati hanno poi programmato un modello informatico con i dati ricavati da un volo di orientamento reale, riuscendo a guidare verso casa una vespa virtuale.

 

I risultati dello studio, pubblicati su Current Biology, potrebbero aiutare lo sviluppo di droni autonomi, capaci di spostarsi in modo sicuro senza bisogno di costose telecamere ad alta risoluzione.

 

20 Febbraio 2016 | Davide Decaroli