Animali

Il mistero del collo del Tanystropheus

Il Tanystropheus, un rettile di 250 milioni di anni fa, aveva un collo lungo tre volte il suo corpo, in apparenza inadatto a fare qualunque cosa.

Scoperto per la prima volta nel 1886 dal paleontologo italiano Francesco Bassani, il Tanystropheus è un rettile vissuto durante il Triassico (circa 250 milioni di anni fa) che ha finora rappresentato uno dei grandi misteri della paleontologia. I suoi resti, che si ritrovano ovunque nel mondo, nei pressi di zone acquatiche, mostrano una caratteristica apparentemente inspiegabile dell'animale: un collo lunghissimo, lungo quanto il corpo e la coda messi insieme e troppo pesante, in teoria, per essere portato in giro - ecco perché si discute da quasi un secolo di come facesse il tanistrofeo a vivere. Ora uno studio pubblicato su Current Biology propone una risposta.

La storia del collo impossibile. Il tanistrofeo era un protosauro lungo anche sei metri: due erano di coda, uno di corpo e tre di collo. I suoi fossili sono noti dalla fine dell'Ottocento, ma le prime ricostruzioni accurate della sua anatomia risalgono agli anni Ottanta: è in quel periodo che si scoprì che l'animale non aveva una muscolatura abbastanza potente da poter sollevare il collo. Nacque così l'idea che tanistrofeo potesse essere un animale acquatico, ipotesi messa in discussione nel 2005 dal paleontologo italiano Silvio Renesto, secondo il quale alcune caratteristiche fisiche dell'animale, per esempio la forma della coda e delle zampe, non erano compatibili con il nuoto. Infine, nel 2015 si scoprì che le vertebre del collo di tanistrofeo non sono di osso pieno, ma sono cave, cosa che lo rendeva particolarmente leggero: ecco perché una parte della comunità scientifica si convinse che il tanistrofeo fosse un animale di terra.

La risposta definitiva. Il nuovo studio, coordinato da Stephan Spiekman (Università di Zurigo), e a cui ha partecipato Stefania Nosotti (Museo Civico di Storia Naturale di Milano), sembra aver messo la parola fine sulla questione. Il team di ricerca ha analizzato le ossa del cranio di un esemplare fossile sottoponendole a TAC, e costruendo poi un modello 3D della testa dell'animale. Così facendo gli scienziati hanno scoperto che il tanistrofeo aveva una serie di caratteristiche incompatibili con la vita terrestre: la più evidente è il fatto che le narici dell'animale si trovavano in alto e non in posizione frontale, per facilitargli la respirazione a pelo d'acqua. Questo conferma che anche il suo collo lunghissimo era "pensato" per una vita subacquea e che «non aveva senso sulla terraferma», come spiega uno degli autori dello studio, Olivier Rieppel, che sostiene anche che il collo potesse essere un'arma, sott'acqua: secondo lo scienziato, l'animale si nascondeva tra le piante del fondale e usava il collo come una frusta per tendere imboscate alle sue prede.

22 agosto 2020 Gabriele Ferrari
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