Il dialetto inconfondibile dei lupi

Gli ululati di ciascuna specie hanno caratteristiche specifiche e ben distinguibili: come i dialetti regionali umani o i fischi dei delfini. Una scoperta utile per la conservazione di questi animali.

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Due lupi grigi europei (Canis lupus) intenti ad ululare nel proprio dialetto. | Eric Baccega/Nature Picture Library/contrasto

Gli ululati dei lupi variano in modo caratteristico in base alla specie di appartenenza: in natura, diverse specie di lupi comunicano usando un "dialetto" specifico, con frequenza e modulazione caratteristiche. Un dato che potrebbe risultare di grande importanza negli studi sulla distribuzione e la conservazione di questi animali.

 

È quanto emerge dal più ampio studio quantitativo sugli ululati dei canidi (lupi ma anche coyote, sciacalli e cani domestici) mai compiuto finora, il primo a sfruttare un algoritmo e tecniche di machine learning per la classificazione dei versi di questi animali.

 

A ognuno il suo. Un'equipe di ricercatori guidati Arik Kershenbaum, zoologo dell'Università of Cambridge (Inghilterra) ha analizzato più di 2.000 diversi ululati di canidi selvatici o in cattività raggruppandoli in 21 diverse tipologie, basate su intonazione e oscillazione melodica. Le analisi del software, più rigorose e scientifiche delle passate analisi "a orecchio", hanno stabilito che la frequenza del tipo di ululati utilizzati - da quelli piatti a quelli molto modulati - è una sorta di "firma vocale" di ciascuna specie canide, o sottospecie di lupo, studiata.

 

La stessa "musica". In pratica, ogni specie di canide utilizza con maggiore facilità specifiche tipologie di ululato, un vero e proprio dialetto, non molto diverso dai "fischi firma" dei delfini. Nei lupi che vivono liberi in natura le peculiarità sono piuttosto marcate. Per esempio, il repertorio di ululati del lupo grigio (Canis lupus) è cupo, con guaiti piatti e profondi; quello del lupo rosso (Canis lupus rufus), seriamente minacciato di estinzione, è più melodico e acuto.

 

Applicazioni. Lo studio delle diverse tipologie di comunicazione in animali tassonomicamente diversi da noi, ma che condividono con l'uomo l'organizzazione sociale e il comportamento cooperativo, potrebbe aiutare a comprendere meglio le prime fasi dell'evoluzione del linguaggio umano. Lo studio potrebbe risultare molto utile anche nei programmi di salvaguardia e reintroduzione delle specie di canidi più a rischio.

 

Linguaggi simili. Emblematico è il caso dei lupi rossi, condotti sull'orlo dell'estinzione da una caccia di massa nella metà del 20esimo secolo. Un massiccio programma di reintroduzione della specie voluto dal governo statunitense non ha dato buoni frutti, in parte perché questi canidi si accoppiano con i coyote, generando specie ibride.

 

L'analisi degli ululati ha evidenziato che il repertorio di versi di lupi rossi e coyote in gran parte coincide: entrambi prediligono suoni modulati e "lamentosi". Questo potrebbe aver favorito gli incroci tra le due specie; conoscere le più lievi sfumature vocali potrebbe aiutare a tenerle divise.

 

9 febbraio 2016 | Elisabetta Intini